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Liberiamo il sapere

di
Simone Vecchi

Laser
Il Sapere Liberato. Il movimento dell’open source e la ricerca scientifica
Feltrinelli, 2005
pp.178, euro 8,50

È possibile trasportare il concetto di copyleft dal campo del diritto d’autore al campo brevettuale della ricerca scientifico-tecnologica? Ed è possibile immaginare l’Europa come lo spazio politico in cui sperimentare queste nuove forme giuridiche di proprietà intellettuale? Con queste domande, con una riflessione sulla necessità e la fattibilità di invertire il processo di privatizzazione della scienza e dei suoi prodotti, si chiude l’ultimo lavoro collettivo di LASER (www.e-laser.org).“Il Sapere Liberato” ripercorre la storia del diritto alla copia e del brevetto, percorsi paralleli da un punto di vista giuridico ma intrecciati negli interessi economici che ne hanno segnato l’evoluzione. Inizialmente inventati per tutelare il diritto di un autore a essere remunerato per il proprio lavoro intellettuale, brevetti e copyright sono oggi diventati lo strumento principale delle grandi corporation (in particolare delle industrie agroalimentare, farmaceutica e informatica) per garantirsi settori di monopolio in interi campi della ricerca e della produzione. Dalla Rivoluzione Industriale in poi, da quando il vantaggio tecnologico è divenuto sinonimo di maggior competitività, la proprietà intellettuale e la sua protezione sono diventati centrali nella competizione economica internazionale. Il brevetto e il copyright sono stati lo strumento giuridico principe attraverso cui la conoscenza, ormai non più frutto dell’ingegno di un singolo ma prodotto sociale per eccellenza, diventava merce tout-court, e il cui mercato mondiale andava quindi regolato attraverso normative, accordi e trattati internazionali. In un quadro di politiche neoliberiste, anche i trattati sulla proprietà intellettuale stanno oggi contribuendo ad accrescere la distanza economica fra Nord e Sud del mondo.Il libro spiega come a questo processo si sia sommata la diffusione di un ideologia che vede nell’acquisizione di un brevetto lo stimolo principale all’innovazione scientifico-tecnologica: un luogo comune smentito nei fatti da diversi studi, ma che tuttavia è ancora sostenuto da molti economisti. È avvenuto poi che il culto del brevetto abbia fatto presa nell’università e nella ricerca pubblica, diventando un’unità di misura della produzione di conoscenze: per la ricerca pubblica le conseguenze sono state l’aumento dei costi e la chiusura di taluni filoni di ricerca a causa dei limiti imposti da specifici brevetti. Analogamente alla comunità dei programmatori informatici che ha dato vita a un intero settore di software free, anche nel campo scientifico dall’insofferenza ai processi di mercificazione della ricerca stanno nascendo esperienze di contrasto ai monopoli della proprietà intellettuale (bioinformatics.org, il progetto Bios – www.bios.org, gli archivi aperti on line, solo per citare alcuni dei casi presi in esame da LASER).“Il Sapere Liberato” è un testo che parla direttamente alla comunità scientifica, ponendo il problema irrisolto della creazione di uno strumento analogo alla licenza Creative Commons (che prevede la libera distribuzione del testo a scopo non commerciale, www.creativecommons.org), per difendere la libertà di ogni cittadino ad accedere al sapere socialmente prodotto, per difendere la libertà degli scienziati di fare ricerca in ogni campo, liberando la ricerca dall’imperativo del profitto e quindi riportandola sul terreno dei “beni pubblici”. Si rivela inoltre essere un libro utile per chiunque desideri comprendere l’impatto che hanno avuto brevetti e copyright nella ricerca scientifica, e cosa si muove invece nella direzione opposta. Il libro, pubblicato con Creative Commons, è scaricabile gratuitamente dal sito ippolita.net.

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