La creatività viaggia sulle onde alfa

Per ragionare fuori dagli schemi il cervello deve inibire il pensiero abitudinario, e cercare nuovi punti di vista e connessioni meno immediate. A renderlo possibile sono le onde alfa, particolarmente attive nel lobo temporale destro quando pensiamo in modo creativo

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Dove nasce la creatività? Cosa ci permette di pensare fuori dagli schermi, e trovare nuove soluzioni a vecchi problemi? La risposta potrebbe risiedere, almeno in parte, nelle onde alfa: un tipo di onde cerebrali che agisce sul lobo temporale del nostro cervello per inibire le associazioni più note, i modi di ragionare assodati, e dare così spazio a nuove idee e soluzioni creative. La scoperta arriva dalla Queen Mary University di Londra, ed è stata descritta in un articolo appena pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences.

La creatività è andare oltre l’esperienza

La creatività, è evidente, può prendere molte forme. In questo caso, quello di cui si occupano i ricercatori inglesi è studiare la creatività in ambito cognitivo. Un processo di problem solving che può essere di due tipi: la capacità di produrre nuove idee attraverso una sorta di brainstorming (il cosiddetto pensiero divergente) e quella di trovare una singola nuova soluzione a un problema, la più adatta evidentemente (il pensiero convergente), pensando fuori dagli schemi.

“Se ci troviamo a ragionare su un utilizzo alternativo per un bicchiere, la prima cosa che dobbiamo fare è inibire le esperienze passate che ci dicono che si tratta di un contenitore per i liquidi”, spiega Caroline Di Bernardi Luft, ricercatrice della Queen Mary University che ha coordinato il nuovo studio. Diverse ricerche hanno infatti dimostrato che la creatività nasce proprio dalla capacità di allontanare le connessioni più immediate, frutto dell’esperienza, per lasciare la mente libera di esplorarne di nuove e meno immediate. Ma come ci riusciamo? E perché alcuni di noi ci riescono meglio di altri? Per scoprirlo, Di Bernardi e il suo team hanno monitorato l’attività del cervello umano mentre è alle prese con il ragionamento creativo, nella speranza di individuare i meccanismi cerebrali coinvolti.

Una questione di onde cerebrali

La ricerca ha coinvolto una serie di volontari, a cui nel corso di diversi esperimenti è stato chiesto di risolvere alcuni test di creatività, mentre i ricercatori osservavano l’attività elettrica del loro cervello. Parliamo di operazioni creative tutto sommato comuni come quelle coinvolte nel Remote associate test, in cui si chiede di partire da tre parole, apparentemente prive di somiglianze di significato, e trovarne una quarta che abbia qualcosa in comune con tutte le precedenti. Per farlo – spiegano i ricercatori – il nostro cervello deve partire dalle associazioni semantiche più immediate (e frequenti), e via via allontanarsene. Per esempio: partendo dalla parola “gatto” si passa a “cane”, per poi proseguire con “animale”, “cucciolo”, “uomo”, “persone”,  arrivando infine a “famiglia”. Nulla di nuovo, ma cosa accade nel cervello durante questa sequenza di associazioni? Guardando all’elettroencefalogramma dei partecipanti i ricercatori si sono accorti di una strana attività delle onde alfa, particolarmente concentrata nell’area temporale destra del cervello. E tanto più intensa quanto più i soggetti erano creativi. Ma è realmente questa la fonte della creatività? Non restava che scoprirlo con un nuovo esperimento.

L’interruttore della creatività

Oggi la tecnologia oggi permette di influire sull’attività elettrica del cervello umano dall’esterno, senza alcun rischio per la salute. È una tecnica definita stimolazione transcranica a corrente alternata, e utilizzandola i ricercatori inglesi hanno potuto indurre artificialmente l’aumento di onde alfa nel cervello dei partecipanti. Risultato? I punteggi nei test di creatività sono migliorati notevolmente. In qualche modo, l’attività delle onde alfa deve quindi essere in grado di inibire il ragionamento su soluzioni ovvie e associazioni abituali, stimolando la nascita di idee e pensieri creativi. È presto per dire come ci riescano – ammette Di Bernardi – e non è chiaro quali altri processi cognitivi siano coinvolti nella genesi del pensiero creativo. La ricerca comunque procede spedita, e Di Bernardi non fa mistero di immaginare un futuro in cui sarà possibile creare dispositivi portatili in grado di potenziare la nostra creatività, monitorando l’attività elettrica del cervello, e stimolando la produzione di onde alfa al momento più appropriato.

Riferimenti: Pnas


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