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Le vie della scoperta scientifica

di
Mauro Capocci

Ivan Amato (a cura di)
Le vie della scoperta scientifica. I più grandi scienziati raccontano dove sta andando la scienza
Editori Riuniti, 2004
pp.314, euro 18,00

Nel 2000, la rivista americana Science pubblicò con cadenza mensile saggi di alta divulgazione sulla situazione della ricerca alla svolta del terzo millennio. Dopo due anni, i saggi sono stati raccolti in un volume, ora finalmente tradotto anche grazie al contributo del Segretariato Europeo per le Pubblicazioni Scientifiche. I diversi contributi del volume analizzano lo stato dell’arte di diverse discipline scientifiche, grazie a un gruppo di autori la cui competenza è indubbia: tra gli altri, Joshua Lederberg, Martin Rees, Anne McLaren, Eric Lander, Robert Weinberg. La prefazione per questa traduzione è affidata a Enrico Bellone, che scrive: “l’edizione italiana è coraggiosa in quanto si indirizza a un pubblico di lettori piuttosto disomogenea e si inserisce in una temperie politica delicatissima per quanto concerne il presente della ricerca scientifica nazionale […] soprattutto, perché in Italia la saggistica scientifica e i progetti razionali di politica della scienza non godono, da svariati decenni, di ragionevole fortuna”. La leggibilità di questo volume va proprio nella direzione di attrarre un pubblico ampio, non specialista, con linguaggio chiaro e comprensibile: il lettore potrà dunque rendersi conto dello sviluppo della ricerca scientifica ascoltando le voci dei protagonisti. La raccolta di saggi va ovviamente incontro ad alti e bassi, nonché presenta schematizzazioni inevitabili – probabilmente dettate dallo spazio limitato – soprattutto nelle ricostruzioni storiche di alcuni autori. Il puzzle composto nel volume rappresenta anche una sorta di mappa del futuro. I temi scelti – i pianeti, il genoma, le malattie infettive, i materiali, la clonazione, la comunicazione, la fisica quantistica, la biologia cellulare, l’atmosfera, le neuroscienze, la cosmologia – hanno infatti grandi promesse e speranze per il futuro più o meno remoto. Alcuni di essi sono strettamente legati allo stesso homo sapiens e alle conoscenza di sé stesso. Altri invece hanno a che fare con la conoscenza della natura e del mondo che ci circonda.Discorso a parte merita il capitolo che apre la raccolta, scritto da Stephen J. Gould. È una riflessione sulla scienza e sulle dispute interne alla scienza, soprattutto intorno alla presunta “guerra” tra realisti e relativisti: chi sostiene “l’oggettività e la natura progressiva della conoscenza scientifica” e chi invece considera la scienza “come uno dei molti sistemi di conoscenza possibili”. L’opinione di Gould è che la contrapposizione sia assolutamente falsa, dovuta a un’errata interpretazione della natura della scienza nonché al desiderio-bisogno di ridurre la complessità dei conflitti a dicotomie dai confini netti. La natura fittizia di questo dualismo viene da Gould descritta con diversi esempi storici, che dimostrano come in realtà la scienza abbia sempre proceduto “in modo irregolare e per vie tortuose”, essendo “il lavoro di essere umani che sono fondamentalmente soggetti a errori”; e che inevitabilmente il contesto socio-culturale ha un ruolo centrale nelle teorie scientifiche, che non possono essere solamente costruite in base alla nuda raccolta di fatti. D’altra parte, è proprio questo carattere di non linearità, di contingenza e storicità che rende la storia reale della scienza molto più interessante e intrigante del noioso coacervo di accumulazione di nozioni e cammino verso la verità che viene spesso rivenduto dai manuali e dai media in generale. Al contrario, nel comporre un mosaico della ricerca il libro ha proprio il merito di evidenziare l’aspetto di diversità di metodi e di idee che è alla base della creatività scientifica.

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