Segreti e bugie sul caso Pontecorvo

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Bruno Pontecorvo: tra le sue pionieristiche idee gli studi sul decadimento del muone e la sua teoria delle oscillazioni del neutrino. Foto centropontecorvo.df.unipi.it

Il ministro per gli Approvvigionamenti, George Strauss, ha dichiarato ieri in Parlamento di non sapere dove si trovi al momento il Professor Bruno Pontecorvo […]. Strauss non ha confermato che il professore abbia in passato ottenuto informazione scientifica di valore, ma ha rilevato che recentemente Pontecorvo ha avuto solo un accesso molto “limitato” a segreti atomici… The Manchester Guardian, 24 ottobre 1950

Sin dall’inizio dell’era atomica la preoccupazione che informazioni scientifiche segrete possano finire nelle mani sbagliate segue di pari passo lo sviluppo della ricerca nucleare. Paesi come la Gran Bretagna sono costantemente impegnati nel monitorare la loro diffusione, soprattutto per evitare che altri Stati siano in grado di produrre armi di sterminio. Durante la Guerra Fredda (e anche dopo) le agenzie governative dei paesi occidentali hanno spesso avviato indagini per capire se segreti atomici fossero finiti in mano “nemica”. Per esempio, rilevando il ruolo cruciale svolto dai servizi d’intelligence, il governo britannico ha in passato affermato la loro capacità di produrre rapidamente prove inconfutabili di situazioni di pericolo e di compilare specifici dossier sulla diffusione delle informazioni nucleari (1). Questi dossier sono strumenti importantissimi tanto nella risoluzione di controversie internazionali, quanto nella definizione delle regole per la sicurezza nei paesi che possiedono conoscenze scientifiche di rilievo per la produzione di armi nucleari. In tali paesi, le attività condotte in università e centri di ricerca sono monitorate e regolate da leggi specifiche (2).

Tuttavia, molti aspetti della ricerca e delle tecnologie nucleari non sono sempre così facili da definire. Recentemente, storici e sociologi della scienza hanno rilevato che nella ricerca nucleare gli stessi mezzi possono essere usati per scopi civili e militari. Innanzitutto, quei materiali che possono essere utilizzati sia come combustibili nei reattori, per produrre energia, sia come esplosivi nelle testate nucleari. Inoltre, gli strumenti per la misurazione della radioattività possono essere utilizzati tanto nella ricerca “pura” quanto in quella “applicata” (3). E ancora, sono proprio gli scienziati nucleari che sanno come trasferire le conoscenze specifiche da un settore all’altro (4). Va infine sottolineato che la definizione di criteri scientifici per la valutazione dell’impatto delle ricerche nucleari è sempre soggetta a decisioni di carattere economico, politico e diplomatico prese sull’opportunità di massimizzare oppure minimizzare tali valutazioni. Ciò che i rapporti d’intelligence definiscono pericoloso potrebbe essere sapientemente manipolato nelle “stanze del potere” prima di pervenire all’attenzione dell’opinione pubblica.

Questi temi, che sono stati al centro della recente politica internazionale, richiamano alla mente i casi di spionaggio atomico dei primi anni Cinquanta. Subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, la paura che l’Unione Sovietica stesse sviluppando un proprio programma atomico attivò i servizi di sicurezza occidentali. Le indagini culminarono nella scoperta che l’URSS stava utilizzando scienziati impiegati presso centri di ricerca americani e britannici per ottenere segreti atomici. Nel settembre 1945 un impiegato dell’ambasciata sovietica a Ottawa, Igor Gouzenkouu, rivelò alle autorità canadesi che in America esisteva una organizzazione dedita allo spionaggio atomico. Successive investigazioni condussero all’arresto nel 1946 del fisico inglese Allan Nunn May e, nel gennaio del 1950, del fisico tedesco Klaus Fuchs (emigrato in Gran Bretagna prima della guerra).

