Andrea Bottani e Richard Davies (a cura di)
L’ ontologia della proprietà intellettuale. Aspetti e problemi
FrancoAngeli, 2006
pp.208, euro 19,00
Se andate al cinema, è molto probabile che prima di vedere il film vi sorbiate un lungo spot delle associazioni delle case cinematografiche riguardo la pirateria: scaricare film dai circuiti peer-to-peer, o comprare un Dvd pirata è uguale al furto di un’auto o allo scippo di una borsa. Lo spot cerca di convincere della sovrapponibilità delle due situazioni – il furto e la riproduzione non autorizzata – di fatto messe sullo stesso piano dalla legislazione. In rete gira una satira (http://shell.windows.com/fileassoc/0409/xml/redir.asp?EXT=mov) politica che gioca anche sulla sensazione apocalittica che lo spot vuole trasmettere, ma al di là della boutade è opportuno chiedersi fino a che punto il furto di una merce materiale tendenzialmente unica (l’auto, anche se prodotta in massa, è la “tua” auto), sia effettivamente uguale alla riproduzione non autorizzata di un’idea o di un sapere (un romanzo o un software) immateriali, infinitamente riproducibili e inesauribili per definizione. È necessario dunque indagare quali siano le entità che rientrano nella cosiddetta proprietà intellettuale, e quali le strategie possibile per trattarle nel modo migliore. Cioè, va creata un’ontologia della proprietà intellettuale: terminologia che forse spaventa ma che appunto nasconde solo la voglia di vederci chiaro in un argomento complesso ma di crescente importanza anche nella vita di tutti i giorni. Infatti, come mettono in luce alcuni dei saggi compresi in questo volume, la questione della proprietà intellettuale tocca da vicino tutti noi, perché il costo di un brevetto incide per esempio sul costo di un farmaco o di un test diagnostico. Dunque non si sta parlando di cose che il comune cittadino non deve sapere, anzi. In questa collezione di saggi la proprietà intellettuale viene sviscerata nei suoi diversi aspetti. Si va da quello propriamente legale (visto anche in prospettiva internazionale) a quello più filosofico, con quest’ultima parte molto stuzzicante per l’addetto ai lavori stanco dei manuali di diritto. Per esempio, strappa più di un sorriso il saggio di Giuseppe Spolaore che usa “Il Lonfo” di Fosco Maraini (http://www.lavoce.net/Ascolta/Poesie/lonfo.html), esempio di poesia problematica per la semantica. Il lonfo è un soggetto ignoto, che viene definito dalle proprietà descritte nella poesia, che quindi istituisce delle regole proprie: è una sorta di gioco, in cui è il contratto iniziale dei giocatori a stabilire la validità e la correttezza degli enunciati. Siamo nel campo della filosofia del linguaggio, che ci porta strumenti necessari per comprendere cosa viene definito nelle norme che regolano la proprietà intellettuale. Queste norme infatti creano infatti degli oggetti – quelli protetti da queste norme, che non necessariamente hanno un corrispondente preciso nella realtà. È la realtà che viene “tagliata” in modo da rispettare alcune regole: la norma legislativa della proprietà intellettuale dunque crea una serie di entità nuove e il modo di gestirle: ontologia, appunto.Altri saggi toccano argomenti più di attualità stringente (la brevettabilità del vivente per esempio): ed è interessante – per alcuni anche consolante – leggere che le critiche all’attuale sistema di difesa della proprietà intellettuale non vengono più solo da pochi estremisti di sinistra, ma anche da ben più pacati studiosi che hanno a cuore la libertà di circolazione delle conoscenze, considerata comunque uno dei fondamenti della nostra cultura e della nostra economia.Questo libro è quindi decisamente interessante. Quantomeno la prossima volta che scaricate una canzone senza pagare, sarete pronti a affrontare l’alloppare e lo sbernecchiare del lonfo.





