Uccidere i lupi per (non) salvare i caribù

Centinaia, o più probabilmente migliaia, di lupi grigi da uccidere per evitare l’estinzione del caribù di foresta (la renna Rangifer tarandus caribou) nell’Alberta del Nord, in Canada. Secondo la denuncia lanciata sul Guardian da Paul Paquet, ricercatore della Raincoast Conservation Foundation, il governo canadese vorrebbe adottare questa strategia per salvare una delle popolazioni di renne più minacciate dell’intero paese, e della quale il lupo e l’orso sono i principali predatori. Strategia che, allo stesso tempo, servirebbe a garantire la continuazione delle attività industriali della zona.

In realtà, il piano di recupero per il caribù proposto dall’Environment Canada è ancora in fase di discussione e si sofferma appena sul controllo dei predatori come possibile scappatoia. Tuttavia, stando alle parole del ministro Peter Kent, rimedi alternativi come la costruzione di aree protette delimitate da barriere sarebbero economicamente proibitivi per lo Stato di Alberta, e in ogni caso verrebbero ugualmente contestati perché inadeguati. Ecco quindi che, agli occhi del governo canadese, l’abbattimento intensivo dei lupi (le stime parlano addirittura di cento individui ogni quattro renne da salvare) rimarrebbe l’unica ipotesi attuabile: d’altra parte, come sottolinea lo stesso Kent, “il pubblico ha già accettato strategie simili altrove, come la caccia delle alci nel Newfoundland e Labrador”.

L’abbattimento programmato degli animali è, in effetti, uno strumento di controllo normalmente utilizzato nei parchi e nelle aree protette e, per quanto crudele, può essere necessario per tutelare gli ecosistemi. “Ma, sebbene in Canada il lupo non sia una specie protetta, il suo prelievo in natura non è mai previsto”, spiega Luigi Boitani, ordinario di Biologia e conservazione della fauna selvatica presso La Sapienza di Roma, che da anni studia l’ecologia del lupo: “In ogni caso, per qualsiasi specie, non è mai uno strumento necessario. La natura non ne ha bisogno, è piuttosto l’essere umano che lo rende necessario per indirizzare l’ecosistema in una certa maniera. Inoltre, i numerosi esperimenti condotti in America sui lupi hanno mostrano come non sempre l’abbattimento funzioni: dipende, infatti, dalla densità di prede e predatori e dal contesto ecologico; in questo caso in particolare, manca uno studio che accerti la reale situazione”.

Insomma, si stratta di una scelta che oltre ad essere scientificamente inappropriata, potrebbe rivelarsi inutile in questo contesto. Infatti, come si legge sul piano del ministero dell’ambiente canadese e come denunciano i biologi della conservazione, nello Stato di Alberta la principale minaccia di estinzione per i caribù è rappresentata da diversi fattori – alcuni non del tutto chiari – il più importante dei quali è la distruzione delle foreste boreali, cominciata oltre un secolo fa e oggi dovuta soprattutto allo sfruttamento delle sabbie bituminose per la produzione del petrolio. “Dunque – spiega Paul Paquet – i caribù stanno scivolando da tempo verso l’estinzione; e non per quello che fanno i lupi o gli altri predatori, ma per ciò che l’essere umano ha già fatto”. Così, perseguitare i lupi per salvare le renne, anziché tutelare l’habitat, permetterebbe di “salvare” anche i profitti dell’industria petrolifera.

È propro la degradazione dell’ambiente, infatti, ad alterare il normale equilibrio tra preda e predatore: la scarsità di cibo e di spazio disponibili riduce le probabilità di sopravvivenza e di riproduzione delle renne, le costringe in aree circoscritte e le rende, infine, facili prede dei lupi. Ma abbattere questi ultimi, in ogni caso potrebbe non essere la soluzione. Come sottolinea Paquet, se anche si annientassero le popolazioni locali, altri individui arriverebbero dai territori vicini per sostituirle. In quest’ottica, quindi, anziché cercare un capro espiatorio per mettere in atto un rimedio che potrebbe rivelarsi solo temporaneo, sarebbe più sensato adottare una strategia che sia in grado di frenare la vera minaccia – per esempio limitare l’impatto delle attività umane sull’ecosistema e favorire l’integrazione tra essere umano e natura – provando a risolvere davvero il problema.