La strana tattica bisex del coleottero

Non sono le preferenze sessuali: a spingere alcuni insetti ad accoppiarsi con esemplari dello stesso sesso sarebbe l’incapacità di individuare gli esemplari femmine, secondo quanto mostra una ricerca pubblicata su Animal Behavior e condotta dagli scienziati della School of Biological Science della University of East Anglia (UEA).

I ricercatori hanno indagato le ragioni dei comportamenti omosessuali maschili nel coleottero della farina (Tribolium castaneum). Già in passato, numerosi studi sempre sugli insetti avevano analizzato l’accoppiamento fra esemplari dello stesso sesso, anche tra femmine, con risultati che facevano credere che fosse un’attività efficace per attirare i partner migliori e incrementare così la procreazione.

Per verificare la consistenza di questa tesi, lo studio del team dell’UEA ha osservato sei gruppi di coleotteri per un lungo periodo (82-106 generazioni di insetti). Nei primi tre, il 90% della popolazione era rappresentato da maschi, viceversa nei restanti tre la stessa percentuale era rappresentata da individui di sesso femminile.

Nello studio, i ricercatori hanno cercato di verificare se il comportamento omosessuale maschile potesse essere spiegato dalla competizione fra maschi oppure dalla scelta casuale del partner. È risultato che, sebbene l’attività sessuale fosse simile, nei primi tre gruppi gli esemplari maschi erano più selettivi nella scelta del partner, preferendo le femmine. Nei gruppi a predominanza femminile, invece, i pochi maschi erano propensi ad accoppiarsi sia con le femmine sia con gli individui dello stesso sesso, mostrando una scelta casuale riguardo il genere del partner.

“Nei gruppi a maggioranza maschile, i maschi sono più competitivi e cercano l’accoppiamento con le femmine”, afferma Kris Sales, ricercatore della Uea che ha guidato lo studio. I risultati mostrano infatti un 71% di casi in cui il maschio ha cercato “l’approccio” con la femmina al primo colpo. “Nei gruppi a prevalenza femminile – continua Sales – sembra che i maschi abbiano smarrito la capacità di distinguere fra i sessi“. La scelta infatti non è stata decisa verso l’altro sesso ma si è orientata a metà: nel 49% dei casi sui maschi e nel 51% sulle femmine.

Lo studio, sottolineano i ricercatori, non permette di essere generalizzato per spiegare i comportamenti omosessuali di altre specie più complesse come i mammiferi. L’importanza di questa ricerca, invece, sta nel fatto di essere la prima ad aver studiato il comportamento omosessuale degli insetti in un periodo così lungo.

Riferimenti: Animal Behavior

Articolo prodotto nell’ambito del Master in Giornalismo e comunicazione istituzionale della scienza dell’Università di Ferrara

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