Jacques PohierLa morte opportuna. I diritti dei viventi sulla fine della loro vitaAvverbi, 2004pp. 288, euro 14,00“Quale che sia la nostra concezione della vita e della morte occorre far sì che la morte diventi opportuna” scrive Jacques Pohier riflettendo sull’eutanasia e sul diritto a una conclusione dignitosa dell’esistenza. L’ex domenicano francese, consegna alle pagine del suo libro “La mort opportune” (1998) ora edito in Italia da Avverbi, l’esperienza ventennale maturata nella federazione francese dell’Admd, associazione che rivendica il diritto a una morte “opportuna”.Ma quando la morte, spesso presentata come il peggiore dei mali, può dirsi opportuna? Secondo Pohier dobbiamo imparare a concepire la fine della nostra esistenza come un momento altrettanto naturale quanto la nascita, ma a differenza di quest’ultima, sempre involontaria, riconoscere alle persone malate o colpite da gravi invalidità o logorate dalla vecchiaia il diritto di scegliere quando e come morire. L’attuale legislazione, invece, in Francia, così come nella maggior parte dei paesi europei, condanna l’eutanasia come reato e punisce, anche se con minor rigore, chi aiuta una persona a togliersi la vita. L’autore non esita a denunciare lo scollamento esistente tra la società e i suoi rappresentanti: l’86 per cento dei cittadini francesi è favorevole alla depenalizzazione dell’eutanasia, afferma, ma solo una ventina di deputati sono pronti a sostenere un disegno di legge che la consenta.Lo scritto quindi, oltre a raccogliere una riflessione di carattere culturale e filosofico sul senso della morte nel mondo occidentale, si addentra anche nelle problematiche di carattere più strettamente legislativo e tecnico illustrando le differenze esistenti tra eutanasia e suicidio assistito. La prima prevede un intervento del medico per somministrare i farmaci necessari alla morte, mentre nel secondo caso è il malato che da sé si procura la morte, mentre il supporto esterno è minimo. Per non lasciare ad altri scelte cruciali i soci dell’Admd sono invitati a redigere e portare sempre con sé il “testamento biologico”, dove l’interessato si esprime su terapia del dolore, rifiuto dell’accanimento terapeutico e diritto all’eutanasia volontaria, gli elementi principali del programma dell’associazione.La traduzione, curata da Mario Botto, aderente a Exit Italia, diramazione nazionale dell’Admd, propone in note a piè di pagina gli elementi indispensabili al lettore per inquadrare da un punto di vista normativo il caso italiano, avvicinando così il dibattito al lettore. Tuttavia quello legislativo è un aspetto importante del problema, ma non lo esaurisce perché la massima attenzione va alle vicende individuali, alle storie degli uomini e delle donne che per ragioni diverse hanno scelto per la morte un momento opportuno, ma non coincidente con il suo termine naturale. L’etica, infatti, per Pohier non può mai prescindere dall’osservazione dei comportamenti effettivi, ma proprio da questi deve prendere le mosse.E la com-passione, l’attitudine empatica per la morte che, come Pohier sottolinea, tutti ci accomuna emerge con toccante intensità nella parte conclusiva del libro.Qui l’autore racconta cinque casi di suicidio assistito, le morti opportune di Simon Cruchon, dei coniugi Brunet, di Madame X e della signora Opposité, tutti membri dell’Admd, tutti consegnati al loro destino dall’abbraccio partecipe e commosso dell’autore. “Ho imparato dalle persone che ho aiutato a morire, erano persone comuni, ma la loro fine è stata davvero dolce”. Eppure il gesto di Pohiers è per la legge del suo paese un vero e proprio reato. Ma qual è il crimine?





