Da più di un secolo la ricerca neuropsicologica è interessata a individuare i processi che si attivano nel cervello umano quando si ascolta o si produce musica. Gli studi sono tanti e le interpretazioni sono complesse: Laura Ferreri e Carlotta Lega, neuroscienziate cognitive, raccontano in questo volume come la mente percepisce ed elabora le esperienze musicali mettendo in evidenza come gli input sonori attivino specifiche aree cerebrali.

La grammatica della musica
Le tecnologie di neuroimaging sono ormai in grado di rilevare diversi tipi di risposta neuronale e i vari cambiamenti nella loro intensità mentre si ascolta o si produce musica. Le ricerche sperimentali, infatti, sottopongono i volontari a diversi test per identificare le aree del cervello implicate nelle diverse percezioni: gli studiosi analizzano i tempi di risposta relativi alle aspettative sulla coerenza ritmica e timbrica, su impreviste configurazioni tonali, sull’altezza dei suoni, su cambiamenti più o meno coerenti nelle relazioni armoniche tra le note. Si definiscono così, in base alle aspettative, una grammatica e una sintassi musicali che garantiscono una struttura ritmica, una consequenzialità degli input sonori e che, di conseguenza, sollecitano risposte quando vengono violate.
Il piacere dell’ascolto
L’informazione musicale, comunque, non viene fruita da tutti nello stesso modo: può infatti prevalere un percorso bottom-up che porta dalla percezione sonora all’elaborazione mentale responsabile per esempio del piacere dell’ascolto, o un percorso top-down in cui la stimolazione delle aree sensibili del cervello permette un’interpretazione consapevole dell’evento sonoro evocando ricordi, emozioni, situazioni piacevoli.
Musica per bambini
Le autrici si soffermano sullo sviluppo delle percezioni sonore dei bambini cullati da ninne-nanne ritmiche, accompagnate spesso da movimenti, in una sorta di danza che li tranquillizza: l’integrazione sensorimotoria è fondamentale per uno sviluppo armonico, e stimola fin dalla prima infanzia la socialità e la capacità di condividere emozioni. Attraverso esperienze musicali in sistemi controllati sperimentalmente, le scienze neurocognitive hanno potuto evidenziare come, fin dalla prima infanzia, le emozioni musicali siano associate ad attivazioni cerebrali che si manifestano come meraviglia, tenerezza, trascendenza, influenzando la sfera dei sentimenti. Inoltre l’ascolto condiviso di brani, ripetuti finché diventano noti, favorisce una partecipazione collettiva che stimola l’empatia, aiuta a immedesimarsi nelle emozioni di un altro, invita a un delicato equilibrio tra aspettative, ripetizione ritmica, e innovazioni creative.
Musica e linguaggio
La competenza musicale è strettamente correlata allo sviluppo del linguaggio, non solo dal punto di vista sonoro ma anche come elaborazione di complessità strutturale. Le prime filastrocche aiutano il bambino a memorizzare ritmi e cadenze insieme alle parole: la struttura temporale della musica facilita l’accesso alle informazioni verbali, potenzia i meccanismi di memoria e spesso permette la sincronizzazione dei processi di apprendimento. Le autrici affrontano anche due condizioni particolari: l’amusia come incapacità di godere delle sollecitazioni musicali, e l‘orecchio assoluto, cioè la capacità di individuare e dare il nome anche a una sola nota ascoltata.
Suonare uno strumento
Nella seconda parte del libro si parla non già dell’ascolto ma della capacità di produrre musica, analizzando cosa succede suonando uno strumento o componendo pezzi originali. Importanti modificazioni strutturali del sistema nervoso sono state individuate anche dopo poche lezioni di musica, e si è anche osservato che il tipo di strumento studiato provoca attivazioni specifiche che controllano sia l’aspetto acustico che il controllo motorio. Studiare uno strumento infatti induce specifiche sensibilità sulla precisione esecutiva, cioè sui movimenti specifici delle dita, delle braccia, del corpo, con un continuo controllo dell’orecchio sull’andamento e sulla struttura del pezzo che si sta suonando.
La finestra dell’apprendimento
La ricerca ha anche individuato i momenti in cui il cervello è più disponibile all’apprendimento: una sorta di finestre temporali in cui imparare è più facile; con la crescita queste finestre si chiudono automaticamente, rendendo il processo di apprendimento assai più faticoso. L’intreccio dinamico tra maturazione biologica ed esperienza contribuisce a personalizzare le capacità musicali di ciascuno. La plasticità cerebrale, tuttavia, non esclude il ruolo fondamentale delle predisposizioni individuali, dello studio, della capacità di apprendere, dell’impegno continuativo. Il talento musicale è il risultato di una interazione complessa tra genetica e ambiente, pratica intensiva e fattori psicologici. E solo raramente nascono musicisti prodigio come W. A. Mozart.
Musica come terapia
La terza parte del libro descrive come le terapie musicali possono avere successo per migliorare l’esistenza di malati neurologici, di pazienti con Alzheimer o morbo di Parkinson, incapaci di controllo sui movimenti o sulle capacità cognitive. Le evidenze emerse da numerosi studi di psicologia e neuroscienze suggeriscono un importante ruolo della musica nella riabilitazione fisica e psichica, come supporto alla memoria in malattie neurodegenerative. Infatti, oltre a potenziare la socializzazione e lo sviluppo di capacità motorie come nella danza individuale o collettiva, la musica può anche intervenire nei deficit linguistici come la dislessia. Il rinforzo uditivo migliora la coordinazione dei movimenti, rafforza la componente affettiva, facilita il recupero motorio.
Criticità degli studi
Una ricca bibliografia presenta molti risultati positivi relativi alle ricerche svolte, ma le autrici sono spesso critiche nella generalizzazione dei dati raccolti: le conclusioni sono sempre presentate in forma problematica, in attesa di conferme definitive. Questo dipende dalla difficoltà di eseguire sperimentazioni su bambini in diverse fasi di crescita, su anziani con patologie particolari, su modalità di partecipazione alla ricerca ancora in fase sperimentale. Sarebbe comunque importante sapere che tipo di musica viene privilegiata nei diversi studi e se sono state rilevate reazioni differenti nell’ascolto di musica tonale o atonale, classica o contemporanea.
L’ascolto collettivo
Una breve sintesi alla fine di ogni capitolo mette in evidenza i punti principali, gli aspetti problematici e i nodi critici del lavoro, rendendo agevole la lettura e riassumendo in un quadro articolato la complessa relazione tra esperienza percettiva ed elaborazione cognitiva che si sviluppa nel corso delle esperienze musicali. Dati statistici e soggettività individuale si completano in un quadro coerente che dimostra come l’ascolto collettivo assume particolare importanza sia nello sviluppo individuale sia nella coesione della struttura sociale: qui, componenti biologiche, psicologiche e cooperative si intrecciano… al suono della musica.





