I bambini riconoscono i comportamenti scorretti

    “Non è giusto!” quante volte ci è capitato di sentirlo gridare o borbottare dai bambini? Perché di fatto anche i più piccoli sanno distinguere ciò che è giusto da ciò che non lo è, già dai tre anni, e forse anche prima (vedi Galileo: Equo o iniquo? I bambini lo capiscono già a un anno). Lo rivela uno studio, pubblicato su Current Biology, che dimostra in che modo i bambini di età compresa tra i 3 e i 5 anni mostrino un sorprendente livello di preoccupazione per gli altri e un senso di giustizia riparativa, mirata cioè a risanare una situazione, piuttosto che a punire il colpevole.

    Nella società umana la cooperazione viene spesso incoraggiata con la punizione degli individui con comportamenti scorretti. Invece, alcuni studi sui nostri parenti più prossimi, gli scimpanzé, hanno mostrato che questi non puniscono quasi mai i loro simili, a meno che non siano stati colpiti in prima persona (vedi Galileo: Anche le scimmie hanno un senso della giustizia). E nei bambini?

    Dalla ricerca pubblicata ora su Current Biology è emerso che i bimbi preferiscano restituire gli oggetti smarriti ai legittimi proprietari, e che vogliano impedire a persone estranee di prendere un oggetto incustodito. Inoltre i bambini si sono dimostrati propensi a socializzare maggiormente con i coetanei che avevano aiutato un altro individuo, piuttosto che a rapportarsi con uno che si era comportato scorrettamente. C’è di più: i bambini sono stati in grado di rispondere alle stesse necessità di un loro coetaneo (anche di un pupazzo) come se fossero stati coinvolti loro stessi, come dimostrano gli esperimenti condotti dai ricercatori guidati da Katrin Riedl del Max Planck Istitute di Lipsia.

    Gli scienziati hanno dato la possibilità ad alcuni bambini di età compresa tra i 3 e i 5 anni di appropriarsi di alcuni oggetti che un pupazzo aveva precedentemente sottratto a un altro. i bimbi si sono dimostrati a favore del pupazzo ‘derubato’, come se fossero stati coinvolti loro stessi in prima persona: quando infatti, è stata data loro la possibilità di scegliere tra diverse opzioni, hanno preferito restituire l’oggetto al pupazzo, piuttosto che lasciarlo incustodito. “Sembra che il senso della giustizia incentrato sul danno causato alle vittime emerga già nella prima infanzia”, spiegano gli esperti. “L’implicazione principale è che l’interesse per gli altri – come per esempio l’empatia – sia una componente fondamentale del senso di giustizia”, ha aggiunto Keith Jensen, coautore dell’Università di Manchester: “Questo senso di giustizia basata sul danno alle vittime è al centro della socialità umana così come il meccanismo di punizione, entrambi i quali costituiscono la base di una cooperazione unicamente umana”.

    Riferimenti: Current Biology DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.cub.2015.05.014

    Credits immagine: Keith Jensen

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