Scimmie più intelligenti con un gene umano nel cervello

Un team di ricercatori cinesi ha inserito nel cervello di alcuni macachi un gene umano, che pare ne abbia migliorato la memoria

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Cosa distingue l’essere umano dagli altri animali? Qual è stata la chiave genetica che ci ha fatto abbandonare gli alberi, camminare eretti e parlare? Un team di ricercatori cinesi sta provando a risolvere il mistero creando delle scimmie transgeniche che esprimano geni umani coinvolti nei meccanismi di sviluppo del cervello. E dal primo tentativo, descritto sulla rivista asiatica National Science Review, sarebbero già nati cinque macachi rhesus, con una memoria a breve termine un po’ più umana. Esperimenti che la comunità scientifica non ha tardato a definire pericolosi contro l’etica, oltre che inutili.

I geni dell’umanità

La ricerca di ciò che ci rende esseri umani non è certo una novità. Da anni i genetisti di tutto il mondo studiano le differenze tra il nostro genoma e quello degli altri animali, paragonandolo in particolare a quello dei nostri parenti più prossimi – gli scimpanzé, con cui condividiamo il 98% dei geni. Esiste pertanto una lista di candidati che potrebbero aver avuto un ruolo cruciale nell’evoluzione della nostra specie e per cui esistono evidenze di fondamentale importanza per il corretto sviluppo di un individuo e delle sue abilità.

Uno di questi è il gene della microcefalina, che si pensa coinvolto nei meccanismi di formazione del cervello, dato che – nomen omen – i bambini portatori di una sua mutazione nascono microcefali.

Un primo tentativo sulle scimmie

Per creare le scimmie transgeniche, i ricercatori cinesi hanno esposto 11 embrioni di macaco rhesus a un vettore virale, cioè un virus modificato in grado di veicolare dentro le cellule le copie del gene umano microcefalina. Gli embrioni sopravvissuti sono stati impiantati e alla fine sono sopravvissuti cinque esemplari geneticamente modificati, che esprimevano da due a nove copie del gene umano.

Per valutarne gli effetti, i ricercatori hanno misurato attraverso le immagini di risonanza magnetica la quantità di materia bianca nel cervello degli animali, che sono stati poi sottoposti a test cognitivi.

Sebbene le dimensioni del cervello non fossero significativamente differenti rispetto a quelle delle scimmie di controllo, secondo gli scienziati cinesi le scimmiette transgeniche hanno avuto uno sviluppo cerebrale più lento(caratteristica tipica dell’essere umano, se paragonata alle tempistiche degli altri primati) e migliori risultati nei test di memoria a breve termine per colori e immagini.

“Questo è stato il primo tentativo di comprendere l’evoluzione della cognizione umana usando un modello di scimmia transgenica”, ha sostenuto Bing Su, genetista dell’Istituto di Zoologia di Kunming che ha guidato la ricerca. E il risultato, a detta degli autori, è notevole. Tanto che stanno pensando di applicare la stessa tecnica per indagare gli effetti di altri geni.

Lontani dalla soluzione

Non sono così d’accordo gli esperti internazionali, che, oltre a non riconoscere un grande valore degli esperimenti dal punto di vista scientifico, giudicano lo studio spericolato e sovversivo dell’etica adottata nei confronti delle sperimentazioni sui primati non umani.

A livello scientifico parole pesanti arrivano anche da uno degli autori dell’articolo, Martin Styner, specialista in risonanza magnetica della University of North Carolina. Come ha riferito al Mit Technology Review, Styner si è limitato a insegnare ai collaboratori di Su come valutare le dimensioni del cervello, e ora, alla luce dell’interezza dello studio, sta pensando di chiedere di essere rimosso dall’elenco dei collaboratori. Ci sono moltissimi aspetti di questo studio che non sono possibili negli Stati Uniti”, ha dichiarato Styner. “Sollevano questioni sia sul tipo di ricerca sia sull’adeguato trattamento degli animali”.

Per gli esperti simili esperimenti sui primati non umani non possono portare grandi e affidabili conoscenze: la ricerca sulle scimmie è troppo costosa per essere estesa a grandi numeri e le osservazioni su cinque scimmiette non possono essere considerate molto attendibili.

Al di là dei costi materiali, poi, simili studi devono fare i conti con enormi problemi etici. “L’uso di scimmie transgeniche per studiare i geni umani legati all’evoluzione cerebrale è una strada molto rischiosa da intraprendere”, ha commentato al Mit Technology Review James Sikela, genetista all’Università del Colorado che conduce studi comparativi tra i primati e tra gli autori del documento “L’etica dell’uso di primati non umani transgenici per studiare ciò che ci rende umani“. Secondo Sikela scimpanzé e macachi rhesus hanno un’intelligenza troppo simile alla nostra per poterci giocare. Se per assurdo – si chiede – una di queste modificazioni genetiche arrivasse davvero a creare una scimmia intelligente, una scimmia umana, quale sarebbe il suo posto nel mondo?

Via: Wired.it

Leggi anche: Le scimmie di tutto il pianeta sono in pericolo

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