Guarda, il robot ha la pelle d’oca

Non solo intelligenti e tuttofare, ma anche emotivi: i robot diventano sempre più umani, tanto da esprimere le emozioni attraverso la pelle. Un gruppo di scienziati della Cornell University, guidato da Guy Hoffman, ha infatti presentato alla prima conferenza internazionale della IEEE-RAS (Institute of Electrical and Electronics Engineers, Robotics and Automation Society) sulla Soft Robotics (Livorno, 24-28 aprile 2018) un robot a cui viene la pelle d’oca, come ha annunciato IEEE Spectrum, la rivista ufficiale della IEEE.

Il robot sviluppato dagli scienziati dell’HRC2 lab a capo del progetto ha la forma di un’ostrica e più o meno le dimensioni di una palla da calcio. Segni particolari: la sua pelle elastica è in grado di esprimere emozioni. Al centro c’è uno schermo con occhi e bocca, ai lati i due “gusci” della conchiglia, che vanno tenuti a contatto con le mani dell’interlocutore. Ed è qui che si trova la pelle elastica, composta da una griglia di unità modulabili di un tessuto gommoso, connesse tra loro con dei canali che si riempiono d’aria, gonfiandosi. Le unità sono di due tipi, tondeggianti o ad aculeo: con l’aria, le prime formano delle bolle, le seconde delle montagnette appuntite. Per creare i diversi tipi di sporgenze gli scienziati si sono ispirati al mondo animale: ad esempio sul polpo appaiano gli aculei per difesa, al gatto si rizzano i peli quando ha paura, agli esseri umani viene la pelle d’oca quando si emozionano (per motivi diversi).

Alla base del meccanismo di funzionamento del robot c’è il modello di Russell, secondo cui le emozioni possono essere rappresentate in un piano bidimensionale dove le coordinate sono la valenza (positiva o negativa) e l’impulso (lento o veloce). Per esempio, la rabbia può essere considerata un’emozione negativa e veloce, l’eccitazione positiva e veloce, la tristezza negativa e lenta, e così via. Quindi, quando il robot è contento, e l’espressione degli occhi e della bocca è sorridente, ha la pelle d’oca (si riempie delle bolle tondeggianti). Se triste – con le lacrime e la bocca all’ingiù, come mostrato nel video – la pelle diventa lentamente appuntita. Di fatto i ricercatori hanno creato una sorta di codice con cui rappresentare le diverse emozioni sulla base del modello di Russell. Ma si tratta pur sempre di emozioni impartite a comando. Il prossimo step sarà quello di riuscire a trasmettere le emozioni al robot, fissandolo negli occhi. E renderlo così un pochino, davvero, più umano.

Credits immagine e video: The Human-Robot Collaboration & Companionship (HRC2) Lab, Cornell University

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