Segnali radio “alieni”: arrivano da un esopianeta

segnali radio
(Foto: Ben Wicks su Unsplash)

Yz Ceti b, un esopianeta roccioso delle dimensioni simili alla Terra, in orbita attorno a una stella a circa 12 anni luce dalla Terra, potrebbe avere un campo magnetico e addirittura anche una sua atmosfera. Si tratta di. A ipotizzarlo sono stati i ricercatori dell’Università del Colorado a Boulder e dell’Università di Bucknell, in Pennsylvania, che analizzando un segnale radio ripetuto proveniente appunto dalla stella Yz Ceti, suggeriscono come l’esopianeta potrebbe avere un campo magnetico e quindi aumentare la possibilità di trovare mondi abitabili. Lo studio è stato pubblicato su Nature Astronomy.

L’importanza del segnale

Il nostro campo magnetico, ricordiamo, è una sorta di scudo che protegge l’atmosfera terrestre, e di conseguenza la vita stessa, deviando le particelle ad alta energia e il plasma che vengono espulsi regolarmente dal Sole. In altre parole, quindi, i campi magnetici possono impedire che l’atmosfera di un pianeta venga sostanzialmente erosa nel tempo mentre le particelle si liberano dalla sua stella e la bombardano. “Se un pianeta sopravvive con un’atmosfera può dipendere dal fatto che abbia o meno un forte campo magnetico”, precisa Sebastian Pineda, tra gli autori dello studio.


Tutti pazzi per gli esopianeti, perché?


Trovare atmosfere attorno a pianeti che si trovano al di fuori del nostro Sistema solare, quindi, potrebbe indicare l’esistenza di altri mondi che potenzialmente hanno la capacità di sostenere la vita. E sebbene la comunità scientifica abbia già osservato campi magnetici su esopianeti di dimensioni simili a Giove, trovarne su pianeti più piccoli delle dimensioni simili alla Terra è molto più complesso, dato che i campi magnetici sono essenzialmente invisibili. “Quello che stiamo facendo è cercare un modo per vederli”, ha spiegato il co-autore Jackie Villadsen. “Stiamo cercando pianeti che siano molto vicini alle loro stelle e di dimensioni simili alla Terra. Se il pianeta ha un campo magnetico e attraversa abbastanza materia stellare, farà sì che la stella emetta onde radio luminose”.

Le ipotesi degli studiosi

Grazie alle osservazioni svolte al Karl G. Jansky Very Large Array, radiotelescopio gestito dal National Radio Astronomy Observatory della United States National Science Foundation, i ricercatori hanno ipotizzato che il segnale radio captato sia originato dalle interazioni tra il campo magnetico dell’esopianeta e la sua stella. In particolare, mentre Yz Ceti b orbita attorno alla sua stella (in soli due giorni), il plasma della stella si scontra con il campo magnetico del pianeta, rimbalza e interagisce con il campo magnetico della stella. Tutte queste reazioni energetiche, commentano i ricercatori, creano e rilasciano forti onde radio che possono essere rilevate e misurate sulla Terra. “Queste ci stanno fornendo nuove informazioni sull’ambiente intorno alle stelle”, commenta Pineda. “Questo è ciò che chiamiamo clima spaziale extrasolare”.

Proprio come accade nel nostro Sistema solare, gli scienziati immaginano che anche le interazioni tra Yz Ceti e il suo pianeta creino le aurore. “In realtà stiamo vedendo l’aurora sulla stella, ecco cos’è questa emissione radio”, ha detto Pineda. “Dovrebbe esserci anche un’aurora sul pianeta se ha una sua atmosfera”. E sebbene servano ulteriori studi per confermare questi risultati, nuovi radiotelescopi si stanno preparando a diventare operativi nei prossimi anni per aiutarci a effettuare rilevamenti sempre più dettagliati di segnali che possano suggerire l’esistenza di campi magnetici. “La ricerca di mondi potenzialmente abitabili in altri sistemi solari dipende in parte dalla capacità di determinare se esopianeti rocciosi simili alla Terra abbiano effettivamente campi magnetici”, conclude Joe Pesce, direttore del programma per il National Radio Astronomy Observatory. “Questa ricerca mostra non solo che questo particolare esopianeta roccioso ha probabilmente un campo magnetico, ma fornisce un metodo promettente per trovarne di più”.

Via: Wired.it

Credits immagine: Ben Wicks su Unsplash