Andrea Bisicchia
Teatro e scienza. Da Eschilo a Brecht e Barrow
UTET Università 2006, pp. 147, euro 11,00
Andrea Bisicchia, che insegna Metodologia e critica dello spettacolo all’Università di Parma, si propone di “analizzare autori e testi che abbiano affrontato, a livello drammaturgico, problemi di carattere scientifico” tramite un’indagine storica che inizia dalle origini mitiche della tragedia greca. Dal mito delle tragedie di Eschilo ed Euripide, passando per le commedie “Le Nuvole” e “Gli Uccelli” di Aristofane (felici parodie delle nozioni prescientifiche, come quelle di carattere meteorologico), l’analisi degli autori classici comprende anche L’“Agamennone” di Seneca, le “Medea” di Seneca, Eschilo, Sofocle ed Euripide e le “Trachinie” di Sofocle. Bisicchia osserva come nel mondo classico “i grandi successi drammaturgici coincidevano con i primi successi scientifici, tanto che, spesso, teatro e scienza procedevano parallelamente, per incontrarsi in circostanze non sempre pertinenti. […] astronomia e cosmologia assumevano un rilievo tale nella sapienza greca da non lasciare gli autori di teatro indifferenti alla loro trasposizione scenica, magari per mettere in evidenza più il pensiero religioso che quello scientifico”.
Dal mito e dalla magia classica, si passa poi alla magia rinascimentale, che comprende argomenti astrologici e alchemici, con una rassegna di importanti opere come il “Negromante” di Ludovico Ariosto, “La Strega” di Antonfrancesco Grazzini detto “Il Lasca”, “Il Candelaio” di Giordano Bruno, “L’Astrologo” di Gian Battista Della Porta, con attenzione anche a due opere “fuori d’Italia” come “The Alchemist” di Ben Jonson (1610) e “The Tragical History of Doctor Faustus” di Marlowe (1594-1597). Un capitolo è poi interamente dedicato al “Galileo” di Bertold Brecht, pietra miliare del teatro con la “t” maiuscola e a maggior ragione del teatro “scientifico”; a questo proposito Bisicchia scrive: “Il teatro, quando raggiunge alti livelli, è un luogo di dibattito, con una forza provocatoria tale da dividere, non solo gli spettatori di professione, ma anche politici, religiosi, uomini di scienza, pubblico in generale. […] Credo che il vero teatro sia quello che si mette sempre in discussione, proprio come la scienza”.
Il saggio si conclude con un capitolo dedicato alla scena del Novecento che comprende l’analisi di opere come “I Fisici” di Dürrenmatt, “Sul caso del dottor Oppenhaimer” di Kippard, “Duecentomila e uno” di Salvato Cappelli (regia di Giorgio Strehler), “Copenaghen” di Michael Frayn, “Infinities” di Barrow-Ronconi, insieme alla citazione di altri tre spettacoli: “Variazioni sul cielo” di Margherita Hack, “Edison” di Bob Wilson e “I Figli dell’Uranio” di Peter Greenway. Da profondo conoscitore del mondo del teatro, Bisicchia risponde alla domanda che ingenuamente molti si pongono del “che cosa c’entrino i concetti scientifici con il teatro”, con le seguenti parole: “[…] perché il teatro ha delle capacità infinite, perché possiede una trasparenza linguistica, una specificità che lo rende unico nel saper comunicare anche le cose più difficili”.
Se una sola critica si può fare a questo interessantissimo saggio è proprio su quest’ultimo capitolo forse perché indirizzato un po’ troppo solo a lettori “di nicchia teatrale” e forse perché un po’ troppo breve: se l’autore infatti sente il bisogno di spiegare chi era Georg Cantor, dà invece per scontato lo stationendrama di Strindberg; inoltre dice che le lettere di Bohr saranno pubblicate nel 2010, mentre sono state già rese pubbliche in anticipo nel 2002 (e si possono consultare nel sito web dell’archivio Niels Bohr) e per evitare l’errore sarebbe bastata un’attenzione maggiore all’ambiente della scienza. Per quanto riguarda il secondo appunto – la brevità – forse, invece di impegnare più di sei pagine con la lista degli spettacoli della storia del teatro documento dal 1960 al 1976, l’autore avrebbe potuto inserire la lista degli spettacoli di teatro e scienza rappresentati fino a ora, molti dei quali originali e degni di nota. Ci si augura quindi che future pubblicazioni possano approfondire i numerosi eventi tralasciati da quella attuale.





