La sonda Rosetta si è schiantata sulla “sua” cometa

Rosetta
(Immagine: ESA/ATG medialab)
Rosetta
(Immagine: ESA/ATG medialab)

Rosetta addio. La sonda dell’Agenzia spaziale europea (Esa), dopo 12 anni di onorato servizio – durante i quali è decollata dalla Terra, ha raggiunto una cometa lontanissima, vi ha sganciato sopra un lander e ha continuato a monitorarla da vicino – ha appena terminato il suo viaggio, schiantandosi, come da programma, intorno alle 13:23 (ora italiana) del 30 settembre sul suolo della sua compagna, la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. Per la precisione, spiegano dall’Esa, si è trattato di un impatto controllato, nel senso che la manovra finale della sonda è stata attentamente monitorata dal controllo missione a Terra.

In particolare, la sonda è accometata su Ma’at, una regione vicina alla testa della cometa, a forma di paperella, densa di gole larghe 100 metri e profonde circa 50, e da lì ha inviato le sue ultime preziose informazioni alla Terra, che consentiranno agli scienziati di avere ulteriori dati per comprendere le dinamiche dell’origine e dell’evoluzione del corpo celeste. Tanto orgoglio ed entusiasmo, com’è naturale, da parte di tutti quelli che hanno partecipato alla missione: “Rosetta è stata concepita a metà degli anni ‘80”, ha spiegato Andrea Accomazzo, direttore di volo della sonda. “Ed è stata una missione estremamente complessa: abbiamo dovuto fronteggiare, per esempio, il problema di raggiungere un corpo celeste così lontano, per non parlare del fatto che la sonda si è dovuta muovere in ambienti estremamente diversi tra loro, prima molto lontani e poi molto vicini al Sole. Siamo i primi – e finora gli unici – ad aver portato a termine una missione così complessa: è un successo non solo per l’Esa, ma per tutta l’umanità”.

Rosetta - Ultima
L’ultima immagine scattata dalla sonda Rosetta, durante la fase di discesa, a circa 5,8 chilometri dalla superficie della cometa (Immagine: ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA)

Anche Roberto Battiston, presidente dell’Agenzia spaziale italiana, si è unito al coro: “Finalmente Philae e Rosetta sono di nuovo assieme sulla loro cometa per iniziare il viaggio che li porterà a diventare parte del nostro Sistema solare. Un giorno, magari, saranno ritrovate da qualche turista spaziale. È stata un’avventura bellissima, che ha portato risultati eccezionali: la pubblicazione di migliaia di lavori scientifici, il miglioramento della comprensione delle dinamiche di formazione delle comete, l’accumulo di grandi quantità di dati su composizione e struttura di 67P. Rosetta è stata una missione paragonabile a quella di Ulisse, in cui ci si sono posti degli obiettivi apparentemente insormontabili che si sono poi raggiunti e superati con pazienza, tecnologia e intelligenza”.

L’Italia può andare particolarmente fiera del suo ruolo nella riuscita della missione: diversi strumenti a bordo di Rosetta e di Philae, infatti, erano di manifattura totalmente o parzialmente nostrana. Tra questi, lo spettrometro Virtis, che misura la componente infrarossa della luce, Giada, uno strumento per analizzare i granuli presenti nella coda della cometa, Osiris, uno spettrometro ottico avanzato. E ancora il software del trapano di Philae, progettato da Leonardo-Finmeccanica: “La trivella ha fatto egregiamente il suo lavoro, anche se purtroppo Philae non è atterrata dove ci saremmo aspettati”, ci ha spiegato Patrizia Bologna, responsabile in Leonardo del software del driller a bordo del lander. “Ci siamo dovuti misurare con la grande complessità di dover programmare un software e uno strumento che avrebbe dovuto funzionare nello Spazio, cosa ovviamente molto diversa rispetto alle operazioni che si compiono sulla Terra. Il software, in particolare, pesa appena 50 kilobyte di memoria: in missioni di questo tipo bisogna mettere a punto strumenti semplici, funzionali, facili da manutenere e soprattutto privi di bug. Lo abbiamo testato in ambienti molto simili a quelli della cometa, e siamo sempre stati convinti che avrebbe funzionato. Come in effetti è stato”. Peccato solo per l’atterraggio sfortunato di Philae, per effetto del quale il trapano non è penetrato dove ci si aspettava che lo facesse.

Ripercorriamo velocemente le tappe principali della missione: la sonda decollò il 2 marzo 2004, oltre un anno dopo la data di partenza prevista a causa di problemi con Ariane 5, il lanciatore Esa che doveva portare Rosetta nello Spazio. Poia, il lunghissimo viaggio, con diversi flyby (ovvero sorvoli ravvicinati) di due asteroidi (2867 Steins nel 2008 e 21 Lutetia nel 2010) e di Marte, da cui ha ricevuto anche un calcio gravitazionale. Nel giugno 2011, la sonda è entrata in uno stato di ibernazione profonda, da cui è emersa il 20 gennaio 2014. Il 6 agosto dello stesso anno, Rosetta è arrivata in prossimità della cometa, dove il 12 novembre ha rilasciato il lander Philae – protagonista purtroppo, come vi abbiamo raccontato, di un atterraggio un po’ rocambolesco. Nei mesi successivi, Rosetta ha continuato a monitorare la cometa, scoprendo finalmente la posizione di Philae sulla superficie e preparandosi al rendez-vous ravvicinato del 30 settembre. Da oggi, continua a viaggiare insieme alla cometa: godspeed, Rosetta.

Via: Wired.it

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