Dalla memoria dei ratti, un’arma contro l’Alzheimer

Cosa facciamo quando perdiamo le chiavi di casa? Ripercorriamo con i ricordi tutto quello che abbiamo fatto da quando abbiamo chiuso la porta fino a quando ci siamo accorti di averle smarrite. Questa capacità di ricordare gli eventi passati nel giusto ordine è correlata alla memoria episodica, quella che permette di ricordare episodi unici, e finora la si riteneva propria solo della specie umana.

Da tempo però si studiano gli animali per dimostrare l’esistenza di una memoria episodica anche in altre specie. Alcuni studi, in particolare, avevano formulato delle ipotesi su una memoria episodica nei cani. Il team di Jonathon D. Crystal, neuroscienziato del Dipartimento di Scienze Psicologiche e del Cervello presso l’Università dell’Indiana, ha ora dimostrato che i ratti sono in grado di ripercorrere una sequenza di ricordi grazie alla memoria episodica. “Il motivo per cui siamo interessati alla memoria animale non è solo quello di capire gli animali, ma soprattutto quello di sviluppare nuovi modelli di memoria che si adattino ai tipi di memoria compromessa, come la malattia di Alzheimer”, spiega Crystal su Current Biology.

Per svolgere la ricerca, Crystal e i suoi colleghi hanno lavorato per un anno su un gruppo di 13 ratti, addestrandoli a memorizzare fino a 12 odori. Durante la prima fase dell’esperimento i ratti sono stati messi in un’arena e premiati solo quando sono stati in grado di riconoscere gli odori nella giusta sequenza. Il team, poi, ha modificato il numero di odori nella lista prima di ogni test per confermare che l’identificazione avveniva in base alla loro posizione nell’elenco, non per il profumo. I ratti sono riusciti a riconoscere le sequenze corrette nell’87% dei test, un numero che esclude la casualità e mostra che gli animali hanno fatto affidamento alla loro memoria episodica.

Per verificare ulteriormente il risultato, Crystal e i suoi colleghi hanno svolto successivi esperimenti che hanno dimostrato che i ricordi dei ratti sono duraturi e resistenti alle interferenze di altri ricordi. L’esperimento che prevedeva l’inibizione temporanea dell’ippocampo dei ratti, sito della memoria episodica, ha confermato in particolare quanto sia fondamentale questa area cerebrale per determinare il successo nel riconoscimento delle corrette sequenze di odori. Dal momento che l’ippocampo è tra le prime aree colpite dalla malattia di Alzheimer, e i ratti sono un modello importante per la sperimentazione di trattamenti per tale patologia, lo studio sulla memoria episodica di tali animali potrebbe aprire nuovi possibili scenari per il futuro della ricerca in questo campo.

Riferimenti: Current Biology

Articolo prodotto nell’ambito del Master in Giornalismo e comunicazione istituzionale della scienza dell’Università di Ferrara

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