Pochi paesi come il Madagascar annoverano un numero tanto elevato di specie animali e vegetali rarissimi, e persino non presenti in altre zone del pianeta, tra cui i famosi lemuri. L’abbattimento delle foreste e lo sfruttamento selvaggio delle risorse dell’isola stanno tuttavia portando molte di queste specie all’estinzione, ed è per questo motivo che gli scienziati hanno inserito il Madagascar nell’elenco degli ‘hot spots’, o ‘zone calde’ della Terra, quelle cioè con il più alto rischio di perdita della biodiversità.
Brian Fisher, un entomologo dell’Università di Scienze di San Francisco, ha effettuato una vasta raccolta di dati sul territorio del Madagascar che gli hanno permesso di individuare e classificare le specie maggiormente in pericolo, e hanno reso possibile la stesura di una serie di mappe che avranno un ruolo decisionale nella creazione di nuove riserve naturali nel paese.
Le mappe, presentate su Science, sono state elaborate a seguito di un’osservazione sistematica delle diverse specie in numerose aree dell’isola, dalle foreste alle zone desertiche, ed è stato sviluppato un software in grado di computare i dati provenienti da tutte le 2.315 specie prese in esame. Fino a oggi in Madagascar sono state create aree protette per un totale del 6,3 per cento del suo territorio. L’obiettivo è quello di raggiungere il 10 per cento nei prossimi anni. Le mappe di Fisher potranno anche fornire un modello per l’analisi dei tanti hot spots in altre parti dell’Africa, come in Asia e in America Latina.
“La nostra generazione è l’ultima in grado di apportare cambiamenti significativi. Questo potrebbe essere un momento cruciale per la salvaguardia della biodiversità nelle generazioni future”, ha dichiarato infine Fisher. (ga.c.)





