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Intuizione e razionalità

di
Andrea Capocci

Carlo Bernardini
Prima lezione di Fisica
Laterza 2007, pp 148, euro 10,00

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Convincere qualcuno a studiare la fisica non è facile. Di solito, si sfrutta il fascino immediato della scoperta, celando le fatiche che essa comporta. Bernardini, invece, non vuole vendere il prodotto a tutti i costi: già docente – temuto, da noi che eravamo suoi studenti – di Metodi Matematici della Fisica a “La Sapienza” di Roma, oggi mostra al lettore tutti i rischi di una simile avventura intellettuale, oltre alle potenziali soddisfazioni. Sin dal primo esame universitario, spiega, apprendimento e ricerca si intrecciano. Lo studente non si limita a imparare, ma “scopre” nel vero senso della parola, ripercorrendo i passi dei grandi scienziati del passato. E se non tutto gli è chiaro non deve impuntarsi, perché “spesso si capisce più avanti”: palla lunga e pedalare.

Questa “prima lezione di fisica” edita da Laterza descrive gli strumenti della conoscenza con cui uno studente deve familiarizzare da subito e di cui non potrà più fare a meno per tutta la carriera accademica: le congetture, gli “ordini di grandezza”, la difficoltà di semplificare. Maneggiare tali arnesi è indispensabile per affrontare i problemi classici come le leggi della gravità o l’oscillatore armonico. Problemi forse semplici, ma niente affatto “facili”: ci è voluta l’intuizione di Newton e soci per descriverli in un linguaggio che oggi ci permette di comprenderli a fondo e di insegnarli. Un corso di fisica, dunque, deve trasmettere quell’atteggiamento mentale, prima che quelle nozioni. Insegnare l’intuizione che precede le grandi scoperte, così simile per immaginazione alla creazione artistica, è più difficile.

Nelle digressioni che punteggiano la “lezione”, Bernardini auspica che la stessa razionalità contagi anche il resto della società, sempre più spesso chiamata a decidere collettivamente l’uso e i limiti di tecnologie e conoscenze. Ma la partecipazione sociale si affida a una sbrigativa divulgazione del dibattito scientifico, che lascia l’opinione pubblica alla mercè di entusiasmi e paranoie a buon mercato. Si spiegano così gli oscurantismi, floridi persino nell’odierna società high tech in cui gli scienziati partecipano ai talk show televisivi e qualche volta li conducono pure. L’autore ricorre spesso alle biografie di ricercatori poco noti – l’ebrea tedesca Emmy Noether, il mugnaio inglese Robert Green – per restituire la scienza alle contraddizioni del suo contesto storico. La difficile convivenza delle “due culture”, quella scientifica e quella umanistica, è un vecchio pallino del fisico leccese, che non si è mai sottratto al dibattito e all’impegno civile: senatore negli anni Settanta, antimilitarista e nuclearista convinto, anche Bernardini ci è sempre stato stretto, nella torre d’avorio.

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