Analoghi episodi ci furono negli Stati Uniti, dove nel luglio del 1950 il chimico Harry Gold e il sergente dell’esercito David Greenglass ammisero la loro attività di spionaggio. La loro confessione portò all’arresto dei coniugi Ethel e Julius Rosenberg, poi condannati a morte. In questi paesi la “caccia alle streghe” fu all’origine di molte altre accuse di tradimento e spionaggio che, se pur non sempre fondate, furono utilizzate nella propaganda anti-comunista di quegli anni (5). Curiosamente, tra i casi di spionaggio ufficialmente riconosciuti non compare il caso Pontecorvo, la vicenda del fisico italiano la cui probabile fuga nell’Unione Sovietica fu annunciata il 21 ottobre del 1950. Quel giorno i quotidiani britannici riportarono che il fisico era misteriosamente scomparso in Finlandia mentre ritornava da una vacanza nel Mediterraneo. Italiano di nascita, ma cittadino britannico, Pontecorvo era al momento uno degli scienziati di spicco del primo centro di ricerche nucleari in Inghilterra, l’Atomic Energy Research Establishment (AERE) di Harwel.

Allievo del premio Nobel Enrico Fermi, durante la guerra Pontecorvo aveva anche lavorato presso la stazione nucleare di Chalk River, in Canada, parte integrante del Progetto Manhattan. Tuttavia, le prime reazioni del governo britannico alla sua scomparsa furono decisamente contenute. In due audizioni parlamentari, infatti, il ministro inglese per gli Approvvigionamenti George Strauss dichiarò che Pontecorvo aveva avuto un accesso molto limitato ai segreti atomici perché in anni recenti si era occupato soprattutto di raggi cosmici. Tuttavia, Strauss non stava dicendo tutta la verità. Questo saggio prende in esame la carriera e la fuga di Bruno Pontecorvo principalmente per rispondere a due domande: “Cosa è segreto nei segreti atomici?” e “In quale modo i governi si preoccupano di accertare i rischi derivanti dalla fuga di informazioni atomiche?”. Considereremo le possibili risposte a queste domande alla luce di documenti di archivio relativi al “caso Pontecorvo” di recente messi a disposizione degli studiosi (6).

Il caso Pontecorvo, come nasce la spy-story

La vicenda del fisico italiano è infatti molto più interessante di quanto la letteratura storica sull’argomento suggerisca. Pontecorvo fu una figura di spicco nel quadro del programma atomico britannico e in particolare nella progettazione di reattori e in quella di strumenti per la rilevazione di giacimenti di elementi radioattivi. Entrambi questi settori erano soggetti a segretezza poiché il programma nucleare bellico necessitava di quantità significative di uranio naturale da trasformare in uranio fissile nei reattori nucleari. Subito dopo la fuga di Pontecorvo il direttore esecutivo del Dipartimento dell’energia atomica britannico, Michel Perrin, fu chiamato a esaminare il caso per conto del governo. Al funzionario fu chiesto di minimizzare l’impatto del caso Pontecorvo per non compromettere i negoziati che erano in corso con gli Stati Uniti e il Canada per la collaborazione in campo nucleare. Pertanto, Perrin sostenne pubblicamente che Pontecorvo aveva avuto accesso a segreti atomici in modo estremamente limitato (7).

Contemporaneamente, però, sulla stampa britannica il fisico veniva dipinto come una spia atomica. In effetti, l’agenzia di intelligence MI5 sapeva che non esistevano elementi a sostegno di questa accusa ma, in virtù di accordi con lo statunitense Federal Bureau of Investigation (FBI), non la smentì (8). Né le dichiarazioni ufficiali sulla limitata importanza del ruolo di Pontecorvo nei programmi atomici, né le accuse di spionaggio avanzate dai media avevano un riscontro oggettivo. Ma, di fatto, la campagna mediatica sul caso Pontecorvo contribuì a creare un clima di allarme favorevole all’introduzione di misure di controllo più restrittive per la ricerca nucleare e, in particolare, con il famigerato positive vetting (9) nei confronti del personale impiegato presso i centri di ricerca. Negli ultimi cinquant’anni, tanto l’opinione pubblica quanto l’esame storico del caso Pontecorvo sono stati influenzati dalla versione dei fatti proveniente da fonti diplomatiche e da agenzie di intelligence. La distanza tra quanto il pubblico ha avuto modo di sapere circa le attività del fisico italiano e quanto era noto a pochi diplomatici o agenti dei servizi britannici ha generato due tipi di resoconti storici del tutto incoerenti. In uno si sostiene che Pontecorvo era una spia atomica (10) nell’altro che Pontecorvo non passò alcun segreto di valore all’Unione Sovietica perché era al di fuori della ricerca nucleare “segreta” (11).

