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Il pianeta in fiamme

di
Gianfranco Franchi

George Monbiot
Calore!
Longanesi 2007, pp. 377, euro 18,60

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“Calore!” (Heat: How To Stop The Planet Burning) di George Monbiot, giornalista, ambientalista e attivista politico inglese, firma di punta del “The Guardian”, premio Global 500 (Onu) per il suo impegno a favore dell’ambiente è un manifesto programmatico e un libro di denuncia: catastrofico, violento, lucido e credibile. Argomento, il riscaldamento globale: la concentrazione di anidride carbonica si direbbe senza precedenti, il suo aumento sembrerebbe vertiginoso, per via anche – a quanto pare – dello straordinario consumo di combustibili fossili da parte delle società più avanzate. Un ritmo “superiore rispetto a qualsiasi altro periodo negli ultimi 20.000 anni. L’unico motivo per cui si può essere accumulata tanto rapidamente è l’intervento umano: viene prodotta dalla combustione del petrolio, del carbone e del gas oltre che dalla forestazione, mentre il metano viene rilasciato dalle fattorie, dalle miniere di carbone e dalle discariche” (p. 24). Il consumo di carbone nel Regno Unito nell’intero 1585 equivale infatti a quanto ne viene oggi usato in mezzora.

Effetti? Il rischio è un intollerabile aumento della temperatura sino a 10-11 gradi. Basterebbe aumentasse di sei gradi per restituirci un’esperienza vecchia 251 milioni di anni, quella del Permiano, quando svanì il novanta per cento delle specie (cfr. p. 36 e ss.), e la “produttività” del mondo crollò.

Monbiot, qualche anno fa, riteneva che non se avessimo ridotto i gas serra dell’80 per cento, il pianeta sarebbe andato incontro a un rapido e drastico surriscaldamento: oggi aggiorna il dato al 90 per cento. In questo libro, chiaramente apocalittico, lo scrittore inglese ribadisce che viviamo a un passo dalla catastrofe ecologica: dobbiamo batterci perché le temperature medie globali non superino di oltre i 2 gradi i valori preindustriali. Mancano 1,4 gradi.

Per questo, propone una combinazione di efficienza energetica e nuove tecnologie per ridurre del 90 per cento le emissioni mantenendo almeno luci e riscaldamento nelle nostre case (p. 192: pannelli solari e non solo…): per questo, analizza ogni contesto della vita umana – case, strade, trasporti aerei – proponendo soluzioni interessanti e innovative. Avvertendo dei rischi del nucleare (p. 130), del disastro climatico figlio dei costosissimi viaggi in aereo e dalle alte velocità (“se volate, distruggete la vita degli altri”, p. 253), parlando delle tre parole magiche, perché naturali: vento, onde, sole. Ricordandoci, per esempio, che l’energia solare che potrebbe essere “raccolta” nel Sahara potrebbe fornire elettricità all’intera Europa.

Parlando dell’idrogeno, poi, e del progetto dell’Internet dell’energia, suggerisce un viatico affascinante: “L’Internet dell’energia produce piccole quantità di energia ovunque. Invece di utilizzare cavi di trasmissione a lunga distanza, non fa altro che collegare tra loro centinaia di microgeneratori all’interno di una rete di distribuzione locale. Con l’aiuto di un nuovo genere di azienda elettrica, le persone acquistano l’elettricità e il calore da minuscole centrali costruite per servire i loro complessi edilizi oppure, di fatto, gli uni dagli altri. La rete locale dovrebbe essere più o meno autosufficiente, ma collegata ad altre reti locali per aumentarne la sicurezza” (p. 171).

Diverse multinazionali (Exxon, magari tramite il negazionista JunkScience.com, Philip Morris) hanno avviato campagne di controinformazione spesso fondate su articoli di dubbia scientificità ma paradossale massima circolazione, per dimostrare tesi opposte e tutelare i propri interessi: Monbiot ribadisce che dobbiamo informarci tramite quelle riviste, come “Science” e “Nature”, che pubblicano articoli sottoposti a peer review. E insiste: dobbiamo entrare in azione. L’informazione e la propaganda via web non sono sufficienti. Per questo, è necessario non fondare nuove organizzazioni, ma aiutare quelle già esistenti. Il libro ne elenca diverse.

L’autore evidenzia l’ipocrisia di quegli ambientalisti estranei alla coerenza tra teoria e azione: è necessario cambiare stile di vita, per contribuire al cambiamento. Ricordando che non sempre ciò che è piacevole è valido.

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