“Quando Lupo Alberto mi aiutò a capire che soffrivo di narcolessia”

Non è pigrizia, né stanchezza, ma una condizione a sé stante. Che può essere riconosciuta e in molti casi gestita, fino a permettere di condurre una vita normale. Ma prima di tutto serve la diagnosi, come racconta chi convive da anni con la narcolessia

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IL MERITO fu tutto di Lupo Alberto. Fu grazie infatti a una campagna sulla narcolessia che vedeva protagonista il lupo blu di Silver che Massimo capì che forse la diagnosi cercata per anni gli era appena balenata sotto gli occhi. Allora lui aveva 21 anni, ma da quando ne aveva sette aveva visitato gli studi di psicologi, psichiatri, neurologi ed endocrinologi cercando di capire cosa non funzionasse nel suo corpo, senza risultato. Perché si addormentava così spesso, a scuola, e a casa mentre provava a divertirsi con un videogioco, o a leggere un libro? Pigrizia, si era sentito ripetere per anni. “Potevo accettare l’idea di essere chiamato pigro per questo, ma non riuscivo comunque a spiegarmi cosa mi succedesse quando all’improvviso, allo scoppio di un pianto o di una risata, i muscoli perdevano di forza, cedendo di botto”, racconta. Quei cedimenti improvvisi – in gergo cataplessia – rimanevano inspiegabili. Fino a quando Lupo Alberto non riuscì a indirizzare Massimo sulla giusta strada, mostrandogli che la cataplessia poteva essere un segno molto comune in chi soffriva di narcolessia.

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