Nessuno storico ha finora tentato di risolvere questa contraddizione, che è invece proprio quello che tenteremo di fare in questo saggio.Riteniamo che il caso Pontecorvo offra una lezione importante per gli storici della scienza, così come per chi studia la “scienza” della politica (12). Da un lato, infatti, dimostra che nella fisica nucleare il concetto di “segreto atomico” non trova necessariamente applicazione nel lavoro quotidiano dei ricercatori, poiché i medesimi principi e strumenti sono utilizzati sia nella ricerca pura sia in quella applicata (o segreta). Dall’altro mostra che nel corso dell’era nucleare certe trame segrete relative alla politica nazionale erano considerate molto più importanti che non l’ottenimento di informazioni da parte di organismi di intelligence. E pone quindi un interrogativo rispetto al futuro, proprio perché suggerisce che simili disegni possano avere ancora un ruolo di rilievo nella risoluzione delle controversie internazionali.I

Bruno, il “cucciolo” irresistibile  e vagabondo

All’epoca della sua fuga, il fisico nucleare italiano Bruno Pontecorvo era conosciuto dai suoi colleghi come una personalità affascinante, un uomo cui piaceva viaggiare più di ogni altra cosa. Nel 1950, Pontecorvo e sua moglie, la svedese Rosanne Nordblum, avevano tre bambini e un ugual numero di passaporti (di cui uno canadese e uno britannico). La fuga in URSS giunse infatti al termine di un quindicennio, a cavallo della Prima Guerra Mondiale, vissuto tra l’Europa e l’America, in un continuo spostarsi da un laboratorio all’altro. Nel 1936 “il cucciolo” (13) aveva lasciato l’Istituto di Fisica di via Panisperna a Roma per lavorare presso il Laboratorie de Chimie Nucleaire di Parigi, grazie a una borsa di studio del Ministero della Pubblica Istruzione. Tuttavia, la pubblicazione delle leggi razziali nel 1938 costrinse Pontecorvo, di famiglia ebrea, a lasciare definitivamente l’università italiana (14).

1940, da Parigi agli Stati Uniti

Nel 1940 l’invasione della Francia da parte delle truppe tedesche costrinse il fisico a lasciare anche Parigi e il paese (15). Giunto in America, tra il 1941 e il 1943 Pontecorvo lavorò presso la compagnia Wells Surveys, in Oklahoma, visitando spesso New York e Chicago, dove vivevano la maggior parte degli accademici italiani rifugiati negli Stati Uniti. Nel 1943 si stabilì in Canada ed entrò a far parte di una missione scientifica britannica collegata al Progetto Manhattan. Nel frattempo, Pontecorvo continuò a viaggiare tra le maggiori città statunitensi e l’Europa (alla fine della guerra visitò varie volte l’Inghilterra e l’Italia) fino a quando, nel 1949, decise di trasferirsi in Inghilterra per lavorare all’AERE, il centro nazionale per la ricerca atomica di Harwell. Benché tra il 1943 e il 1950 il fisico italiano mantenesse la propria posizione nel contesto del programma nucleare britannico, in diverse circostanze considerò l’opportunità di lasciarlo per impieghi accademici in America o in Europa (16). Questo modo di vivere, con continui trasferimenti e viaggi, corrispondeva in Pontecorvo anche a un modo di intendere (metaforicamente) la ricerca nucleare.

Il caso Pontecorvo: un fisico geniale e flessibile

Egli è considerato da molti storici come uno dei più importanti scienziati italiani coinvolti nelle ricerche sui raggi cosmici e sulle particelle elementari nonché un pioniere della fisica dei neutrini. Lo studio di documenti di archivio mostra che in realtà Pontecorvo aveva interessi scientifici che andavano ben oltre lo studio della fisica delle particelle. Se spostarsi di luogo in luogo era un modo di intendere la propria vita, passare dallo studio di nuove particelle a quello del loro uso nella fisica applicata era parte integrante della sua ricerca. In particolare, per ciò che concerneva la soluzione di problemi applicativi attraverso pratiche sperimentali della fisica delle particelle e la possibilità di ottenere nuova conoscenza sulle particelle attraverso l’uso di strumentazione originariamente sviluppata nel contesto della fisica applicata (17).

La “flessibilità” di Bruno Pontecorvo nell’uso delle tecniche della fisica nucleare ci porta a considerare il suo rapporto con la ricerca “classificata” o “segreta”. Come abbiamo accennato, la versione ufficiale ha sempre sostenuto che Pontecorvo fosse prevalentemente impegnato nella fisica dei raggi cosmici e delle particelle elementari e che pertanto avesse un accesso molto limitato alla ricerca classificata. In realtà, fu proprio la specializzazione di Pontecorvo in questi settori di studio che lo condusse verso la ricerca segreta, come dimostrano due importanti aspetti della sua attività: la produzione di strumentazione per la rilevazione geofisica e la fisica delle pile atomiche.

