Alzheimer, casi triplicati entro il 2050

Perdita del senso del sé, della propria autonomia e delle proprie funzionalità: sono questi i sintomi dell’Alzheimer, una delle forme di demenza senile più diffuse. Ora lo scenario sembra ancora più drammatico. Non solo siamo ancora lontani da una cura, ma il numero di persone affette da questa patologia neurodegenerativa continua ad aumentare e triplicherà entro il 2050. Sono queste le previsioni di uno studio effettuato dal Rush Institute for Healthy Aging negli Stati Uniti, secondo cui, se non si corre ai ripari, l’aumento dei casi di Alzheimer, dovuto principalmente all’invecchiamento della generazione dei baby boomers, sarà drammatico e avrà un effetto devastante sul sistema sanitario americano.

Nel loro studio i ricercatori hanno usato le informazioni relative a circa 10800 individui, sia neri che caucasici, di età superiore a 65 anni che vivevano a Chicago tra il 1993 e il 2011. I soggetti reclutati, inizialmente sani, sono stati intervistati all’inizio dello studio e il loro stato mentale è stato verificato ogni 3 anni. Gli autori quindi, partendo da questi dati, e combinandoli con quelli nazionali sul tasso di mortalità, il livello di istruzione e le stime dell’incremento della popolazione ottenute dall’Us Census Bureau, hanno stimato il numero di persone che si ammalerebbero di Alzheimer nei prossimi 40 anni.

Se i malati di Alzheimer negli Usa nel 2010 erano circa 4,7 milioni – di cui 0,7 milioni di età compresa tra 65 e 74 anni, 2,3 milioni tra 75 e 84 anni e 1,8 milioni con oltre 85 anni – entro il 2050 invece, secondo le stime, raggiungeranno la cifra di oltre 13,8 milioni. Circa sette milioni di questi avranno un’età superiore a 85 anni. E lo stesso trend si osserva nel resto del mondo: secondo le previsioni del Who e dell’Alzheimer’s Disease International, oltre 110 milioni di persone saranno affette da demenza nei prossimi 40 anni con costi che si stimano intorno ai 600 miliardi di dollari. “I nostri risultati sono basati su dati aggiornati e sono piuttosto preoccupanti, anche se riflettono il trend osservato in precedenza”, afferma Jennifer Weuve, tra gli autori dello studio.

Secondo la ricercatrice, inoltre, l’aumento dei casi di Alzheimer sarebbe dovuto principalmente all’invecchiamento della generazione dei baby-boomers: nel 2010 gli individui con più di 65 anni erano 40.3 milioni, nel 2050 saranno oltre 88 milioni. Questo causerà enormi problemi ai sistemi sanitari in tutto il mondo che non saranno in grado di far fronte ad un problema di queste dimensioni. “È quindi necessario – conclude l’autrice – attirare l’attenzione su questa emergenza sanitaria e mettere in atto trattamenti e strategie preventive che permettano di arginare il problema”.

Riferimenti: Neurology Doi: 10.1212/WNL.0b013e31828726f5

Credits immagine: Meritxell Garcia/Flickr

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