Parabeni nel cibo, un pericolo per cani e gatti?

I parabeni aggiunti come conservanti nei mangimi per cani e gatti potrebbero mettere a rischio la salute dei nostri animali domestici. Lo ipotizza uno studio su Environmental Science & Technology

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I parabeni contenuti nei cibi in scatola e nei croccantini potrebbero costituire un pericolo per la salute dei nostri amici a quattro zampe. Ad affermarlo uno studio condotto da un gruppo di ricercatori guidato da Kurunthachalam Kannan del Wadsworth Center, New York State Department of Health, di Albany nello stato di New York e pubblicato sulla rivista Environmental Science & Technology.

Kurunthachalam Kannan e il suo gruppo di ricerca hanno analizzato la presenza di parabeni e dei loro metaboliti in alimenti per cani e gatti disponibili in commercio e in campioni di urina di animali domestici che avevano mangiato uno o più cibi tra quelli oggetto di analisi. Sotto esame 58 diversi tipi di alimenti (23 per cani e 35 per gatti) prodotti negli Stati Uniti, in Tailandia o in Canada e 60 campioni di urina, 30 di gatti e 30 di cani. L’analisi valutava la presenza di sei parabeni (metilparabene, etilparabene, propilparabene, butilparabene, eptilparabene e benzilparabene) e di cinque metaboliti, tra cui l’acido para-idrossibenzoico.

Nei cibi le analisi hanno rilevato elevate concentrazioni di parabeni, più negli alimenti secchi che in quelli umidi. Eppure la presenza dei parabeni non era indicata nell’etichetta. I composti più abbondanti sia nel cibo per animali domestici che nelle urine sono risultati il metilparabene e l’acido paraidrossobenzoico (tra i metaboliti). La concentrazione media di parabeni totali (data dalla somma di parabeni e metaboliti) era più alta nel cibo per gatti che in quello per cani (1550 e 1350 ng/g, rispettivamente). Tuttavia, la concentrazione media di parabeni totali era sette volte maggiore nell’urina dei cani che in quella dei gatti (7230 e 1040 ng/mL, rispettivamente). I parabeni non si accumulano in modo significativo nei tessuti dei mammiferi e vengono metabolizzati ed eliminati con le urine. Di conseguenza, i risultati ottenuti suggeriscono che i cani siano esposti ad altre fonti di parabeni oltre al cibo (come farmaci, integratori, prodotti per l’igiene e la pulizia), mentre l’esposizione dei gatti sarebbe strettamente correlata alla dieta.

Di fatto, gli animali domestici sono esposti quotidianamente, come noi, ai contaminanti ambientali responsabili dell’inquinamento indoor, quali formaldeide, benzene, ftalati, particolato, idrocarburi policiclici aromatici, idrocarburi aromatici clorurati, e appunto parabeni ed altri inquinanti estrogenici. Ma di cosa parliamo esattamente?

I parabeni sono una famiglia di composti organici derivati dell’acido para-idrossibenzoico. Hanno un’azione antimicrobica ad ampio spettro e per questo vengono usati come conservanti in cosmetici e prodotti per la cura personale, in farmaci e persino negli alimenti (dove sono identificabili con la E maiuscola e numeri progressivi da 214 a 219). Lo scopo è quello di prolungare la vita dei prodotti e proteggerci dalle contaminazioni batteriche e dalle infezioni. Negli ultimi anni, però, sono sono oggetto di dibattito scientifico per i possibili rischi per la salute umana e animale. Insieme ad altre sostanze largamente usate nella produzione industriale, sono infatti sospettati di essere dei potenziali interferenti endocrini, in quanto hanno la potenziale capacità di mimare chimicamente gli estrogeni interferendo con il sistema ormonale. Alcuni studi, in realtà non confermati e molto dibattuti, hanno messo in evidenza la relazione tra alcuni di questi conservanti e lo sviluppo del tumore al seno, mentre altri hanno ipotizzato la possibilità che i parabeni siano responsabili di infertilità negli uomini.

A livello europeo, il Comitato Scientifico per la Sicurezza dei Consumatori ha valutato più volte nel corso degli anni i dati scientifici riguardanti i loro potenziali effetti sulla salute. Il paventato rischio tumorale, legato all’attività estrogenica di questi composti, è stato ridimensionato dal momento che la loro azione ormonale è molto debole ed è da migliaia a milioni di volte più bassa di quella di ormoni naturali, come l’estradiolo. L’attività estrogenica è legata alla dimensione molecolare dei parabeni ed aumenta all’aumentare della lunghezza della catena alchilica. Per questo motivo, metilparabene ed etilparabene, con la catena più corta, sono i più sicuri e i più utilizzati.

Sulla base di queste valutazioni, la Commissione Europea ha stabilito dei limiti sulla concentrazione dei parabeni e bandito definitivamente l’utilizzo di alcune di queste sostanze nei cosmetici e negli alimenti. Per quanto riguarda l’uso alimentare, nella UE e negli Stati Uniti sono utilizzati e considerati sicuri come additivi alimentari l’etilparabene (E214) e il suo sale sodico (E215) e il metilparabene (E218) e il suo sale sodico (E219). Diversantente, il propilparabene (E216) ed il suo sale sodico (E217) sono stati banditi dal Regolamento UE 1129/2011 per il loro potenziale ruolo di interferenti endocrini. Sia l’Autorità Europea sulla Sicurezza Alimentare (EFSA) che la FDA hanno stabilito un valore di DGA (Dose Giornaliera Ammissibile) pari a 10 mg per kg di peso corporeo per gli additivi alimentari consentiti. La concentrazione di questi conservanti negli alimenti per uso umano e nei mangimi non deve superare lo 0,1%.

Alcuni studi –sottolineano gli autori – correlano l’esposizione ai contaminanti chimici presenti nelle abitazioni o nel cibo industriale con la maggiore frequenza negli animali domestici di alcune malattie, come il diabete, le malattie renali, l’ipotiroidismo ed il cancro. Tuttavia, se sono numerosi gli studi sull’essere umano, al momento, sono poche le informazioni disponibili sull’esposizione degli animali da compagnia ai parabeni. Questa è la prima volta – sottolineano gli autori- che viene esaminata l’esposizione di cani e gatti ai parabeni attraverso la dieta.

“Va detto – sottolineano gli autori- che diversi fattori possono influire sull’esposizione ai parabeni attraverso la dieta, come il peso corporeo, l’età e le preferenze alimentari. Inoltre, anche se la dieta è un’importante fonte di esposizione ai parabeni per gli animali domestici, altre vie come l’inalazione o l’ingestione di polveri indoor e l’assorbimento cutaneo non possono essere escluse e dovranno essere investigate. Occorreranno studi ulteriori- concludono i ricercatori- per valutare le diverse fonti di esposizione ai parabeni degli animali domestici e gli effetti sulla loro salute“.

Riferimenti: Environmental Science & Technology

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