Pontecorvo geofisico

Nel 1941 Pontecorvo iniziò a lavorare nel laboratorio di ricerca della Wells Surveys a Tulsa, Oklahoma. Nella sua autobiografia Emilio Segrè (altro “ragazzo di via Panisperna” che, trasferitosi in America, dal 1938 lavorava al Radiation Laboratory di Berkeley, California) ricorda come nel maggio del 1940 rifiutando una proposta della Wells Surveys avesse segnalato il nome di Pontecorvo (18).

La Wells Surveys era una delle maggiori imprese statunitensi coinvolte nella progettazione e produzione di rivelatori elettronici per le prospezioni petrolifere ma aveva avviato anche un programma di ricerca per i giacimenti di materiali radioattivi. Negli anni successivi Pontecorvo e la Wells Surveys registrarono presso l’ufficio statunitense quattro brevetti relativi a strumentazioni per la rilevazione geofisica (19). Tre di questi brevetti riguardavano la ricerca petrolifera (20), il quarto invece un rilevatore che, utilizzando i “contatori in coincidenza”, permetteva di distinguere tra giacimenti di uranio e di torio(21). Va sottolineato che la tecnica dei contatori in coincidenza era stata sviluppata negli anni Trenta nel contesto della ricerca sui raggi cosmici ed era diventata sempre più affidabile grazie anche al circuito di coincidenza sviluppato dal fisico italiano Bruno Rossi (22).

Pontecorvo, quindi, aveva trasferito sapientemente la tecnica dalla ricerca sui raggi cosmici a quella della rilevazione geofisica. Campioni di torio presenti in laboratorio emettevano radiazione gamma a un livello energetico di circa 2,6 milioni di electron volt, mentre i medesimi campioni di uranio emettevano la stessa radiazione a un livello di 2,2 milioni di electron volt. Pontecorvo capì subito che un sistema di coincidenza avrebbe potuto distinguere l’uranio dal torio proprio in base a quanto fosse penetrante la radiazione emessa dal giacimento. Questo caso indica chiaramente la vicinanza tra due aree di ricerca classificate in maniera molto diversa nel contesto dei regolamenti sulla sicurezza atomica. La ricerca sui raggi cosmici era considerata ricerca pura o di base, mentre gli studi inerenti alla strumentazione per la rilevazione geofisica diventeranno sempre più segreti in relazione alle necessità di identificare e produrre mappe di giacimenti radioattivi.

Pontecorvo e il progetto atomico anglo-canadese

Va detto, tuttavia, che non fu la rilevazione geofisica la principale via di accesso di Pontecorvo alla ricerca militare. Nel 1943 il fisico decise di andare in Canada per partecipare al progetto atomico segreto anglo-canadese denominato in codice “Tube Alloys”. Questo progetto fu inizialmente finanziato dal Department for Scientific and Industrial Research (DSIR) britannico e dal Consiglio Nazionale delle Ricerche canadese per studiare l’utilizzo dell’energia atomica. Dal 1944 il Tube Alloys fu diretto dal fisico inglese John Cockcroft e la maggior parte delle risorse furono orientate alla progettazione di un reattore nucleare eterogeneo alimentato con uranio arricchito e moderato con acqua pesante (23).

Pontecorvo non solo collaborò al progetto ma vi contribuì in maniera determinante analizzando nel dettaglio questioni fondamentali per la progettazione dell’NRX (Reattore Nucleare X). Secondo la storica Margaret Gowing, in un primo momento il segretario generale del DSIR, Edward Appleton, non era stato favorevole all’assunzione del fisico italiano: “Quando fu avvertita la necessità di assumere Pontecorvo come membro della missione scientifica britannica, il segretario del DSIR si era opposto. Difatti Appleton era contrario a incrementare ulteriormente il già elevato numero di ricercatori non inglesi presenti nel progetto. Tuttavia, furono fatte pressioni su di lui sia in virtù della reputazione di cui godeva Pontecorvo sia per la mancanza di fisici così preparati nel suo campo di ricerca” (24).

