La tanto attesa notte di Halloween è arrivata e anche il nostro cervello sembra essere sintonizzato perfettamente su questo mood “spaventoso”. Se avete in programma una maratona di film horror, fateci caso: anche il più piccolo rumore in casa, come una porta che scricchiola, potrebbe farvi sobbalzare. Un suono che, alla luce del giorno, potrebbe quasi passare inosservato, ma che al buio invece assume tutto un altro significato. Ed è proprio sulla diversa percezione di uno stesso rumore che si è concentrato un team di ricercatori della Carnegie Mellon University, negli Stati Uniti, che ha mostrato come il cervello non si limita a ricevere informazioni sensoriali, ma le interpreta, plasmando il modo in cui percepiamo il mondo che ci circonda. Lo studio è stato pubblicato di recente su Nature Communications.
Stimoli uguali, interpretazioni diverse
Capire come il cervello decida cosa sia abbastanza importante da meritare attenzione è una delle questioni cruciali delle neuroscienze. “Non sempre vediamo il mondo come è realmente”, ha spiegato l’autrice Kate Hong. “Il nostro cervello interpreta costantemente i segnali per aiutarci a dare un senso a ciò che accade nell’ambiente circostante”. Per comprendere, quindi, come il cervello trasformi un segnale sensoriale in una percezione, il team si è concentrato su due processi distinti. Il primo è la sensibilità, ossia la capacità di distinguere la presenza di uno stimolo dalla sua assenza. Il secondo, invece, è il cosiddetto bias decisionale, ossia la tendenza ad affermare di aver percepito qualcosa o a non segnalarlo.
Halloween: l’importanza del contesto
Per approfondire ulteriormente questi due processi, i ricercatori hanno addestrato un gruppo di topi a rilevare piccoli movimenti delle vibrisse. Quando percepivano uno stimolo, dovevano leccare un erogatore dell’acqua associato alla risposta positiva, e, in caso contrario, ne leccavano un altro per la risposta negativa. La soglia tra questi due processi, tuttavia, può variare a seconda del contesto: come spiegano i ricercatori, basta pensare a come una persona che cammina in una strada buia possa diventare ipersensibile a ogni scricchiolio, così come nella notte di Halloween, mentre la stessa sensazione passerebbe inosservata durante una passeggiata in una bella giornata di sole. “Anche se la sensazione è la stessa, potresti avere una soglia più alta o più bassa per dire di sì o per notarlo consapevolmente”, ha precisato Hong.
La corteccia somatosensoriale
Mentre i topi eseguivano il compito, i ricercatori hanno temporaneamente soppresso, tramite l’optogenetica, l’attività della corteccia somatosensoriale, il principale centro di elaborazione del tatto nel cervello, per capire che ruolo svolgesse nella percezione. Invece di osservare che i topi erano diventati semplicemente meno sensibili al tatto, i ricercatori hanno scoperto che erano ancora in grado di percepire gli stimoli, ma erano più propensi a non segnalarli. “A seconda del lato del cervello che abbiamo silenziato, i topi diventavano più o meno propensi a dire di sì”, ha spiegato Hong. Per spiegare questi dati, il team ha approfondito il ruolo del collicolo superiore, una struttura cerebrale evolutivamente antica. “Il collicolo superiore ci aiuta a reagire rapidamente ai cambiamenti sensoriali che avvengono intorno a noi”, ha aggiunto l’esperta. “Se qualcuno ti tocca inaspettatamente la spalla, potresti istintivamente girare la testa verso di lui. Il collicolo superiore contribuisce a coordinare queste risposte rapide”.
Il cervello non è solo un registratore
Dai risultati è emerso che la corteccia somatosensoriale e il collicolo superiore lavorano in sinergia in un compito apparentemente semplice: stabilire se uno stimolo sia stato percepito. La percezione, in sostanza, non sarebbe il prodotto isolato di una sola area del cervello, ma emergerebbe dall’interazione tra circuiti cerebrali diversi. “La neocorteccia ci permette di fare molte cose, ma anziché sostituire la funzione di strutture preesistenti, si è evoluta per lavorare con una struttura che era già molto efficiente nell’aiutare gli animali a sopravvivere”, ha concluso l’autrice. Se nella notte di Halloween sentiamo un rumore inquietante, quindi, da oggi sappiamo a chi dare la colpa: non a un fantasma ma al nostro cervello.
Foto di Sašo Tušar su Unsplash





