Osservazione, ipotesi, esperimento, verifica, sono le quattro parole magiche che da Galileo in poi fanno parte del piccolo manuale del vero scienziato, a disposizione dei ragazzi dal primo sussidiario in poi; ma forse serve anche qualcos’altro. Quammen, uno dei più prestigiosi divulgatori delle problematiche scientifiche, mette in evidenza in questo volume come con tempi e modi diversi sia il metodico scienziato Darwin sia l’avventuroso esploratore Wallace riuscirono a immaginare una spiegazione evolutiva della diversità tra le specie assolutamente originale e in contrasto con la cultura dell’epoca.

Le “strane” idee di Darwin
Per dare un significato a quello che vedevano e studiavano, le capacità di osservazione di Darwin e quelle del giovane Wallace dovevano in entrambi essere completate e potenziate da una organizzazione coerente del pensiero e da una capacità di interpretazione veramente “rivoluzionaria”. Guardare i fatti in modo accurato e puntuale fa venire in mente nuove idee che portano a osservazioni ancora più accurate, talvolta in conflitto con quelle generalmente condivise o accettate da chi non sa riflettere sui dati concreti. Nella mente di Darwin il lungo viaggio a bordo del Beagle, le tante esperienze fatte percorrendo terre con faune, vegetazioni e climi mai incontrati, le attente raccolte di fossili di animali mai visti, avevano fatto nascere idee strane e confuse che ne condizionavano i modi di osservare e lo stimolavano a immaginare le cause di quanto riusciva ad esplorare. I Taccuini (1836-1844) pubblicati per la prima volta in Italia non molto tempo fa, mettono in evidenza questo lavorio interpretativo e la difficoltà nell’accettare il suo modo di guardare i fatti, abbastanza diverso da quello dei luminari scientifici suoi contemporanei.
Esploratore o pastore
La scienza tende di solito a una generalizzazione, cercando trame comuni nella varietà dei fenomeni e cercando di ricondurre le diversità a schemi condivisi. Il pensiero di Darwin, e poi quello di Wallace, sembrano andare nella direzione opposta, come se alla modalità di ricerca delle somiglianze tra individui da categorizzare in una stessa specie si sostituisse gradualmente la ricerca delle differenze tra individui; sostituendo all’occhio dell’esploratore sempre in ricerca di curiosità e stranezze l’occhio del pastore capace di riconoscere ogni singolo elemento del suo gregge e di saperne la storia. Sono in atto, in questi casi, due strategie cognitive diverse, antinomiche, che permettono di correlare due modi di guardare: per differenze o per somiglianze, il generale o il particolare, un singolo elemento o un insieme di elementi. Darwin, come spiega Quammen, aveva paura delle interpretazioni che gradualmente prendevano forma nella sua testa: perché, per esempio, guardare le differenze tra individui lo portava a costruirsi una idea di trasmutazione nelle successive generazioni, che spiegasse un progressivo cambiamento nel tempo, il lento aumentare delle diversità in una sorta di processo inarrestabile. Che fratelli, genitori e figli fossero sempre un po’ diversi sembrava un fenomeno ovvio, e non c’era bisogno di spiegazione. Ma dilatare nel tempo la creazione progressiva di queste differenze, immaginare la vita che, come un albero, si ramifica in strutture via via “uguali ma diverse”, immaginando una sorta di selezione naturale attiva nell’ambiente con modalità simili a quelle della selezione artificiale messe in atto dagli allevatori e, ancora, immaginare che si trovasse in questo processo la chiave interpretativa delle differenze tra specie, faceva paura e Darwin non osava confidare a nessuno le sue teorie prima di avere in mano le prove che ne garantissero almeno la plausibilità.
