Covid-19, come funziona il vaccino della Pfizer efficace al 90%

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Credit: Pixabay

Uno dei vaccini contro il nuovo coronavirus, sviluppato dalle aziende produttrici Pfizer e Biontech, è efficace nel prevenire più del 90% dei casi di malattia Covid-19. I risultati provengono dalla fase 3 degli studi clinici, l’ultimo stadio della sperimentazione clinica. Lo ha appena annunciato il presidente della Pfizer Albert Bourla. E, se tutto andasse come sperato (ricordiamo però che è difficile fare previsioni) l’azienda potrebbe produrre 50 milioni di dosi di vaccino nel 2020 e fino a 1,3 miliardi nel 2021 – i dati sono riferiti alla produzione e questo non significa necessariamente che avremo il vaccino alla fine dell’anno. Alla sfida della distribuzione si aggiunge quella della conservazione del materiale, che nel caso del vaccino Pfizer-Biontech deve avvenire a temperature bassissime, intorno a -70 °C. Tanto che l’azienda ha allestito speciali cassette refrigerate, per il trasporto e il mantenimento, della durata di alcuni giorni. I dettagli della sperimentazione sono disponibili sulla banca dati statunitense Clinicaltrials.gov.

Lo studio

I ricercatori hanno coinvolto più di 43mila partecipanti, di cui quasi 40mila hanno ricevuto la seconda dose alla data dell’8 novembre e fra cui ci sono stati in tutto 94 casi di infezione Covid-19. I primi risultati indicano che il vaccino è efficace in più di 9 casi su 10: questo significa che previene i sintomi da Covid-19 per il 90% dei volontari che hanno ricevuto la vaccinazione rispetto al gruppo di controllo (a cui è stato somministrato un placebo). Non ci sono state reazioni avverse gravi e il vaccino risulta ben tollerato.

L’efficacia della vaccinazione è stata raggiunta a distanza di 7 giorni dalla seconda dose. Dato che fra la prima e la seconda trascorrono 21 giorni, complessivamente l’effetto protettivo arriverebbe dopo 28 giorni dalla somministrazione iniziale.

Ma la sperimentazione non è finita

I dati sull’efficacia continuano a essere raccolti: l’indagine non sarà completa finché non si arriverà a 164 casi di contagio da coronavirus, per cui la sperimentazione non è ancora terminata. Le aziende indicano che nel giro di poco tempo prevedono di sottomettere i documenti alle autorità preposte – nello specifico la Food and Drug Administration (Fda) statunitense – per un’autorizzazione d’emergenza, richiesta anche in altri casi durante la pandemia. Nel frattempo l’annuncio fa volare le borse: Milano è in rialzo del 5%, Londra del 3,99%, Parigi del 5,39%, Francoforte del 4,8% e Madrid del 6%.

Altre valutazioni

I ricercatori stanno anche valutando la capacità del vaccino contro le forme gravi di Covid-19, che dovrebbero non manifestarsi o in proporzione molto di meno e di fornire protezione a chi ha già avuto il coronavirus, dunque contro una ricaduta, argomento di cui si è molto discusso. Se infatti gli anticorpi contro il Sars-Cov-2 sembrerebbero diminuire rapidamente dopo qualche mese dall’infezione, la risposta immunitaria delle cellule T, attivata anche dal vaccino, arriverebbe fino a 6 mesi.

L’obiettivo principale della sperimentazione è misurare l’efficacia del vaccino valutando i casi comunque positivi – non protetti nonostante la sua somministrazione – a distanza di 7 giorni dalla seconda dose. Nell’analisi finale, però, si studieranno anche gli effetti e i contagi a distanza di 14 giorni dalla seconda somministrazione. Le aziende, infatti, ritengono che l’inclusione di questa indagine permetterà di allineare i risultati degli studi clinici dei vari vaccini e di confrontare le sperimentazioni. Non per alimentare la competizione ma per avere un quadro più chiaro della situazione e dell’efficacia dei vaccini – fermo restando che, anche in futuro, averne più di uno può essere una strategia vincente.

Il vaccino, BNT162b2

Il vaccino si chiama in sigla BNT162b2 e non è da confondere con quello di cui si è discusso spesso, anche recentemente, in collaborazione con AstraZeneca, detto vaccino di Oxford (sigla Chadox1), anche questo avanti nella sperimentazione.

L’idea, come riporta l’Agenzia europea per i medicinali, è che il vaccino BNT162b2 contenga le istruzioni genetiche per la produzione della proteina spike del Sars-Cov-2, la parte del virus che attacca le cellule infettandole. Il vaccino, inoltre, è ricoperto da piccoli grassi (particelle lipidiche) che impediscono la degradazione di queste istruzioni genetiche. Quando una persona viene vaccinata le sue cellule leggono le istruzioni genetiche e producono la proteina spike e l’organismo, riconoscendola come estranea, genera anticorpi diretti contro questa proteina e cellule T (linfociti T, anche questi essenziali nella risposta immunitaria). In questo modo, se la persona già vaccinata entrerà successivamente in contatto con il coronavirus il suo corpo sarà pronto ad attaccarlo e a prevenire il contagio.

Via: Wired.it

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