150 milioni animali selvatici uccisi da un esercito di oltre 700 mila unità: è il bilancio dell’ultima stagione venatoria in Italia: cinque mesi di caccia in totale violazione della Direttiva comunitaria. Nel carniere sono finite infatti anche specie protette, grazie alla iniziativa delle Regioni. E senza alcun controllo da parte dello Stato italiano, che ignorando le condanne collezionate in sede europea si avvia addirittura ad avallare l’illegalità con una legge nazionale. Un disegno di legge che affida pieni poteri alle Regioni in materia di caccia è stato già approvato in Commissione Ambiente al Senato. Scatenando le ire degli ambientalisti: “Questa proposta di legge è incostituzionale e va ritirata”, denuncia Carlo Consiglio, già professore di zoologia all’Università “la Sapienza” e ora responsabile della Lega abolizione caccia (Lac). Una legge del 1992, recependo la normativa europea, stabilisce infatti che la fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato. E la Commissione Europea ha già aperto il quinto processo a carico dell’Italia, dopo le condanne ricevute nel 1987, nel 1991 e nel 2001, per violazione delle direttive comunitarie.
Il rischio è che oltre a tordi, merli, allodole, passeri, peppole e fringuelli, ingredienti irrinunciabili della “polenta osei” apprezzata dai palati fini dei cacciatori del Nord, nel carniere finiscano anche specie in via di estinzione, come la pernice bianca, il fagiano di monte, la coturnice e la lepre variabile. Non solo: l’approvazione definitiva del disegno di legge rappresenterebbe un passo indietro di ottant’anni perché consentirebbe addirittura di cacciare nei parchi e nelle aree protette, oggi unico luogo dove la fauna selvatica è davvero al sicuro. Alla quantità abnorme di fauna selvatica abbattuta “legittimamente” durante i calendari venatori annuali, quindi, si verrebbero ad aggiungere quantità non definite di animali abbattuti attraverso il “prelievo in deroga” e appartenenti a specie protette.
Già quest’anno 14 Regioni su 20 hanno anticipato l’apertura della caccia. Calabria e Sardegna hanno anche prorogato la stagione sino alla fine di febbraio, un mese dopo rispetto al normale calendario venatorio. “Ma cacciare a febbraio, oltre che illegittimo, è ecologicamente insostenibile”, dice Consiglio. “La direttiva europea”, spiega lo zoologo, “vieta la caccia quando iniziano le migrazioni verso i luoghi di riproduzione, cioè verso i primi di febbraio, per non uccidere proprio quegli uccelli che sono sopravvissuti al freddo invernale e alla mancanza di cibo e che possono garantire la sopravvivenza della specie”.
Come è possibile tutto ciò? Un articolo della direttiva prevede la possibilità per gli stati membri di derogare al generale divieto di prelievo di alcune specie particolarmente protette a livello europeo e internazionale. Ma questo solo in casi di estrema gravità quali la tutela della salute e della sicurezza pubblica, la sicurezza aerea, la prevenzione di gravi danni alle colture, al bestiame, ai boschi, alla pesca e alle acque, la protezione della flora e della fauna. E sempre che “non vi siano altre soluzioni soddisfacenti per ovviare ai problemi suddetti”. In Italia, invece, le Regioni, sensibili al peso elettorale delle associazioni venatorie, periodicamente emanano calendari di caccia o piani faunistico-venatori “fai da te” che causano gravi danni alla fauna e mettono in pericolo diverse specie protette.
Con l’approvazione del disegno di legge da parte della Camera la situazione è destinata a peggiorare. Non solo per gli animali: a finire impallinati sono infatti anche gli uomini. Le cronache ci raccontano di raccoglitori di funghi scambiati per fagiani, di escursionisti e gitanti impallinati, di agricoltori uccisi mentre lavorano, di cacciatori che si scambiano per prede tra loro. E così, da agosto allo scorso gennaio, per incidenti di caccia sono morte 25 persone mentre 34 sono stati i feriti gravi e cinque gli invalidi permanenti. Senza contare nove suicidi e nove omicidi commessi con armi da caccia.
Di fronte a questa realtà viene da chiedersi: perché non abolire del tutto la caccia? “In effetti”, risponde Consiglio, “dopo il referendum del 1990, in cui non si raggiunse il quorum, abbiamo un po’ accantonato questo obiettivo. Ma stiamo raccogliendo le forze e l’entusiasmo intorno ad una nuova iniziativa che potrebbe rappresentare un punto da cui riprendere questa battaglia”. La Regione della rivincita potrebbe essere il Veneto, dove è stata presentato una proposta di legge per la moratoria della caccia per cinque anni. La raccolta delle 30 mila firme necessarie inizierà il 19 febbraio.





