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L’altra metà della stella di Tycho

di
Michele Catanzaro

L’11 novembre 1572 l’astronomo Tycho Brahe notò una stella che nessuno aveva mai visto prima, e la visione scientifica dell’universo cominciò a cambiare. L’apparizione di una “stella nuova” infatti, smentì definitivamente l’idea che il cielo fosse immutabile, e scatenò buona parte delle riflessioni alla base della rivoluzione scientifica. Oggi, più di 400 anni dopo, gli eredi di Tycho tornano sulla scena del delitto.Un gruppo internazionale di astronomi, diretto da Pilar Ruiz-Lapuente dell’Università di Barcellona, ha individuato quel che resta dell’antica esplosione. E ha chiarito, servendosi di questo risultato, una questione assai dibattuta nell’astrofisica contemporanea, pubblicando il risultato su Nature. “Si sa da tempo che quella che osservò Tycho fu una supernova”, spiega Pilar Ruiz, “ovvero l’esplosione di una stella. Le supernove possono brillare come migliaia di milioni di stelle. I resti della stella progenitrice vengono lanciati in tutte le direzioni e formano una nebulosa, che è quel che resta quando l’esplosione cessa”. Ed è proprio scrutando questa nebulosa che gli astronomi hanno scoperto qualcosa di particolare. Infatti le immagini raccolte dal telescopio Hubble nell’arco di sette anni, hanno rivelato la presenza di una stella in fuga a una velocità tre volte più grande di quelle che la circondano. A questa stella i ricercatori imputano l’esplosione osservata da Tycho. “Questa osservazione”, spiega Ruiz-Lapuente, “conferma che la supernova di Tycho fa parte di quelle che denominiamo ‘I-a’, e conferma la teoria più accreditata riguardo queste ultime”. Infatti, mentre le supernove di tipo “II” sono formate da una sola stella, che esplode perché enormemente massiccia, quelle di tipo “I-a” sarebbero il risultato dell’interazione fra due stelle. “Si tratta di un sistema binario composto da una stella densa detta ‘nana bianca’ e una stella meno densa. Quando le due sono abbastanza vicine, la nana bianca comincia a rubare materia alla compagna e a ingrossarsi. Al di sopra di una certa massa critica, detta ‘limite di Chandrasekhar’, la nana bianca esplode e si trasforma in supernova”. La stella fuggitiva osservata, allora, sarebbe la compagna sopravvissuta all’esplosione del XVI secolo. Grazie alla stella di Tycho, vicina e relativamente facile da osservare, si chiarirebbe l’origine di un’intera classe di supernove. La scienza di queste stelle è particolarmente vivace. Grazie all’osservazione della loro luce, per esempio, si è potuto determinare che l’universo è in espansione accelerata. Infatti, le supernove più lontane risultano meno luminose di quanto sarebbero se l’universo stesse “frenando”. Nelle ultime settimane, poi, sono state presentate due ricerche in proposito. La prima attribuisce a una supernova il flusso di “raggi cosmici” che investe in ogni istante e in ogni luogo la terra. La seconda, pubblicata su Physical Review Letters, ipotizza che i nostri progenitori siano scesi dagli alberi in seguito a un cambio climatico, con conseguente riduzione delle foreste, che sarebbe stato provocato da i raggi X emessi da una supernova.

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