Se la luce spegne il dolore

via Pixabay

Il dolore neuropatico è un dolore cronico associato, fra i vari possibili sintomi, a sensazioni estremamente dolorose, anche in seguito a un leggero contatto con oggetti di uso quotidiano (nei movimenti del corpo o per lo strofinio dei vestiti). Attualmente non sono disponibili trattamenti efficaci, tuttavia un team di ricerca guidato dell’European Molecular Biology Laboratory (EMBL) di Roma, ha individuato un nuovo potenziale metodo: utilizzando la luce, in particolare quella del vicino-infrarosso gli scienziati sono riusciti a desensibilizzare quelle fibre nervose che inviano segnali errati ai centri del dolore nel nostro cervello, il meccanismo alla base del dolore neuropatico. I risultati della ricerca sono pubblicati su Nature Communications.

Questa disfunzione dell’attività neurologica è una realtà quotidiana per quasi 60 milioni di persone in Europa, circa il 7-8% della popolazione. Per trovare nuove soluzioni, il team di ricerca guidato da Paul Heppenstalln ha studiato il processo alla base del dolore, identificando uno speciale gruppo di cellule nervose, nella pelle, che sono responsabili della sensibilità agli stimoli tattili leggeri, come il tocco o una carezza. E queste sono le stesse cellule che provocano il dolore acuto nei pazienti affetti da dolore neuropatico. Iniettando un composto chimico sensibile alla luce nell’area e illuminandola con luce del vicino-infrarosso, i ricercatori sono riusciti ad allontanare queste cellule nervose dalla superficie della pelle, alleviando il dolore da esse causato per un certo periodo di tempo.

“È come mangiare un piatto estremamente piccante che brucia le terminazioni nervose nella nostra bocca e le rende meno sensibili per qualche tempo”, ha spiegato Heppenstall, “E la parte migliore di questa tecnica è che possiamo prendere di mira solo il gruppo di cellule che causano il dolore neuropatico”. Le cellule che causano altre sensazioni, quali ad esempio la vibrazione, il calore o il freddo, che si trovano anche esse nella nostra pelle, non vengono infatti affette dal trattamento, e la pelle rimane desensibilizzata solamente alla sensazione tattile.

Nella ricerca, gli scienziati hanno spiegato che l’inefficacia delle terapie attualmente disponibili è legata al fatto che prendono di mira singole molecole: “Noi riteniamo che non ci sia una sola molecola responsabile per la malattia, ma un gruppo di molecole”, ha spiegato Heppenstall. “Bloccarne alcune vuol dire solamente che altre molecole prenderanno il loro posto ad un certo punto. Con il nostro metodo, questo problema viene evitato”.

Durante lo studio, il team ha valutato i livelli di dolore misurando i movimenti – in particolare i riflessi degli arti –  in un campione di topi affetti proprio in queste parti del corpo da dolore neuropatico. Solitamente, questi esemplari ritirano velocemente le zampe quando vengono toccati. Dopo essere stati sottoposti al trattamento, tuttavia, i loro riflessi sembravano tornare normali per alcune settimane.

I ricercatori hanno osservato che, poiché la composizione dei tessuti e le caratteristiche dei neuroni coinvolti sembrano essere simili a quelle dell’essere umano, questo metodo potrebbe essere efficace per trattare il dolore neuropatico, anche se il risultato dovrà essere studiato e confermato su pazienti umani.

Riferimenti: Nature Communications

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