Zucchero o dolcificante? La risposta non è sulla punta della lingua

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Una bustina di dolcificante nel caffè, al posto dello zucchero, può ingannare le nostre papille gustative, ma la pancia no. Per la pancia contano le calorie fornite dai cibi, non il sapore, e se i conti non tornano, se l’apporto energetico non è congruo, avvisa il cervello di scatenare la fame (motivo per cui i dolcificanti non sono di grande aiuto per perdere peso). Per lo stesso motivo, potendo scegliere tra zucchero o dolcificante, i topi (e anche noi) preferiscono il primo, disdegnando il surrogato. Ma se a guidarli non sono le papille gustative, allora che cos’è? La pancia: una ricerca pubblicata su Nature dal team di Charles Zuker della Columbia University dimostra che la preferenza per lo zucchero al posto di un dolcificante è determinata da stimoli che partono dall’intestino e raggiungono alcuni neuroni del cervello. Un nuovo tassello nel complicato puzzle della relazione tra intestino e cervello.

Perché piace più lo zucchero del dolcificante?

La sfida tra zucchero e dolcificanti artificiali parte dalla loro composizione chimica. Mentre il primo contiene glucosio (il comune saccarosio che utilizziamo per il caffè è un composto di glucosio e fruttosio) e garantisce un discreto apporto calorico, i secondi non contengono né glucosiocalorie.

Da tempo i ricercatori cercano di capire fin dove si spinge la differenza tra zucchero e dolcificanti studiando il comportamento dei topi, che hanno una sensibilità al glucosio contenuto nello zucchero simile a quella umana. Alcuni studi hanno mostrato, per esempio, che l’uso dei dolcificanti non aiuta a dimagrire perché il cervello si accorge dell’inganno e ci fa mangiare di più, e di preferenza cibi ipercalorici, per ristabilire l’equilibrio energetico.

Nel 2008 uno studio aveva svelato che, anche se privati del gusto del dolce, i topi se possono scegliere preferiscono lo zucchero rispetto ai dolcificanti. Come mai, si sono chiesti i ricercatori? E come fanno a distinguerli, visto che sono incapaci di percepirne il gusto? Evidentemente le papille gustative non c’entrano. Lo studio di oggi punta il dito sul cervello, e in particolare su un’area molto primitiva e in diretta comunicazione con l’intestino.

Glucosio, la prova del topo

Nel corso del nuovo studio i topi, che potevano scegliere tra una soluzione di acqua e glucosio e una di acqua e dolcificante (Acesulfame K), nel giro di un paio di giorni sviluppavano una preferenza decisa per la soluzione zuccherina. Per capire se il comportamento fosse dettato dal maggior contenuto calorico dello zucchero, in un successivo esperimento, questo è stato sostituito con una sostanza a base di glucosio, tuttavia, non metabolizzabile. Ma i topi la hanno comunque prediletta rispetto al dolcificante artificiale. Evidentemente, hanno pensato i ricercatori, la preferenza per il glucosio non dipende dal suo sapore, dall’attività delle papille gustative, ma da qualcos’altro. Ma cosa?

La linea diretta tra intestino e cervello

Continuando a indagare, i ricercatori hanno scoperto che l’assunzione di zucchero provoca l’attivazione di alcune aree nel cervello dei topi, in particolare di alcuni neuroni situati nel midollo allungato del tronco encefalico e nel nucleo del tratto solitario in posizione caudale (cNST). Questa parte del cervello è una delle più antiche e primitive ed è direttamente collegata all’intestino tramite il nervo vago. Zuker e il suo team, quindi, hanno provato a registrare gli stimoli che arrivavano al cervello a seguito dell’iniezione diretta di zucchero nell’intestino dei topi. In linea con quanto previsto, l’area del cNST si attivava: il cervello riceveva stimoli indipendentemente dalle papille gustative.

Se, invece, il nervo vago non era funzionante i topi non mostravano nessuna preferenza, optando indifferentemente per lo zucchero o per il dolcificante: la conferma dell’esistenza di un canale diretto di comunicazione tra intestino e cervello ipotizzata dai ricercatori. ll nervo vago, dunque, recapita un segnale al cervello quando le molecole di glucosio (o simili) arrivano nell’intestino.

Un doppio sistema per i cibi ricchi di zucchero

Rivelando le basi neurali della preferenza per lo zucchero, lo studio di Zucker e colleghi conferma l’esistenza di un doppio sistema di controllo nei confronti di alimenti ricchi di zucchero: uno a livello delle papille gustative e uno lungo l’asse di comunicazione tra intestino e cervello.

“Dobbiamo separare il concetto di dolce da quello di zucchero. Il dolce ha a che fare con il piacere, il gusto, lo zucchero con qualcosa che si desidera “, ha commentato Zuker. E ci aiuta a capire perché i dolciumi in versione dietetica, fatti con dolcificanti, non siano poi così appetibili come quelli originali, fatti con gli zuccheri “veri” , coome saccarosio e il glucosio o il fruttosio.

In cerca di sostituti dello zucchero, per il cervello

Lo zucchero è una fonte energetica fondamentale per tutti gli animali, è legato al fabbisogno nutrizionale sì, ma è anche strettamente connesso alle sensazioni di piacere e ricompensa. E ne consumiamo mediamente molto più di quanto consigliato (per gli zuccheri l’Oms raccomanda di non superare i 25 grammi al giorno). La nuova scoperta, secondo Zuker, potrà aiutare a sviluppare nuove strategie per limitare il consumo eccessivo di zuccheri e trovare magari possibili sostituti, graditi al cervello ma con meno rischi per la salute.

Riferimenti: Nature

Credits immagine: Mae Mu on Unsplash