Luigi Luca Cavalli-Sforza, Antonio Moroni e Gianna Zei
Consanguinity, Inbreeding, and Genetic Drift in Italy
Princeton University Press, 2004
pp.315, euro 36,49
Il prete e i genetisti sono i protagonisti di questa ricerca che affonda le radici negli anni Cinquanta, nell’Italia della trasformazione da nazione contadina a paese industrializzato. Cavalli-Sforza era allora un giovane genetista della scuola di Pavia, che insegnava a Parma. Tra i suoi studenti Antonio Moroni, sacerdote. Moroni gli raccontò dei registri parrocchiali che potevano diventare strumenti per la genetica di popolazione italiana. Infatti, la burocrazia ecclesiastica tiene traccia di tutto ciò che accade nel suo gregge di anime, e in particolare vi sono i registri che riguardano le richieste di matrimonio tra consanguinei, un evento permesso solo a determinate condizioni: le cosiddette dispense matrimoniali, concesse gratuitamente o a pagamento. Le autorità della Chiesa diedero il permesso di andare a frugare nelle memorie delle diocesi, dando accesso quindi a un immenso database che ha consentito di studiare l’evoluzione demografica della popolazione italiana. I dati statistici sono stati poi messi in relazione con alcuni aspetti genetici, per esempio i gruppi sanguigni (negli anni Cinquanta uno dei pochi tratti genetici noti e studiabili) e il cromosoma Y ereditato per via paterna, e caratteristiche socioculturali, come i cognomi che identificano gruppi familiari, raccolti da diverse fonti.Il volume raccoglie per la prima volta tutti i risultati di questo studio. Limitato in origine alla valle del Parma, si è poi esteso negli anni a tutta l’Italia, grazie alla maggiore potenza di calcolo e alle nuove tecnologie disponibili. Basti pensare che all’inizio tutti i dati raccolti venivano poi trasformati in nastri magnetici e schede perforate, mentre oggi in pochissimo tempo è possibile disporre e elaborare montagne di informazioni provenienti da diverse parti (per esempio tramite gli elenchi telefonici e i censimenti Istat). Lo studio ricostruisce dunque, utilizzando l’Italia come “case study”, la storia delle popolazioni umane secondo diverse prospettive. La consanguineità è infatti il risultato di diversi fattori – culturali, sociali e economici – ma ha conseguenze biologiche e genetiche, aumentando per esempio la frequenza di alcune patologie ereditarie. Si possono quindi studiare anche i modelli di deriva genetica, cioè le dinamiche che le popolazioni seguono quando vanno incontro all’isolamento, dovute a una selezione pressoché casuale del campione statistico. È possibile quindi mettere in parallelo evoluzione culturale e biologica della popolazione di modo che le due si sommino e colmino le reciproche carenze. Cavalli-Sforza è d’altra parte da molti anni uno dei più noti fautori di questo tipo di ricerche.Proprio l’aspetto metodologico è quello più interessante di questa ricerca. Gli autori infatti analizzano e utilizzano praticamente tutti gli strumenti a disposizione della genetica di popolazione, fornendo un quadro chiaro e molto approfondito degli aspetti quantitativi delle dinamiche demografiche in relazione alla biologia dei gruppi umani.





