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Una mappa “microbica” per la metro di New York

Se scendete ad Astor Place, nell’East Village, potrete trovarvi inquilini tipici della mozzarella e della robiola, ma anche abili spazzini per inquinanti. Nella fermata di Prince Street, invece, troverete anche colonizzatori di cateteri e altri strumenti medici. Tutti questi strani abitanti della metropolitana di New York altro non sono che i microrganismi mappati dai ricercatori del Weill Cornell Medical College, che per per un anno e mezzo sono andati a spasso per le stazioni della Grande Mela raccogliendo campioni di dna da corrimano, tornelli, panchine, chioschi, e interni della metro per realizzare la loro PathoMap, la mappa di tutti i batteri che vivono sottoterra.

Nella mappa (di cui il Wall Street Journal mette a disposizione una versione interattiva), raccontano gli scienziati, trovano posto batteri che causano infezioni resistenti agli antibiotici e anche dna – e in questo caso solo questo, non microrganismi vivi – riconducibile a quelli dell’antrace (Bacillus anthracis) e della peste (Yersinia pestis). Ma ci sono anche tracce di virusfunghi e specie animali nelle 637 identificate dai ricercatori, che rassicurano: la maggior parte non sono patogeni e sono comunemente presenti sulla pelle delle persone e nel corpo umano. Gli esperimenti di colture in vitro effettuate in laboratorio hanno inoltre mostrato che tutte le stazioni analizzate ospitano microrganismi vivi e che molte delle tracce di dna trovate sono senza proprietario, ovvero non sono riconducibili a specie note.

Se la maggior parte degli inquilini della PathoMap di New York sono innocui, un 12% dei batteri sono associati anche malattie (come lo Streptococcus suis, collegato a meningiti e setticemie, lo Staphiloccoccus aureus, causa di infezioni alla pelle e al sistema respiratorio o lo Aerococcus viridans, associato a infezioni del tratto urinario). Ma, di nuovo, spiegano i ricercatori, la loro presenza va solo presa come tale: non ci sono indizi che questi patogeni siano correlati a una particolare diffusione di malattie o infezioni né sono presenti in quantità tali da rappresentare un rischio per la salute umana. Essi testimoniano piuttosto, ancora una volta, la capacità del nostro sistema immunitario di adattarsi e convivere con l’ambiente in cui ci muoviamo.

Ciò non toglie la possibilità di usare i dati raccolti ora, e quelli che potrebbero essere raccolti in futuro, come un sistema di monitoraggio della diffusione dei patogeni e quindi come strumento di sorveglianza per possibili infezioni o attacchi bioterroristici, aggiungono i ricercatori.

Volendo infine raccontare qualcosa circa la biodiversità microbica della metro di New York va detto che il Bronx è quartiere più ricco di specie microbiche, seguito da Brooklyn, Manhattan, Queens e Staten Island. E, come da atteso, maggiore è la densità abitativa maggiore è la biodiversità microbica. Per quel che riguarda il dna umano – una piccola parte di quello rivelato – i ricercatori hanno potuto confermare che effettivamente le etnie dei diversi quartieri si ritrovano anche nei campioni biologici dispersi nella metro. Come a dire: lasciamo traccia ovunque andiamo.

Via: Wired.it

Nell’immagine:  La diffusione di Pseudomonas, il genere di batteri più comune nella città di New York. Gli hotspots marcano le zone più densamente trafficate (credits: Ebrahim Afshinnekoo)

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