Tumori e invecchiamento: il ruolo sottovalutato del sistema immunitario

L’avanzare dell’età porta con sé un aumento dell’incidenza di patologie tumorali. Fino ad oggi si pensava che la causa fosse legata al tempo: l’accumularsi di mutazioni genetiche ad ogni ciclo di divisione cellulare aumenterebbe con gli anni il rischio di sviluppare cellule tumorali. Un nuovo studio, pubblicato su Pnas da un team dell’Università di Dundee in collaborazione con ricercatori della Heriot Watt University, offre invece una prospettiva completamente diversa, mettendo il luce il ruolo finora sottovalutato del sistema immunitario, che con l’invecchiamento perderebbe progressivamente la capacità di individuare ed eliminare le cellule tumorali prima che possano diffondersi e originare tumori.

Partendo da questa ipotesi, i ricercatori hanno messo a punto un corpus di dati relativi a due milioni di casi di tumore (ottenuti dal National Cancer Insitute degli USA) verificatisi in un intervallo di età che va dai 18 ai 70 anni. Poi hanno sviluppato un’equazione matematica in grado di predire le probabilità di sviluppare un cancro in relazione al declino del sistema immunitario, comparandola quindi con l’incidenza, in base all’età, di 100 differenti tumori.

Il modello ottenuto è riuscito a far luce sui dati meglio dell’ipotesi che vede come principale indiziato l’accumulo di mutazioni genetiche nel DNA cellulare. Inoltre, dato che il declino del sistema immunitario è più lento nel genere femminile, i ricercatori sono stati in grado di far luce sulle differenze di genere legate all’insorgenza dei tumori (più comuni nel genere maschile), cosa che l’ipotesi delle mutazioni cellulari da sola non riusciva a spiegare facilmente.

A questo punto è interessante capire perché il sistema immunitario perde la sua efficacia. Tutto dipende dal timo: una piccola ghiandola con funzione immunitaria situata dietro lo sterno. “La ghiandola tende a ridurre il suo volume con l’adolescenza ma mantiene il suo ruolo di produzione di timociti che poi diverranno linfociti T” – spiega a Galileo Paolo Zucali, oncologo del Cancer Center di Humanitas. Tuttavia la progressiva riduzione della produzione dei linfociti T, a causa dell’avanzare dell’età, è alla base dell’immunosenescenza che sembrerebbe compromettere il riconoscimento di mutazioni geniche cellulari che possono portare a neoplasie”.

Alcuni stili di vita potrebbero accelerare la riduzione del timo e quindi l’immunosenescenza. “Dati ancora da confermare indicano come un elevato BMI (indice di massa corporea) renda più rapida l’involuzione adiposa del timo” – aggiunge Carlo Selmi, responsabile Reumatologia di Humanitas e docente dell’Università degli Studi di Milano. “Inoltre, studi ancora in corso stanno valutando le relazioni tra alimentazione, stress, esercizio fisico, microbiota, sistema nervoso centrale ed efficienza del sistema immunitario. In futuro, poi, non possono essere escluse strategie per stimolare la produzione di linfociti T sfruttando, tramite alcuni farmaci, il ruolo chiave di alcuni recettori come il PPAR-gamma”.

Riferimenti: Pnas

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