Una borsa dell’acqua calda può avere su un dolore localizzato un effetto molto simile a quello di un analgesico. A rivelarlo sono i ricercatori del Dipartimento di fisiologia dello University College London durante la conferenza della Physiological Society: le alte temperature, infatti, a livello molecolare sono in grado di disattivare i recettori del dolore. Si conferma così una antica credenza popolare, che il calore riesca a dare sollievo in caso di disturbi mestruali, coliche o crampi. I ricercatori hanno sintetizzato proteine recettori del dolore e del calore cellulare allo scopo di studiarne le interazioni a livello molecolare. Normalmente, il segnale del dolore viene attivato dall’adenosintrifosfato (Atp), il composto che immagazzina energia nella cellula. Se si verifica un danno ai tessuti o la cellula sta per morire, l’Atp viene liberato, e si innescano così le reazioni che fanno avvertire il malessere. L’esperimento ha mostrato però che a temperature superiori a 40 °C si attiva anche il recettore del calore, il quale a sua volta blocca il messaggero chimico. L’effetto può durare per oltre un’ora. Il recettore del calore potrebbe diventare un elemento chiave per sviluppare analgesici di nuova generazione. (t.m.)