Quale che fosse la ragione dell’iniziale opposizione di Appleton, l’assunzione di Pontecorvo fu vitale per la realizzazione del programma. Si consideri che il progetto dell’NRX necessitava innanzitutto di calcoli matematici per le dimensioni del reattore. In un secondo momento, sarebbero stati affrontati altri problemi di progettazione. I calcoli sulle dimensioni del reattore dipendevano prevalentemente dallo studio del comportamento dei neutroni nella pila e quindi da dati sperimentali ottenibili solo in centri di ricerca dove pile atomiche erano già operanti. Al tempo l’unica pila attiva era la Chicago Pile I (o CP-I), grazie al lavoro del gruppo di Enrico Fermi. Il maggior fisico italiano stava allora conducendo ricerche con una nuova pila, la CP-2, realizzata nel laboratorio Argonne, nei pressi di Chicago (25).

Per ottenere dati essenziali per la realizzazione della pila anglo-canadese, i manager di Tube Alloys pensarono bene di inviare a Chicago proprio Bruno Pontecorvo, il quale discusse con il suo ex maestro i dati teorici elaborati in Canada. Fermi stesso fornì importanti indicazioni sul progetto. Una volta ritornato in Canada, Pontecorvo si occupò di aspetti fondamentali per il completamento di NRX, quali, per esempio, lo studio delle proprietà dei materiali fissili, dei prodotti della fissione nucleare controllata e dell’interazione fra prodotti e materiali in uso per la sua edificazione (26). Inoltre, contribuì allo studio dei materiali per la schermatura della pila atomica (27). Il ruolo di Pontecorvo nel contesto della progettazione di NRX, quindi, era sicuramente di grande importanza. In Canada, Pontecorvo continuò a lavorare anche nel campo della strumentazione per l’identificazione di giacimenti radioattivi. Nel settembre del 1944 incontrò l’ex collega della Wells Survey Serge Scherbatskoy per testare alcuni nuovi rivelatori.

La ricerca dell’uranio

Insieme esplorarono una zona all’interno della regione dei NorthWest Territories in Canada e per Cockcroft, direttore di Tube Alloys, stilarono un rapporto segreto indicante i depositi di materiali radioattivo trovati (28). Inoltre, in ottobre, esponenti di spicco dell’esercito americano coinvolti nel Progetto Manhattan organizzarono un incontro a Washington al fine di promuovere lo scambio di informazioni fra gruppi di scienziati inglesi, canadesi e americani impegnati nella produzione di strumenti per la rilevazione geofisica. Pontecorvo fu inviato all’incontro come rappresentante inglese ed ebbe quindi modo di conoscere nel dettaglio le diverse tecnologie in uso per l’esplorazione dei giacimenti di uranio. Il colonnello Paul Guarin (dell’entourage del generale Groves, il direttore generale del Progetto Manhattan), che presiedeva l’incontro, chiarì che tutti gli aspetti di ricerca inerenti alla rilevazione geofisica dovevano essere considerati segreti (29).

Di ritorno dalla conferenza, Pontecorvo consigliò Cockcroft sui possibili metodi per sviluppare nuove strategie per la mappatura dei depositi di uranio e di torio. Per una prima esplorazione su territori piuttosto vasti il fisico italiano suggerì l’impiego di potenti camere di ionizzazione installate su elicotteri o aeroplani. Una seconda indagine con rivelatori portatili dalle caratteristiche tecniche simili a quelle del rivelatore da lui progettato due anni prima avrebbe poi permesso di valutare le concentrazioni dei materiali presenti (30). In due anni il fisico italiano si era così guadagnato la fiducia e la stima dei dirigenti dei progetti atomici in corso sul territorio americano, che infatti non esitarono a coinvolgerlo nella produzione e nello scambio di informazioni in settori applicativi cruciali – la rilevazione geofisica e la fisica delle pile atomiche – nel contesto dell’uso militare dell’energia atomica (31).

La proposta degli inglesi: costruire la pila atomica ad Harwell

Il bombardamento delle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki sancì il completamento della ricerca nucleare finalizzata alla costruzione di armi per il conflitto in corso e segnò l’avvio di progetti nazionali per lo sfruttamento dell’energia atomica in campo militare e civile. Una prima stesura del programma atomico britannico assegnava a Pontecorvo la responsabilità della “fisica delle pile” (pile physics) nel nuovo centro di ricerca che gli inglesi avevano deciso di costruire ad Harwell, presso il quale alla fine del 1945 al fisico italiano fu offerta la posizione di Principal Scientific Officer (PSO) (32).

