Matteo Merzagora, Paola Rodari
La scienza in mostra
Bruno Mondadori Campus 2007, pp. 208, euro 16,00
Nell’immaginario collettivo il museo è un’istituzione statica e avulsa dalla società: come se dal passato gli oggetti catalogati ed esposti come stelle fisse nella volta celeste della nostra conoscenza fossero proiettati nel presente. Da qualche decennio a questa parte, invece, il museo, in particolar modo quello scientifico, sta cercando di mutare questa sua immagine abbracciando forme di comunicazione più dinamiche e in grado di attrarre nuovi pubblici, ma soprattutto di coinvolgerli in un contesto “amico”, bidirezionale, non più caratterizzato da un flusso di conoscenza verticale – dall’élite di quelli che sanno ai destinatari che non sanno – attraverso canali sempre uguali a se stessi.
Questo fenomeno, che nel suo piccolo può essere considerato una rivoluzione, si è sviluppato contemporaneamente alla nascita dei science centre, spazi aperti di cultura scientifica in cui il visitatore è al centro di una struttura interattiva senza percorsi obbligati.“La scienza in mostra”, il nuovo libro di Paola Rodari e Matteo Merzagora analizza con chiarezza e coerenza l’intera evoluzione del panorama museale scientifico italiano e internazionale, ponendosi sul mercato del settore come punto di riferimento essenziale.
Narrando questa evoluzione dalla sua nascita e fotografando gli esempi, spesso virtuosi, della museologia scientifica estera, i due autori tracciano un quadro della situazione che si proietta nel futuro. Grazie anche all’ausilio di numerose “schede-esperienza” redatte dagli operatori del settore, Merzagora e Rodari analizzano nel dettaglio le diverse figure che danno vita all’istituzione museo. Che siano i visitatori, sempre più centrali per quanto ancora un po’ inconsapevolmente – almeno in Italia – oppure gli animatori, ancora in credito di un riconoscimento congruo al loro ruolo sempre più fondamentale, questo lavoro sottolinea le caratteristiche su cui si basano i musei scientifici e le potenziali linee guida attraverso le quali potrebbero e dovrebbero svilupparsi.
Un’evoluzione che, come ci dice il celebre massmediologo canadese Marshall McLuhan, vede i nuovi media, o le nuove concezioni di media, affiancarsi alle tradizionali, influenzandole e spingendole a un “restyling”, ma senza mai farle scomparire del tutto. Infatti anche i tradizionali musei della scienza, benché filosoficamente e strutturalmente diversi dai moderni science centre figli dell’Exploratorium di San Francisco, si stanno aprendo alle nuove concezioni di comunicazione. Pertanto al museo, ci dicono i due esperti, sarà sempre più frequente imbattersi in postazioni interattive, press-button oppure hands-on, ma anche in exhibit studiati per stimolare l’attenzione del visitatore. Attraverso gli oggetti minds-on, infatti, il visitatore potrà divenire cosciente del suo ruolo attivo in un contesto che ha smesso di indottrinarlo dall’alto e preferisce trattarlo come pari. Vale a dire un cittadino che potrà vedere nel museo l’ambiente giusto per comprendere i risvolti ambigui delle varie tematiche scientifiche che giorno dopo giorno raggiungono il proscenio mediatico.
In questo senso, “La scienza in mostra” segna il momento iniziale di una nuova percezione del museo: un contesto sfaccettato e informale che, in un mondo in cui le tematiche tendono a esulare dai tradizionali luoghi istituzionali, vuole attrarre i cittadini sia per permettere loro di apprendere in modo alternativo sia per farli partecipare al dialogo fondante una società libera e critica di fronte alla scienza. Una tendenza che, forse, ci renderà capaci di notare le trasformazioni che avvengono nella volta celeste delle stelle fisse.





