Si chiama Laurent Simons, è nato nel 2009 in Belgio e ha letteralmente bruciato ogni tappa scolastica ed accademica: a novembre scorso ha conseguito un dottorato in fisica quantistica all’Università di Anversa, e ora, non pago, sta studiando per un altro, questa volta in scienze mediche con focus sulle intelligenze artificiali e la biomedicina. Il nuovo obiettivo dell’enfant prodige è quello di mettere insieme tutte le sue competenze e fondare un’azienda biotecnologica per prolungare la durata della vita umana integrando biologia e tecnologia, con l’idea di potenziare le capacità umane attraverso interventi meccanici e biologici. Lo abbiamo incontrato, per farci raccontare di più, a Palazzo Giustiniani, a Roma, dove è stato ospite d’eccezione della cerimonia di conferimento del Premio Longevitas, promosso dall’omonima Fondazione per valorizzare l’impegno dei giovani ricercatori italiani sui temi dell’invecchiamento attivo e della prevenzione. L’onorificenza di quest’anno è andata a Cristina Vesprini, Maurizio Nicolaio e Matilde Maniscalco, autori di progetti di ricerca sui temi del benessere dei pazienti con demenza, della misurazione delle fragilità degli anziani e dell’inclusione dei lavoratori over 50.
Simons, dai banchi di scuola al PhD
L’incredibile storia di Simons, naturalmente, ha catalizzato l’attenzione di tutti. Il diciassettenne ha fatto notizia in tutto il mondo per i suoi successi accademici, che gli sono valsi il soprannome di “piccolo Einstein”: dotato di un quoziente intellettivo di 145, ha completato la scuola secondaria a otto anni, e dopo il diploma di scuola superiore e una breve pausa ha iniziato l’università. Ha quasi completato la laurea in ingegneria elettrica a 9 anni, in un periodo di soli 9 mesi, all’Università Tecnica di Eindhoven; successivamente, ha deciso di cambiare strada e di iscriversi a fisica. Dopo aver ottenuto le lauree triennali e magistrali, entrambe con lode e in appena due anni, ha svolto un tirocinio al Max Planck Institute of Quantum Optics di Monaco di Baviera sotto la supervisione del Nobel Ferenc Krausz, e quindi, come anticipato, ha conseguito un dottorato di ricerca a 15 anni. Attualmente sta conseguendo un secondo dottorato di ricerca in medicina all’Istituto Helmholtz di Monaco di Baviera, concentrandosi sull’analisi e sullo sviluppo di modelli innovativi in grado di interpretare i meccanismi biologici dell’invecchiamento, con possibili applicazioni nella medicina personalizzata e nella prevenzione. “Nel corso della storia”, ha sottolineato durante il suo intervento, “l’umanità ha vissuto diverse rivoluzioni scientifiche e tecnologiche. Tuttavia, nessuna di queste, per quanto importanti, avrà l’impatto che avrà la scienza dell’invecchiamento e della longevità. È meraviglioso constatare che l’Italia, dove il corpo umano, la bellezza e la celebrazione della vita sono così radicati nella cultura, abbia promosso un’iniziativa nazionale volta a stimolare e premiare gli studenti che si dedicano all’incremento della durata della vita in salute attraverso una ricerca innovativa e multidisciplinare”.
I dubbi scientifici…
Intrigati dalla storia di Simons – che, a dirla tutta, durante la sua lectio magistralis ha un po’ forzato la mano: a domanda diretta ha risposto che tra i suoi obiettivi c’è anche quello di “raggiungere l’immortalità” – abbiamo provato a incalzarlo per farci raccontare qualche dettaglio in più della sua linea di ricerca e capire come, concretamente, la fisica quantistica possa interfacciarsi con la biologia molecolare per rallentare l’invecchiamento. La risposta è rimasta purtroppo su un piano estremamente generale: “Non posso dire molto a riguardo”, ci ha spiegato. “L’approccio multidisciplinare è fondamentale, ma non posso spiegare l’esatto legame che sto studiando”. E anche sollecitato su ipotesi scientifiche più specifiche e già allo studio della comunità, come per esempio la riprogrammazione degli “interruttori” biologici o la gestione degli errori cellulari, temi attualmente all’interfaccia tra biologia, chimica molecolare e fisica, ha preferito trincerarsi dietro la riservatezza: “Non posso aggiungere nulla rispetto a quanto già pubblicato in letteratura”.
…e quelli etici
L’atteggiamento di Simons potrebbe essere letto come la cautela di chi protegge una proprietà intellettuale in divenire, ma lascia anche spazio a qualche perplessità quando si affrontano i risvolti etici di una ricerca del genere: se queste future “terapie della giovinezza” dovessero essere effettivamente fattibili, approvate e disponibili, ma appannaggio di una o più aziende private, si porrebbe inevitabilmente il problema della loro accessibilità e della creazione di una spaccatura sociale tra chi può permettersi la longevità e chi no. “Io sono un ricercatore, faccio ricerca pura”, ci ha risposto in proposito Simons. “Sull’etica non mi esprimo”. E forse, a diciassette anni, è giusto così.