Pontecorvo non accettò immediatamente la proposta. Proprio nel 1946, infatti, per la prima volta, egli fu tentato di lasciare la missione scientifica britannica in Canada. Il fisico inglese James Chadwick, responsabile per la gestione politica di Tube Alloys, dal suo ufficio a Washington si era infatti opposto alla sua richiesta di visitare l’Italia. A questo proposito va ricordato che erano appena iniziate le prime indagini sullo spionaggio atomico, grazie anche alla defezione del funzionario russo Igor Gouzenkou dell’ambasciata sovietica a Ottawa (33). Nel febbraio del ‘46 Pontecorvo ebbe un incontro diretto con Chadwick e chiarì che se fosse stato autorizzato a viaggiare in Europa, avrebbe accettato l’offerta inglese; altrimenti, era pronto a lasciare la missione britannica per lavorare in un’università o in una azienda americana. Nel frattempo le investigazioni sul caso Gouzenkou erano giunte al termine (34) e, non essendo emerso nulla a carico di Pontecorvo, Chadwick non si oppose più al suo viaggio in Europa (35).

Ritorno a Chalk River

Al suo ritorno, però, Pontecorvo decise di rimanere in Canada presso la nuova stazione di ricerche nucleari di Chalk River per completare il progetto NRX, avviato verso la conclusione. Cockcroft accettò la sua decisione ma, preoccupato per le sorti della pila nucleare in costruzione ad Harwell, volle stabilire un canale di comunicazione tra gli scienziati della missione britannica in Canada e quelli impegnati nel progetto nella costruzione di BEPO (British Experimental Pile O) di Harwell. Cockcroft creò quindi un comitato che “avrebbe avuto il compito di consigliare il gruppo di scienziati impegnati nel progetto inglese e di rispondere a domande su aspetti tecnici provenienti dal Regno Unito” (36). Pontecorvo fu uno dei membri di questo gruppo e aiutò gli scienziati di Harwell a risolvere aspetti tecnici e importanti problemi nella progettazione di BEPO (37). Nel dopoguerra l’attività di Pontecorvo si concentrò sulla ricerca dei raggi cosmici e sulla fisica delle particelle. Nel 1946 il fisico iniziò a programmare esperimenti per lo studio dei neutrini con le pile nucleari di Chalk River. Insieme ai fisici Geoffrey C. Hanna e David H. W. Kirkwood, sviluppò nuovi tipi di contatori proporzionali sensibili ai raggi b (38).

I tre decisero anche di allestire a Chalk River un laboratorio per lo studio dei raggi cosmici e, in particolare, sulla disintegrazione dei mesoni. Il passaggio dalla ricerca applicata alla fisica delle particelle può essere spiegato dal desiderio di Pontecorvo di dedicarsi a un settore che prometteva grandi sviluppi. I nuovi acceleratori di particelle e i reattori disponibili avevano infatti permesso per la prima volta la produzione artificiale di reazioni nucleari. Recenti sviluppi della fisica dei raggi cosmici, inoltre, avevano fatto emergere diversi aspetti dell’interazione fra particelle nucleari.

Benché impegnato principalmente nella fisica “pura”, Pontecorvo non si allontanò dall’area della ricerca segreta: nello studio dei raggi cosmici, infatti, il fisico utilizzava strumenti “classificati”. Inoltre, mentre continuava la collaborazione con gli inglesi nel campo dello sviluppo di strumentazione per la rilevazione geofisica, iniziò a collaborare con aziende europee e americane coinvolte nella produzione di questo tipo di strumentazione. In estrema sintesi, grazie alla sua maestria nel doppio uso (ricerca di base e applicata) delle tecnologie per la rilevazione, Pontecorvo fu uno dei protagonisti nello sviluppo del programma nucleare britannico. Si consideri inoltre che Pontecorvo usava strumenti come i kicksorter (o pulse analyser, analizzatori di impulso), che erano utilizzati nella misurazione della banda energetica delle particelle rilevate dai contatori. La pubblicazione di dettagli inerenti i kicksorter era stata autorizzata solo da poco (39).

