Un tatuaggio temporaneo contro le malattie croniche?

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Un tatuaggio temporaneo, e con attività immunosoppressiva. Ma specializzata, così da colpire solo le cellule di interesse lasciando attive le altre e limitanto così gli effetti collaterali. È questa l’idea presentata sulle pagine di Scientific Report da un team di ricercatori del Baylor College of Medicine, prendendo spunto da alcune nanoparticelle create presso la Rice Unviersity, con proprietà antiossidanti.

L’applicazione con un tatuaggio temporaneo

Le particelle in questione sono a base di glicole polietilenico (Peg) e strutture di carbonio note come hydrophilic carbon clusters (HCC), spesse nel complesso circa 100 nanometri. Poste appena sottopelle le nanoparticelle sembrano un piccolo tatuaggio che scompare nel tempo, perché nel tempo vengono rilasciate in circolazione svolgendo la loro azione. E la loro azione è quella di venire interiorizzate dalla cellule T del sistema immunitario, disattivandole, e bloccandone quindi l’attività, senza colpire altre cellule del sistema di difesa, come i macrofagi per esempio.

Terapie mirate per le malattie croniche

E qui sta il vero punto di forza della nanoparticelle: in alcune malattie croniche, alcune cellule più di altre sono alla base della patologia. Come i linfociti T nel caso della sclerosi multipla. Tecnicamente, raccontano i ricercatori che hanno testato le nanoparticelle sui modelli animali, le nanoparticelle captano le specie reattive dell’ossigeno dalle cellule T, disattivandole. Le stesse nanoparticelle non rimangono nelle cellule T a lungo, ma si disperdono nel giro di pochi giorni.

La selettività e l’efficacia temporanea sul sistema immunitario potrebbero rendere più mirati i trattamenti contro alcune malattie croniche, come spiega anche Redwan Huq, a capo dello studio: “La maggior parte dei trattamenti odierni sono generici, usano farmaci immunosoppressivi che colpiscono tutte le cellule, esponendo i pazienti a una serie di effetti collaterali, dalle infezioni all’aumentato rischio di cancro. Per questo – conclude – siamo entusiasti di avere qualcosa che potrebbe aumentare le selettività dei trattamenti”.

Riferimenti: Scientific Reports

Foto di skeeze da Pixabay

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