Gli oceani hanno assorbito quasi metà dell’anidride carbonica (CO2) emessa dalle attività umane dall’inizio dell’età industriale a oggi. E’ il risultato di uno studio pubblicato su Science da Christopher Sabine e collaboratori del National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa) di Seattle, negli Stati Uniti. Le misurazioni effettuate dai ricercatori hanno rivelato che, negli ultimi 200 anni, gli oceani hanno assorbito 118 miliardi di tonnellate di CO2: senza il loro contributo l’atmosfera ne conterrebbe quindi 435 parti per milione (ppm) anziché le attuali 380 ppm. Sabine ipotizza che “in una scala di tempo di diverse migliaia di anni, circa il 90% della CO2 antropogenica finirà nell’oceano”. Sembrerebbe una buona notizia: la CO2 è il principale gas serra e la sua cattura potrebbe contribuire a rallentare il riscaldamento globale. Ma l’entusiasmo va frenato per almeno due motivi. Innanzitutto, ciò che vale per tempi molto lunghi non vale a breve termine. A causa della lentezza del rimescolamento, occorrerà molto tempo prima che le acque superficiali saturate dalla CO2 atmosferica siano sostituite da quelle profonde. In secondo luogo, elevate quantità di CO2 in acqua potrebbero danneggiare gli ecosistemi oceanici. In un articolo pubblicato sullo stesso numero di Science, Richard Feely e collaboratori, anch’essi del Noaa, hanno infatti mostrato come l’aumento della CO2 possa ostacolare la capacità di certi organismi marini (alcuni molluschi, coralli, certe componenti del plancton) di costruire i propri gusci e scheletri calcarei. Con pericolose conseguenze sulla loro capacità di sopravvivenza e sulla stabilità delle catene alimentari tipiche degli oceani. (va.m.)