Alla ricerca di leggi generali
Le idee di Malthus, che portavano l’attenzione sulla sproporzione mondiale tra l’aumento della quantità di cibo e l’aumento di quelli che con quel cibo dovevano nutrirsi, erano molto suggestive, e le osservazioni sul campo, le lotte tra animali o i vari modi di sfuggire ai predatori mettevano in evidenza le capacità che permettevano solo la sopravvivenza di alcuni. Darwin, guardando minutamente gli individui e osservando per anni le piccolissime differenze tra i microscopici cirripedi, animaletti di pochi millimetri che si faceva inviare dai suoi numerosi corrispondenti da tutto il mondo, cercava le leggi generali della trasmutazione delle specie, per spiegare in qualche modo lo schema ad albero che si contrapponeva in modo abbastanza evidente a tutte le idee del suo tempo. Quello che Dio aveva creato doveva restare immutato per sempre: Quammen esplora con attenzione le concezioni scientifiche del tempo di Darwin, l’enorme diffusione delle teorie creazioniste, il fissismo delle specie, le prime idee di cambiamento sostenute da filosofi naturali come Lamarck o da geologi come Lyell, i tentativi di classificazione gerarchica dei viventi, dove, al contrario, le sfumature gradualiste impedivano di definire confini netti tra le specie. Non era chiaro cosa bisognava guardare per distinguere o unificare gruppi tassonomici: Cuvier cercava un piano strutturale specie-specifico rispetto al quale le modificazioni adattative fossero secondarie ed escludeva le possibilità di trasmutazione; si cercavano le affinità, le analogie tra diversi gruppi, si valorizzavano o meno le caratteristiche degli ambienti di vita come causa delle differenze tra specie. Questa frammentarietà di idee rendeva Darwin sempre più convinto a non avanzare nel mondo scientifico le sue teorie rivoluzionarie.
Wallace il collezionista
Contemporaneamente, in un’altra parte del mondo, Alfred Russel Wallace, appassionato naturalista e collezionista commerciale, era costretto dal suo lavoro a cercare numerosi esemplari di ogni specie vendibile in Europa, e si accorgeva delle piccole differenze tra gli individui raccolti. Poteva così costruire a suo modo una spiegazione della variazione intraspecifica assai simile a quella di Darwin e formulare una “legge” che descrivesse i fatti senza tuttavia specificare alcun meccanismo di causa-effetto. Con una certa suspence Quammen racconta il modo in cui Wallace manda a Darwin il manoscritto con le sue considerazioni gettandolo nell’angoscia di non aver documentato e pubblicato in tempo i risultati del suo lavoro pluriennale: sono in gioco la sua ambizione, il conflitto con l’onesto riconoscimento della validità del pensiero di Wallace, e una sorta di umiliazione per non essere stato il primo ad offrire teorie valide sulla trasmutazione delle specie. L’onorevole compromesso a cui Darwin arriva seguendo i consigli dei suoi importanti amici, Lyell e Hooker, presentando insieme i due lavori alla Lincoln Society, gratifica Wallace e spinge Darwin a scrivere finalmente, nonostante gravi dolori familiari, l’abominevole volume, terminato nel 1859, dal titolo “On the Origin of Species by means of Natural Selection or the Preservation of Favoured Races in the Struggle for Life”. Se inizialmente la comunità scientifica non sembrava rendersi conto della rirompente originalità dell’opera, non mancarono poi critiche, anatemi, polemiche, irrisioni, travisamenti di ogni tipo. Nelle numerose edizioni successive il titolo diventerà The Origin of Species e sarà sottoposto da Darwin a continue revisioni, precisazioni, aggiustamenti.
La vita privata di Darwin
Il testo di Quammen racconta anche aspetti interessanti della vita privata di Darwin, le sue sofferenze fisiche, le nascite e le morti dei suoi numerosi figli, i suoi interessi scientifici, le continue richieste epistolari ai maggiori scienziati dell’epoca, il suo rovello interiore prima di proporre al mondo le sue teorie rivoluzionarie. Il successo e le contestazioni non sono certo mancate alla sua opera, così complessa e così documentata; ma solo con le successive scoperte di Mendel e le prime idee di genetica la sua primitiva intuizione della nascita con variazioni trova una valida spiegazione scientifica.
Lombrichi, piccioni, orchidee
Altri libri scritti da Darwin, forse di più facile lettura, ne testimoniano il pensiero e la vita, dalla Autobiografia al racconto delle sue avventure ai tempi del viaggio sul Beagle. Nel corso della sua attività di sperimentazione, fin nella sua lunga vecchiaia Darwin continuava ad essere incuriosito e affascinato dalla varietà delle forme viventi, pubblicava una ricca documentazione sulle attività dei lombrichi, un’altra sulla impollinazione delle orchidee, altre sui risultati emersi dalle osservazioni sulle tante varietà di piccioni che allevava nella sua casa di campagna. Documentando, insieme ai momenti salienti, la quotidianità della vita dello scienziato, famoso tanto da venire sepolto con tutti gli onori nella basilica di Westminster accanto a Newton, Quammen rende interessanti e problematiche le attività di questo distinto signore gentile, con le sue intuizioni, le sue frustrazioni, il suo orgoglio, i suoi malesseri, la sua grande genialità e il suo grande amore per la vita, esplorata e interpretata per lunghissimi anni in tutte le sue infinite forme bellissime.





