Carlos Chordá
La scienza spiegata a Nicolás. Manuale per l’uso e il piacere del sapere
Tropea 2008, pp. 222, euro 14,50
“Sai che adesso quando guardo la pubblicità in televisione non posso fare a meno di notare quante stupidaggini si dicano? Quei paroloni, che prima mi sembravano affidabili quanto un libro di testo, ora mi fanno alzare le sopracciglia, perché ho imparato che non sempre ciò che appare scientifico lo è davvero”. E’ uno dei tanti modi con cui Nicolás, uno studente di una scuola superiore spagnola allievo dell’autore, cerca di dimostrare al suo professore di aver capito l’importanza e l’utilità del sapere scientifico, scrivendogli la lettera che apre il libro, volendo sottolineare che in molte occasioni l’ignoranza scientifica è fonte di scelte sbagliate ed è il terreno su cui può crescere l’inganno. In termini giornalistici, la lettera è un attacco perfetto per introdurre lo scopo del saggio divulgativo, ossia far capire a tutti l’importanza della scienza come parte essenziale del nostro bagaglio culturale.
Partendo da questi presupposti, il libro affronta uno per uno gli argomenti che sono alla base della scienza, dal metodo scientifico galileiano al valore della misurazione. Si sofferma poi sull’importanza di saper spiegare la scienza ed enuncia i metodi per difendersi dalle false scienze e dagli inganni della comunicazione tendenziosa. Con un linguaggio tutto in seconda persona singolare, rivolto direttamente al suo studente, l’autore mette il lettore nella condizione di immedesimarsi nel ragazzo curioso e rendersi conto della necessità di sconfiggere l’ignoranza scientifica che ognuno di noi si porta dietro, chi più chi meno. Questo artificio retorico permette di esprimere i concetti senza i filtri della “correttezza politica” e aiuta chi legge a capire i messaggi in modo piacevole, chiaro e diretto.
“La scienza è bella”: questa frase, riportata anche sulla fascetta editoriale, è il titolo del capitolo introduttivo che apre il libro dopo la lettera del ragazzo e riassume in modo volutamente infantile la voglia di trasmettere un messaggio semplice a un pubblico il più vasto possibile. Nella parte successiva si sottolinea poi l’importanza delle parole nell’esprimere i concetti scientifici e sono citati alcuni svarioni frequentemente commessi nel linguaggio comune. Le fasi che costituiscono qualunque procedimento analitico basato sul metodo scientifico vengono descritte punto per punto, per mettere subito i paletti del discorso e dire: qui parliamo solo di cose che possono essere dimostrate, il resto va quantomeno preso col beneficio del dubbio. Ma che cosa vogliono venderci? Un paragrafo con questo titolo prende di mira le credenze empiriche che attirano l’attenzione di milioni di persone. Parole come “igienismo”, “ufologia”, “Feng Shui”, “omeopatia” vanno, secondo l’autore, guardate con sospetto perché non si basano su alcun fondamento scientifico. Così come l’uso ingannevole di parole usate con significato improprio, come “energia”. Successivamente vengono elencate, forse troppo analiticamente anche se in modo chiaro e appassionante, tutte le principali unità di misura utilizzate nella scienza, che vengono definite “l’anima della scienza”. Addirittura alla mole è dedicato un capitolo a parte.
L’attenzione del lettore è ripetutamente catturata con esempi e similitudini, soprattutto quando si tratta di spiegare concetti difficilmente immaginabili, come le enormi grandezze cosmiche o l’infinitamente piccolo. Un libro rivolto solo in apparenza ai ragazzi, che si rivela un’ottima guida brillante e scorrevole per i neofiti del sapere scientifico.





