Il bambino è una tabula rasa?

“Il bambino di Platone” è una raccolta di contributi curata da Francesco Mangoni, uno dei primi collaboratori del progetto Scuola Filosofica (www.scuolafilosofica.com), particolarmente interessati ai collegamenti tra filosofia morale e psicologia. Sette autori affrontano aspetti diversi di una ricerca su un tema antico quanto attuale: il bambino è o non è una tabula rasa? E lo è o non lo è da un punto di vista morale?

Leadership e dominanza

Animando varie situazioni con pupazzi che esibiscono di volta in volta comportamenti di aggressività o solidarietà, dominanza, competizione o sottomissione… e analizzando i tempi e le modalità di risposta di bambini molto piccoli (da sei mesi a un anno) i ricercatori ritengono che le basi per una distinzione tra dominanza bruta e leadership o autorità siano presenti, sia pure in maniera intuitiva, anche in età molto precoci. Vengono fatti riferimenti a studi condotti a livello internazionale, ma nella presentazione delle esperienze non è facile capire quale sia il contesto familiare e sociale a cui i bambini appartengono né come nella ricerca vengano considerati i valori derivanti dall’educazione implicita, cioè dai modelli educativi – parole, modi di vivere ed esempi – con cui i bambini vengono a contatto fin dalla nascita.

bambino

Francesco Margoni (a cura di)

Il bambino di Platone.

Psicologia e filosofia a confronto sulla origine e lo sviluppo della cognizione morale.

Contributi di Dario Bacchini, Simona Caravita, Sonia Cosio, Grazia De Angelis, Carla Sabatti, Luca Surian

Ed. Le due torri, 2018

pp. 169, € 17,50

 

Analogamente, presentando situazioni in cui vengono fatte distribuzioni di beni eque o inique, è veramente molto difficile misurare (e capire) se bambini di dieci mesi siano sensibili al merito, basandosi sui tempi di fissazione visiva valutata come indice di normalità o di sorpresa. Neppure in queste ricerche, infatti, vengono date informazioni sul contesto sociale in cui i bambini sono cresciuti e, soprattutto, sulle organizzazioni dei rapporti familiari. In famiglia si impara prestissimo a riconoscere il potere o l’autorevolezza dei ruoli dominanti e si accettano varie modalità di distribuzione di beni, eque o inique che siano.

L’importanza delle interazioni sociali nel bambino

L’esperienza delle interazioni sociali nei primi anni di vita viene esplicitato nel contributo di Grazia De Angelis, che discute lo sviluppo della comprensione delle norme in ambito morale o in ambito convenzionale durante la crescita. Se, nella tarda fanciullezza, i bambini mostrano di pensare che le norme convenzionali possano essere violate senza danno, quando si sviluppa una idea di società come struttura organizzata anche le norme convenzionali riacquistano il loro valore. Questa dinamica viene ripresa da Dario Bacchini, che considera l’importanza delle norme convenzionali nel mantenimento della organizzazione religiosa e del vincolo di comunità. Indipendentemente dal loro valore morale, certe proibizioni alimentari o la sottomissione della donna rappresentano, in alcuni contesti, norme di comportamento sociale e religioso convenzionali, ma comunque inviolabili.

Il bullismo

Carla Sabatti e Simona Caravita esplorano, dal punto di vista della connotazione morale, i comportamenti aggressivi e il bullismo, sviluppando una concezione multidimensionale che considera una pluralità di elementi in gioco. Fattori di ordine biologico, cognitivo, emotivo e motivazionale entrano sia nelle forme di aggressività attiva sia in quelle passive, cioè quelle in cui non si interviene per impedire una violenza o per aiutare una persona a rischio. Gli adolescenti aggressivi, in entrambi i casi, sanno che la prepotenza è violazione di una norma o si tratta proprio di una loro visione morale distorta?

I diversi contributi di questa raccolta, ciascuno da una particolare angolazione, indagano quindi sia sull’origine e lo sviluppo dei concetti morali sia sulla capacità di giudizi morali. Molte ricerche sulla psicologia della prima infanzia rafforzano una prospettiva innatista secondo cui moduli mentali e meccanismi di apprendimento sono già presenti alla nascita e permettono una rapida acquisizione di conoscenze e abilità. A un lettore interessato al problema, tuttavia, sarebbero necessari ulteriori approfondimenti per costruire modelli complessi e articolati sulla distinzione tra strutture mentali innate e acquisite. Oltre a fondarsi sui classici ma certamente non recentissimi studi Piagettiani, tali approfondimenti potrebbero prendere in considerazione i recenti risultati della neurofisiologia, della teoria della mente e forse anche dell’epigenetica.

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