Dal cuore della Via Lattea sgorgano due fiumi di gas caldo

Grazie ai dati inviati dal satellite Xmm-Newton dell'Esa, sono state rilevate due colonne di gas caldo al centro della nostra galassia. Lo studio su Nature

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Un flusso di gas e particelle energetiche sgorga dal cuore della Via Lattea e scorre in due opposte direzioni perpendicolare al piano galattico. A scoprire le due “colonne” di gas caldo che si estendono per alcune centinaia di anni luce è stato un team di astronomi guidati da Gabriele Ponti, ricercatore dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) che ha utilizzato dati del satellite Xmm-Newton dell’Agenzia Spaziale Europea. Lo studio, appena pubblicato sulle pagine di nature, dimostra quindi la presenza di un vero e proprio fiume di gas che scorre dal centro della Via Lattea, dove risiede un buco nero di grande massa, verso le cosiddette Fermi bubbles (o Bolle di Fermi), gigantesche zone che si estendono per migliaia di anni luce a nord e a sud del piano galattico, ricche di particelle molto energetiche, scoperte nel 2010 grazie ai dati raccolti dall’osservatorio spaziale Fermi della Nasa.

Rappresentazione artistica delle due “colonne” composte da gas caldo che connettono le regioni centrali della nostra Galassia alle gigantesche bolle di particelle che si estendono a nord e a sud del piano galattico.
Foto: ESA/XMM-Newton/G. Ponti et al. 2019; ESA/Gaia/DPAC

La struttura delle galassie

“Sappiamo che i flussi di gas e venti di particelle ed energia emessi dalle galassie giocano un ruolo fondamentale per scolpire e alterare la struttura delle galassie stesse nel tempo”, spiega Ponti, ora all’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e precedentemente all’Istituto Max Planck per la Fisica Extraterrestre a Garching, in Germania “La nostra galassia è essa stessa un formidabile laboratorio per esplorare questi processi in dettaglio e indagare come la materia al suo interno fluisce nello spazio che ci circonda. Abbiamo utilizzato i dati raccolti da Xmm-Newton tra il 2016 e il 2018 per realizzare la più dettagliata mappa nei raggi X mai realizzata del nucleo della Via Lattea” aggiunge Ponti.

La mappa della Via Lattea

La mappa elaborata dai ricercatori rivela la presenza di estesi canali di gas ad alta temperatura delle dimensioni di alcune centinaia di anni luce che scorrono perpendicolarmente al piano della Via Lattea, uno in direzione nord e uno in direzione sud. Gli scienziati pensano che queste strutture stiano trasportando materia ed energia dal cuore della nostra galassia fino alla base delle bolle di Fermi, rifornendole di nuovo materiale.

La scoperta chiarisce in che modo l’attività del nucleo della nostra galassia, sia presente che passata, è connessa all’esistenza di strutture più grandi attorno ad essa. Il deflusso di gas ed energia individuato potrebbe essere una testimonianza del passato della nostra galassia, quando l’attività delle sue regioni centrali era molto più diffusa e potente, oppure potrebbe dimostrare che anche le galassie “non attive” – ovvero quelle che ospitano un buco nero supermassiccio relativamente quieto e mostrano una moderata attività di formazione stellare come la Via Lattea – possono comunque produrre enormi flussi di massa ed energia.

Athena, il nuovo telescopio

In attesa dell’entrata in funzione del nuovo telescopio spaziale nei raggi X dell’Esa Athena (Advanced Telescope for High-Energy Astrophysics), il cui lancio è previsto nel 2031, gli scienziati stanno già lavorando a nuove indagini della nostra galassia e di altre vicine con Xmm-Newton. “C’è ancora molto lavoro che potremo svolgere con Xmm-Newton: il telescopio spaziale potrebbe scandagliare una regione molto più ampia del nucleo della Via Lattea, permettendoci di mappare le bolle e il gas caldo che circondano la nostra galassia in modo ancora più dettagliato e permetterci finalmente di avere un quadro d’insieme di come tutte queste strutture siano collegate tra loro e alla formazione della Via Lattea, nostra Galassia” ribadisce Ponti. “Certo, non vediamo l’ora dell’entrata in funzione di Athena, che siamo sicuri ci permetterà di compiere un enorme salto in avanti anche in questo settore della ricerca astrofisica”.

Riferimenti: Nature; Inaf

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