Per una volta pare che non sia colpa nostra. L’estinzione di numerose specie di grandi marsupiali, avvenuta in Australia decine di migliaia di anni fa, sarebbe dovuta a un cambiamento climatico che portò all’inaridimento del loro habitat. Lo sostiene uno studio condotto da un gruppo di ricercatori guidati da Judith Field, dell’Università di Sydney, e pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences. Le datazioni dei fossili trovati a Cuddie Springs, nel Nuovo Galles del Sud, dimostrano infatti che questi animali, fra cui il leone marsupiale e il canguro gigante, vissero fianco a fianco con l’Homo sapiens per 15 mila anni: viene così smentito il modello chiamato “blitzkrieg”, secondo cui era stata la caccia spietata da parte dell’uomo a provocare in brevissimo tempo l’ondata di estinzioni. Questo non vuol dire che la caccia non ci fosse, ma che l’estinzione ebbe altre cause: “La zona arida arrivò a coprire il 70 per cento del continente australiano 30 mila anni fa” spiega Judith Field, “e per gli animali ci sarebbero state comunque poche possibilità di sopravvivenza”. È però possibile che gli esseri umani abbiano accelerato le estinzioni bruciando vaste zone per fare spazio all’agricoltura, oltre che con la caccia. (p.g.)





