Voli supersonici: l’onda d’urto si vede in fotografia

Dai laboratori della Nasa, la prima spettacolare foto dell’interazione delle onde d’urto di due aerei supersonici

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“E’ così chiara, così bella: un’immagine così non ce la aspettavamo”, dice J.T. Heineck del Ames Research Center della NASA. Non nasconde la soddisfazione di fronte a quella che potrebbe essere la prima immagine dell’interazione delle onde d’urto di due voli supersonici. Uno scatto eccezionale ottenuto dopo più di dieci anni di sviluppo e rifinitura di una avanzata tecnologia fotografica aereo-aereo che permette di visualizzare le turbolenze invisibili.

Nell’immagine si vedono due T-38 della scuola di pilotaggio dell’aeronautica statunitense in volo,  più o meno a una distanza di 9 metri l’uno dall’altro e a quote leggermente diverse (3m). La foto cattura il movimento delle onde d’urto di entrambi gli aerei e la loro interazione. “Se guardate all’aereo posteriore, potete osservare queste onde interagire quasi in una curva”, racconta Neal Smith, un ingegnere di ricerca dell’AerospaceComputing NASA Ames Research Center (ARC) . “Questo perché l’aereo sta volando sulla scia di quello che lo precede, e le onde prendono forma in modo diverso”.

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Voli supersonici senza il botto

La NASA aveva già usato la tecnica fotografica schlieren per studiare le onde d’urto, ma i voli del progetto AirBOS hanno permesso ai ricercatori di catturare tre volte la quantità di dati nello stesso intervallo di tempo rispetto a prima. Il sistema, basato sul metodo Schlieren, sarà usato per catturare informazioni cruciali per definire il design di NASA’s X-59 Quiet SuperSonic Technology X-plane, or X-59 QueSST, un vettore che viaggerà a velocità supersonica ma con onde d’urto tali da produrre solo un placido brontolio, al posto del fragoroso bang supersonico. La capacità di voli supersonici “silenziosi” potrebbe un giorno portare a una diminuzione delle odierne restrizioni per l’impiego di questa tecnologia in ambito civile e al ritorno dei voli supersonici di linea,  dopo l’esperienza, ormai conclusa, del Concorde.

Fonte:  Earth Observatory Nasa

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