Adhd: quei bambini poco allineati, al cinema

Arriverà nelle sale il 26 giugno 2014 “ADHD-Rush Hour”, il film-documentario scritto e diretto da Stella Savino. Ecco cosa scrivemmo sul coraggioso (e riuscito) tentativo di affrontare tutti gli aspetti controversi del tanto discusso disturbo mentale in occasione della presentazione al Bari International Film Festival.

Zache ha dieci anni e i suoi problemi con la scuola sono cominciati subito: al primo anno di asilo è stato riconsegnato alla madre insieme a una diagnosi di Adhd (Attention Deficit Hyperactivity Disorder). A curarlo, che altro non significa che renderlo capace di rispettare le regole sociali come tutti gli altri, ci pensano ora le medicine e gli insegnanti del Summer Treatment Program, uno speciale campo estivo per bambini affetti da Adhd, che danno e tolgono punteggi in base al comportamento, più o meno consono alle circostanze.

Armando ha 19 anni, parla con la cadenza tipica dei teenager romani, ma ha lo sguardo di un adulto. I nove anni di terapia farmacologica per curarsi dall’Adhd lo hanno fatto crescere in fretta. Tanto che, oggi che è capace di scegliere se sospendere o meno le medicine, ricorda sorridendo quando alle elementari, unico della classe, aveva ottenuto il permesso di masticare le gomme americane pur di non disturbare la lezioni con quegli strani suoni che gli servivano per ritrovare la concentrazione.

Sono solo due delle testimonianze raccontate nel film di Stella SavinoADHD-Rush Hour”, distribuito da Microcinema in programma il 27 marzo al Bari International Film Festival. Un coraggioso e riuscito tentativo di affrontare tutti gli aspetti controversi del tanto discusso disturbo mentale.

Il montaggio li presenta, sapientemente, in modo alternato, ma potremmo elencarli uno dopo l’altro a partire dalle perplessità di alcuni psichiatri sulla necessità di classificare i sei sintomi incriminati come una vera e propria malattia mentale. Per proseguire con le altre questioni su cui la comunità scientifica si divide: le origini della malattia (ossia quanto sia attribuibile ai geni e quanto all’ambiente), le cure (farmaci o psicoterapie), gli effetti collaterali delle medicine. Su tutti questi temi aleggia, e nel film non se ne fa mistero, la gigantesca ombra di Big Pharma.

Il lungometraggio di Stella Savino, girato tra Europa e USA, che si è avvalso della consulenza scientifica di Stefano Canali, professore di storia delle neuroscienze alla Sissa, non fornisce risposte, non impone una sola chiave di lettura, ma invita a riflettere sulle domande che ogni madre (sono loro le vere protagoniste del film e non a caso si guadagnano la dedica iniziale) non potrebbe evitare di porsi: quali sono le cause? Quali le terapie giuste? Che cosa comporta l’assunzione di medicine?

Nonostante le tante testimonianze di pazienti, psichiatri, ricercatori proposte nel film, il quadro d’insieme resta volutamente, e, a nostro parere giustamente, fumoso.

Questo articolo è apparso la prima volta su Galileo il 26/03/2012. 

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1 commento

  1. Stella Savino è stata coraggiosa ad affrontare questo tema di grande attualità oggetto di discordia fra noi psichiatri. Purtroppo non si conoscono le cause e le svariate terapie in uso non danno attualmente risposte soddisfacenti. É una sindrome che sembra diventare sempre più frequente ed è importante attirare l’attenzione del pubblico su di essa.

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