Categorie: Salute

Dall’alveare alla sala operatoria: le reti chirurgiche al miele contro le infezioni

Latte caldo e miele. Un semplice rimedio della nonna contro il mal di gola che, almeno una volta nella vita, molti di noi avranno certamente provato. Ma delle proprietà del miele si parla da tempo, e nel passato alcune culture, ben prima della scoperta degli antibiotici, lo utilizzavano per esempio combattere le ferite infette. Ma che reale potere curativo ha il miele? Potremmo usarlo, per esempio, come sistema alternativo nella lotta alle infezioni, contribuendo a contrastare il fenomeno dell’antibiotico resistenza? Un gruppo di ricercatori ha raccolto la scommessa, e ha testato l’efficacia di alcune reti chirurgiche imbevute di miele, in particolare di miele di Manuka, nel prevenire le infezioni post operatorie o da ustione. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Frontiers in Bioengineering and Biotechnology.

Le reti chirurgiche

Le reti chirurgiche vengono utilizzate per facilitare la guarigione dei tessuti dopo interventi chirurgici, come l’ernia inguinale o il prolasso pelvico, o a seguito di gravi ustioni. Ma, se da una parte sostengono e proteggono i tessuti in riparazione, dall’altra possono diventare covo di colonie batteriche. Con tutti i problemi che ne conseguono, soprattutto in pazienti già debilitati. A questo si aggiunge l’emergenza dell’antibiotico-resistenza che può compromettere la ripresa dei pazienti e portare a un peggioramento del loro stato di salute. “Le reti chirurgiche possono diventare un substrato ottimale per la crescita di batteri. E quando questo accade è molto difficile fermare l’infezione”, spiega Piergiorgio Gentile dell’Università di Newcastle e capo della ricerca. La caccia ad alternative sempre più efficaci per contrastare queste infezioni è quindi necessaria. E le reti chirurgiche al miele potrebbero essere una soluzione. Ecco perché.

Perché proprio il miele di Manuka?

Lo scopo principale della ricerca è stato quello di creare un dispositivo in grado non di curare le infezioni, ma di evitarle del tutto. Come? Inibendo la formazione del biofilm batterico sulle reti chirurgiche per evitare così l’insorgere delle infezioni. Ed è qui che entra in gioco il miele di Manuka con le sue proprietà antibatteriche.

Il miele di Manuka è prodotto dal nettare di un albero, il manuka, che si trova solo in Australia e in Nuova Zelanda. Ma cosa lo rende speciale rispetto agli altri mieli come antibatterico? Una molecola dal nome lungo e difficile: il metilgliossale (MGO). Il miele, infatti, deve le sue proprietà antibatteriche alla sua alta osmolarità, al grado di acidità e al contenuto di perossido di idrogeno (meglio noto come acqua ossigenata). Grazie al MGO, il miele di Manuka mantiene le proprietà antibatteriche anche se vengono modificate le altre caratteristiche chimiche.

Reti chirurgiche al miele

Il team di ricercatori ha così pensato di sfruttare queste proprietà del miele di Manuka per prevenire le infezioni, sviluppando un dispositivo che lo contenesse. “Il prodotto della nostra ricerca sono delle reti chirurgiche molto innovative prodotte con la tecnologia elettrospinning. Attualmente è la tecnologia più economica, versatile ed efficiente per fabbricare membrane altamente porose, di nano e/o microfibre partendo da soluzioni polimeriche”, spiega a Galileo Elena Mancuso della Ulster University e primo autore dello studio: “Dopo il processo produttivo, la membrane ottenuta viene immersa in diverse soluzioni, tra cui quella di miele di Manuka. Si ottiene così una struttura che, oltre a sostenere i tessuti, rilascia molecole dal potere antibatterico che contrastano lo sviluppo di infezioni”.

L’innovazione della ricerca non è rappresentata solo dall’uso di un antibatterico naturale in dispositivi chirurgici, ma anche il modo in cui questo viene usato. Il miele, infatti, deve essere somministrato nella giusta quantità. “Una quantità non controllata di miele potrebbe non solo non essere efficace come antibatterico, ma anche uccidere le cellule dei tessuti a cui viene somministrato.”, spiega Gentile.

Niente batteri con le reti “imbevute” di miele

Le reti chirurgiche al miele sono formate da 16 strati con carica elettrica alternata: quella negativa degli strati imbevuti di miele e quella positiva degli strati fatti di polimeri biocompatibili. Questa differenza di carica permette alla rete di rilasciare il miele (e quindi le molecole antibatteriche contenute) in quantità controllata per un periodo di tempo che va dalle due alle tre settimane. Questo lasso di tempo dovrebbe essere sufficiente alla ferita per guarire senza sviluppare infezioni.

Una volta prodotta, la rete chirurgica è stata testata contro batteri tipici delle infezioni post operatorie o da ustioni per verificarne l’efficacia. I test sono stati condotti in vitro, su diversi modelli di sistemi cellulari, e in nessun caso si è osservata la formazione di biofilm batterico e successive infezioni. “I test sono stati condotti per quattro tipologie di batteri: Staphylococcus aureus, Staphylococcus epidermidis, Escherichia coli e Pseudomonas aeruginosa. Visti i buoni risultati speriamo di poter a breve far partire ulteriori test.”, spiega Mancuso. Solo così sarà possibile osservare quanto siano davvero promettenti i risultati ottenuti in vitro, ovvero in una fase molto preliminare di ricerca.

Riferimenti: Frontiers in Bioengineering and Biotechnology

Credits immagine: Anita Austvika on Unsplash

Angela Iacucci

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