Nell’ambito del Sistema Sanitario Nazionale, i cambiamenti del linguaggio intervenuti nel tempo riflettono i cambiamenti all’interno del Servizio stesso. Questa è l’ipotesi sviluppata da Marco Geddes da Filicaia, medico epidemiologo che è stato direttore dell‘Istituto Nazionale dei Tumori di Genova e del Presidio Ospedaliero di Firenze.

Quali obiettivi per quale sistema sanitario
La scelta del linguaggio, commenta l’autore, deriva dagli obiettivi che si danno al servizio sanitario e il cambiamento dei termini implica un cambiamento di status, di relazione con la istituzione, crea dipendenza, modifica aspettative e diritti. D’altra parte nel linguaggio il significato dei termini cambia a seconda del contesto in cui vengono usati, e questo plasma quasi insensibilmente la mente di chi ascolta. Se per esempio si assume che il Servizio Sanitario Nazionale debba rispondere in modo equo a migliorare lo stato di salute delle persone, non può considerare queste semplicemente clienti; perché, denominandole così, le invita a comportarsi da clienti. L’autore descrive quindi il linguaggio ospedaliero in uso come strumento di omologazione: del sentire comune, di orientamento delle coscienze, di trasmissione di convinzioni e atteggiamenti mentali, suggeriti con lo scopo di farli assumere inconsapevolmente agli altri.
Parole che pensano la malattia
Il testo raccoglie una quindicina di triadi di parole che vengono analizzate tanto nel loro significato originario, a volte anche etimologico, quanto nel loro significato d’uso. La raccolta non è sistematica e la scelta dell’autore riguarda “una serie di termini spesso utilizzati in modo approssimato, casuale, sbadato, spesso intenzionalmente distorto“. Gli stessi termini invece, usati in modo corretto, dovrebbero avvicinare le persone alle cose con discrezione e attenzione al loro effettivo significato. Le parole caso, causa, determinante definiscono un modo di pensare la malattia come compresenza di differenti possibili cause. Infatti oggi l’epidemiologia ha rinunciato all’idea di causa unica e necessaria come dimostrano, per esempio, le indagini sulle malattie oncologiche e la causa determinante ha perso una parte del suo significato.
Efficacia o efficienza
L’aspetto economico e politico è sviluppato sotto le voci efficacia, efficienza, appropriatezza, sostenibilità. Vengono qui discussi sia problemi organizzativi sia problemi di efficacia, analizzata nei suoi diversi aspetti. L’efficacia preventiva può anticipare alcune diagnosi, l’efficacia diagnostica indirizza verso trattamenti adeguati, l’efficacia terapeutica indica la capacità di eliminare una patologia e di ridurre le recidive. I livelli assistenziali cambiano a seconda dei casi e riguardano anche i modi con cui l’equipe terapeutica si rivolge al paziente: l’efficienza riguarda non solo la cura degli ambienti, ma anche la gentilezza educata del personale. Problematiche poco rassicuranti sono poi sviluppate sotto le voci attesa, aspettativa, liste di attesa; e più o meno tutti i malati bisognosi di cure e di attenzioni dal Servizio pubblico sanno per esperienza cosa si nasconde dietro queste parole.
Le parole della narrazione
Nella prassi medica assistenziale sono comparse da poco parole dense di significato: informazione, comunicazione, narrazione. La malattia è diventata un’esperienza di cui si parla, che può essere condivisa. E molti medici raccontano di aver conquistato la fiducia dei pazienti raccontando le proprie personali esperienze di malattia. La comunicazione ha avuto grande rilevanza in contesti aziendali, ha modificato atteggiamenti e comportamenti, ha sviluppato marketing. Si è sviluppata così la medicina narrativa, fondata sul desiderio di condividere esperienze, di confrontarsi con situazioni altrui.
Cliente, paziente, persona
L’ultima triade è composta dalle parole cliente, paziente, persona, mettendone in evidenza le sfumature di significato. Il sistema sanitario è a disposizione delle persone, perché tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo, e le persone sono pazienti o sono utenti o sono cittadini a seconda delle relazioni che di volta in volta stabiliscono col Servizio sanitario che deve rispettare quanto scritto nella nostra Costituzione. Privilegiando le strutture private a scapito di quelle pubbliche si vuole invece indurre una sorta di mentalità non tanto economicistica quanto semplicemente consumistica, come avviene in alcuni laboratori dove ai cosiddetti clienti si vende merce (analisi e prestazioni varie) anziché salute. L’autore conclude: quando tutto diventa merce, dal tempo al corpo, dalla scuola alla salute, la cittadinanza perde la sua base morale. Bisogna quindi sviluppare e rispettare le finalità del nostro sistema sanitario, in modo che efficacemente risponda in modo equo alle esigenze delle persone e abbia come obiettivo, invece di poteri personalizzati e ben retribuiti, il miglioramento dello stato di salute dei cittadini.
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