Turing, un genio (anche) della biologia

A sessant'anni dalla morte del grande scienziato britannico, un nuovo studio conferma una sua ipotesi sul processo di morfogenesi, cioè come si differenziano le cellule identiche

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“Un genio visionario, un corridore fulmineo, uno strumento fondamentale per l’intelligence britannica, un precursore dei computer e delle intelligenze artificiali, un omosessuale dichiarato”: le ragioni per ricordare Alan Turing, come vi avevamo raccontato, sono queste e molte altre ancora. L’ultimissima – solo in ordine temporale – è forse la più curiosa di tutte. Perché Turing, morto suicida a 41 anni dopo la condanna alla castrazione chimica per omosessualità da parte del governo britannico, e ricordato per le sue scoperte in campo informatico, ci aveva visto giusto anche nella biologia. Due anni prima di morire, nel 1952, lo scienziato aveva infatti pubblicato un lavoro sulle basi chimiche della morfogenesi, il processo per cui cellule identiche sono in grado di differenziarsi. Una teoria oggi confermata dai ricercatori della Brandeis University e della University of Pittsburgh, che hanno fornito la prima prova sperimentale che valida le predizioni di Turing. Il lavoro è stato pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas).

Secondo l’ipotesi di Turing, le cellule identiche si differenziano, cambiano forma e creano pattern complessi attraverso un processo chiamato reazione-diffusione intracellulare. Funziona così: diverse sostanze chimiche reagiscono tra loro e si diffondono in uno spazio confinato, le cellule di un embrione. Dall’interazione attraverso agenti inibitori (che sopprimono la reazione) e agenti eccitanti (che la attivano) si creano modelli di cellule chimicamente diverse. Turing ne predisse sei. L’équipe di Brandeis e di Pittsburgh, coordinata da Seth Fraden e Irv Epstein, ha creato anelli di strutture sintetiche simil-cellulari e li ha fatti interagire con sostanze chimiche e agenti inibitori ed eccitanti, osservando la formazione di sette diversi modelli cellulari, uno in più rispetto alla teoria di Turing. Le strutture inizialmente identiche diventavano differenti sia in termini di composizione chimica che di dimensioni, a causa del fenomeno dell’osmosi.

La ricerca, osservano gli scienziati, potrebbe avere un impatto nei campi dello sviluppo cellulare e della scienza dei materiali. E ribadisce ulteriormente la levatura scientifica di Turing, “vero pioniere in moltissimi ambiti scientifici”, conclude Fraden.

Credits immagine: sbisson/Flickr

Via: Wired.it

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