Vita in Antartide, anche il cervello umano va ‘in letargo’

La psiche di chi trascorre lungo tempo in ambienti ostili, come gli scienziati che per ragioni di ricerca dimorano in Antartide nei mesi invernali, mette in atto delle strategie adattative simili al letargo. Per risparmiare energia in attesa di tempi migliori

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L’ANTARTIDE? Come l’Overlook Hotel di “Shining”. Un’équipe di ricercatori della University of Manchester ha infatti appena descritto, analizzando il comportamento degli scienziati che per motivi di studio trascorrono lunghi periodi di tempo confinati al Polo Sud, le caratteristiche di un fenomeno psicologico estremamente raro, la cosiddetta winter-over syndrome.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Frontier in Psychology, ha messo in luce dei dettagli del tutto inaspettati: in particolare, gli scienziati hanno confermato che il cervello delle persone che si trovano a fronteggiare inverni particolarmente bui in condizioni di completo isolamento è più soggetto a cadere in “stati alterati di coscienza” e “assenza prolungata” – proprio come accadeva a Jack Torrance nel film di Kubrick – ma anche, e qui sta la novità, a ridurre i cosiddetti comportamenti di coping, i meccanismi difensivi messi in atto per gestire o ridurre lo stress psicologico. Apparentemente, il fatto che la psiche riduca i comportamenti difensivi proprio quando ne avrebbe più bisogno potrebbe sembrare una contraddizione in termini; gli autori del lavoro hanno trovato una spiegazione al paradosso, mostrando che si tratta di una sorta di “letargo psicologico”: il cervello mette in atto meno comportamenti di coping per risparmiare energie, sapendo che comunque la situazione di difficoltà non è permanente, ma destinata a scomparire con l’arrivo della primavera.

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