Libri e giornali possono dirci come cambia la felicità negli anni

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(Foto via Pixabay)

Libri e giornali del passato possono dirci quanto il mondo era felice. L’intuizione è di un gruppo di ricercatori delle università di Warwick, Glasgow e dell’Alan Turing Institute di Londra che, attingendo a principi della psicologia e applicando tecniche come la sentiment analysis ai testi, hanno sviluppato un indice che ha permesso di risalire ai livelli di felicità della popolazione di oltre 200 anni fa. Lo studio, pubblicato su Nature Human Behaviour, potrebbe aiutare i governi attuali a fare politiche migliori, volte alla crescita e al benessere.

Lo studio si è concentrato su letteratura, riviste e giornali pubblicati tra il 1820 e il 2009 in quattro Paesi: Regno Unito, Stati Uniti, Germania e Italia. I ricercatori hanno analizzato milioni di testi – la fonte principale è stato l’archivio di Google Libri, che da solo contiene il 6% di tutti i volumi mai pubblicati – alla ricerca di parole che indicassero sentimenti positivi e negativi, rifacendosi a teorie psicologiche per cui uno scritto svela molto sullo stato della persona che lo produce.

Un lavoro colossale e anche parecchio complicato: avendo analizzato 200 anni di storia e di pubblicazioni, gli esperti hanno dovuto tenere conto del fatto che le lingue (4 diverse, ricordiamolo) si evolvono nel tempo e che dunque certe parole cambiano valenza. Un esempio: il termine “gay” nell’Ottocento non aveva lo stesso significato attuale. Un altro fattore da considerare è stata la censura messa in atto in certi periodi storici, soprattutto in Italia e Germania.

Alla fine, comunque, i ricercatori sono riusciti a ricavare un indice della felicità delle quattro nazioni nel tempo e l’hanno validato con i dati ricavati da sondaggi nazionali, tra cui l’Eurobarometro (che esiste dal 1974).

Quali sono davvero i famosi bei vecchi tempi, dunque? In generale possiamo dire che gli anni ’20 del ‘900 e i primi anni 2000 sono stati quelli di maggiore benessere per il mondo, ma poi ogni stato ha la sua storia.

Se consideriamo il nostro Paese, i picchi negativi di felicità si sono registrati in corrispondenza del periodo in cui si realizzava l‘unità d’Italia, e poi durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale, fino al crollo del 2007 con l’avvento della crisi economica. “Osservando i dati italiani, è interessante notare un lento ma costante declino negli anni del fascismo e un drammatico declino negli anni successivi l’ultima crisi”, ha commentato Eugenio Proto, economista italiano che lavora all’università di Glasgow e che ha partecipato allo studio.

Dall’analisi si possono estrapolare considerazioni generali, che – secondo gli autori – possono aiutare i governi attuali a imparare dal passato per mettere in pratica politiche che promuovano il benessere della popolazione, perché si traduce in aumento della vita media e di produttività. E infatti gli esperti hanno concluso che un aumento della longevità di un anno ha avuto lo stesso effetto sulla felicità di un aumento del 4,3% del Pil, mentre un anno in meno di guerra ha avuto sulla felicità  un effetto equivalente a quello di un aumento del 30% del Pil.

“Il nostro è il primo studio di questo tipo ed è un importante primo passo per comprendere la soddisfazione delle persone nel passato”, ha dichiarato Proto all’Ansa.“Abbiamo fornito uno strumento. Adesso tocca agli storici e ai sociologi interpretarlo, per collegare il benessere soggettivo con i fatti accaduti nei periodi analizzati”.

Via: Wired.it

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