Agosto, come difendersi dal caldo

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L’estate 2017 è stata una delle più calde di sempre, anche nel nostro paese. Eppure siamo stati fortunati: a guardare i dati del Ministero della salute la mortalità sul territorio nazionale si è mantenuta al di sotto della media stagionale, a differenza di quanto avvenuto in altri anni da record come il 2012 e il 2015. Fortuna? Merito di una prevenzione finalmente efficace? Quel che è certo è che anche se per ora la stagione estiva sembra segnare un cambio di tendenza, è sempre bene farsi trovare pronti. Perché più delle temperature medie, i rischi per la salute arrivano dalle ondate di calore, eventi improvvisi e quindi difficili da prevedere con largo anticipo, sempre più comuni, purtroppo, a causa dei cambiamenti climatici. Ecco allora la nostra piccola guida ragionata alle ondate di calore, e qualche consiglio su come difendersi.

Caldo sì, ma quanto?
Come si fa a sapere quando le temperature hanno raggiunto la soglia di sicurezza? Per rispondere bisogna ricordare cos’è un colpo di calore, un disturbo che colpisce quando il corpo non riesce più a raffreddarsi naturalmente e la temperatura interna schizza oltre i 40 gradi.

Può avvenire in seguito all’esposizione a temperature record, specie se per periodi prolungati. Ma può succedere anche a temperature più miti, in caso di forte umidità: più acqua è presente nell’aria, più è difficile che il sudore evapori, e meno efficace sarà dunque la nostra capacità di raffreddare l’organismo. Perché è solo quando il sudore si trasforma in vapore che il conseguente scambio di calore raffredda il corpo: un sistema perfetto in climi caldi, secchi e ventilati (dove l’evaporazione del sudore è massima), meno efficace invece in climi caldi e umidi e senza un filo di vento. Purtroppo quelli che predominano nelle città sono i secondi: caldo record con umidità alle stelle e aria immobile.

Insomma, come si stabilisce se le condizioni ambientali rappresentano, o meno, un rischio per la salute? Esistono diversi metodi, ma il più diffuso in Italia è il cosiddetto indicatore di disagio bioclimatico, o indice di Thom, che tiene conto della temperatura dell’aria e della temperatura di bulbo bagnato (un valore che si calcola a partire da un termometro bagnato e ventilato) e fornisce un valore che tiene conto dell’umidità e rispecchia un livello di disagio crescente, che va dal benessere all’emergenza medica. I calcoli sono complessi, devono tenere conto di diverse variabili geografiche e storiche e non sono facili da interpretare, ma per fortuna il Ministero della salute fornisce lungo tutto il periodo estivo un sistema di bollettini che permette di conoscere giorno per giorno il livello di rischio nelle principali città italiane.

Il colpo di calore
Insomma, quando le temperature si mantengono elevate per diversi giorni, in assenza di vento e con un’alta umidità, i rischi per la salute si iniziano a farsi concreti. Il più insidioso (lo abbiamo detto) è il colpo di calore: un malessere improvviso accompagnato da un aumento della temperatura corporea oltre i 40 gradi. L’iniziale malessere generalizzato prosegue di solito con tachicardianauseacali di pressione, senso di confusionee alterazione dello stato mentale, che possono sfociare in convulsioni e perdita di coscienza. Senza un intervento tempestivo il disturbo può avere conseguenze gravi, disfunzioni multi-organo, insufficienza renale, problemi respiratori, danni cerebrali (anche permanenti) e persino la morte.

Una sintomatologia leggermente meno grave è quella del cosiddetto stress da calore, causato dal collasso dei vasi periferici e una diminuzione dell’apporto di sangue al cervello: forte sudorazione, senso di leggero disorientamento, malessere generale, debolezza, nausea, vomito, cefalea, tachicardia e ipotensione, oliguria, confusione, irritabilità, che può progredire fino a diventare un autentico colpo di calore. E non è tutto, ovviamente, perché le ondate di calore sono associate ad un maggiore rischio di congestionidisidratazione e cali di pressione. E più in generale, tendono a peggiorare i sintomi di patologie preesistenti, specie quelle croniche. Stando ai dati del Ministero, in Italia un aumento di 4 gradi rispetto alla media estiva determina una crescita del 20% della mortalità per tutte le cause. Un grado in più aumenta invece dello 0.8% il rischio di infortuni per chi lavora all’aperto, determina un +1,9% di nascite pretermine e un incremento dei decessiper cause cardiocircolatoriemalattie respiratoriediabetedisturbi neurologici e anche come conseguenze di disturbi psichici.

Come difendersi dal caldo
I rischi maggiori, è bene sottolinearlo, riguardano i sottogruppi più fragili della popolazione, che hanno minori capacità di termoregolazione e di proteggersi dal caldo. Quindi anzianibambinidonne incinte, persone affette da malattie croniche o disturbi psichici. Ma non solo: anche assumere determinati farmaci può aumentare il pericolo in caso di ondate di calore, così come l’obesità, il vizio del fumo e dell’alcol. In tutti questi casi la prevenzione diviene fondamentale per affrontare l’estate in sicurezza. In città è importante assicurarsi di trascorrere il tempo in un ambiente ventilato, ben isolato dal caldo, se possibile raffreddato da condizionatori o almeno ventilatori. Bisogna seguire un’alimentazione leggera, evitando di consumare troppa carne e piatti speziati, a cui vanno preferiti pesce, frutta e verdura. E ovviamente bisogna ricordarsi di bere molto per rimanere idratati. Scaricando la app Caldo e Salute, realizzata dal Ministero della Salute, è possibile consultare quotidianamente i bollettini dei 3 giorni seguenti, e prepararsi in caso di rischi.

In caso di allerta di livello 1, o pre-allerta, non ci sono rischi diretti, ma è bene prepararsi perché indica la possibilità che le condizioni meteo si facciano più gravi nei giorni seguenti. È quindi il caso di assicurarsi che il condizionatore funzioni o di avere un luogo climatizzato (come un centro anziani) dove poter trascorrere le ore calde, verificare che in casa siano presenti scorte di acqua e di cibo, e se possibile è meglio evitare di pianificare viaggi e spostamenti per qualche giorno, almeno nelle ore calde. Un livello 2 significa invece possibili rischi diretti per le categorie più deboli. Se si fa parte di una di queste è bene evitare di esporsi al sole nelle ore più calde, tra le 11 e le 18, evitare zone trafficate ma anche parchi e aree verdi, dove (specie in città) si registrano alti livelli di ozono che possono complicare la respirazione, rimandare i viaggi in macchina se non si è certi di a disposizione l’aria condizionata, e ovviamente evitare di lasciare da soli bambini e persone anziane. Arrivati al livello 3, infine, i rischi si fanno concreti per tutta la popolazione. Le raccomandazioni precedenti si fanno importanti per tutti, è bene controllare frequentemente che anziani e persone malate o bloccate a letto stiano bene, e tenersi pronti a contattare un medico al primo sintomo di malessere.

Via Wired.it

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