Va inoltre ricordato che alcuni dei primi rapporti sulla rilevazione geofisica scritti da Pontecorvo erano stati trasferiti al Telecommunication Research Establishment (TRE) di Malvern, in Inghilterra. Durante la guerra, al TRE era stato sviluppato il radar per conto del Ministero dell’Aviazione inglese e ora il centro era impegnato nella produzione di nuovi rilevatori elettronici da utilizzare in diverse aree della ricerca nucleare, quali la rilevazione di particelle in acceleratori e pile nucleari, la fisica dei raggi cosmici e la rilevazione geofisica. Per quanto riguarda quest’ultima, occorre, inoltre, ricordare che i servizi di intelligence britannici, dal 1945 impegnati nella individuazione di depositi di uranio in diverse aree del mondo, avevano chiesto di poter disporre di strumenti di maggiore precisione (40). Il TRE aveva sviluppato due nuovi programmi di ricerca in merito: produzione di rilevatori portatili per l’esplorazione a terra e strumentazione per la ricerca aerea. Nel 1947, Ernest Franklin produsse il primo rilevatore portatile, basato proprio sulla tecnica dei circuiti di coincidenza (Fig. 5) (41).

All’epoca le misure di sicurezza relative a questa area di ricerca erano estremamente rigide. Nel 1948 uno dei fisici del TRE, Dennis Taylor, per aver pubblicato nel giornale del centro di ricerca i dettagli relativi a uno dei rivelatori portatili per raggi gamma fu severamente redarguito dai suoi superiori. Tutta la strumentazione per la rilevazione geofisica e per la valutazione della proporzione di uranio e torio in campioni provenienti da depositi di materiali radioattivi era ritenuta un segreto di vitale importanza (42). Davidson (vedi nota 40) era molto preoccupato per le conseguenze dell’iniziativa di Taylor: “La pubblicazione di rapporti tecnici dettagliati in giornali scientifici è un modo di fare un regalo del tutto non dovuto in termini di informazioni a certi Stati che sono interessati a sapere che cosa stiamo facendo in questo campo di ricerca. Forse sarebbe bene ricordare che la diffusione di qualsiasi informazione inerente alla rilevazione di depositi non ferrosi nell’Unione Sovietica viene al momento considerata un’offesa capitale” (43).

Davidson chiese anche a un diplomatico inglese di stanza a Washington di verificare attraverso i servizi americani se l’Unione Sovietica poteva in qualche modo trarre vantaggio dalla pubblicazione di dettagli su nuovi strumenti per la rilevazione geofisica. Nella sua risposta il diplomatico sottolineò che simili informazioni potevano permettere ai sovietici di interpretare le mappe geologiche dei britannici oppure di produrne altre molto più dettagliate (44).

Tra il 1947 e il 1948 Pontecorvo continuò a consigliare Cockcroft circa la produzione di nuovi rilevatori, e il fisico inglese ritrasmetteva queste informazioni al TRE (45). Nel luglio del 1948, poco dopo la sua incauta iniziativa, Taylor ricevette nei laboratori di Malvern una visita di Pontecorvo per l’avvio di alcune ricerche (46). Nel 1946 l’attività svolta da Pontecorvo come consulente di imprese private nel campo della rilevazione geofisica aveva suscitato le obiezioni di un funzionario del Ministero per gli Approvvigionamenti ma poi il fisico italiano era stato autorizzato a continuare la collaborazione anche se con l’impegno di non depositare brevetti (47). Per questo motivo, egli evitò di registrare un certo numero di sue invenzioni lasciando che fosse Scherbatskoy a farlo (48). Grazie al fisico Giuseppe Fidecaro, è inoltre risaputo che dal 1948 i rilevatori a neutroni di Pontecorvo avevano attratto l’interesse di società europee impegnate nell’estrazione del petrolio, in particolare dell’Agenzia Italiana Petroli (AGIP) e dall’Anglo-Iranian Oil Company (49).

Di nuovo in Europa

Nel 1948 la rivista scientifica Nature annunciò che Bruno Pontecorvo, “responsabile per lo sviluppo di pile nucleari in Canada ed ora impegnato in ricerche di fisica nucleare”, era stato nominato Senior Principal Scientific Officer ad Harwell. Le ragioni per le quali Pontecorvo accettò questo incarico non sono del tutto note. In effetti, egli aveva espresso il desiderio di lavorare in Europa per essere più vicino alla sua famiglia e Cockcroft voleva che si occupasse più direttamente di alcune questioni relative al programma nucleare britannico.

Il fisico italiano era stato coinvolto anche in un progetto europeo per la realizzazione di un laboratorio dedicato allo studio dei raggi cosmici al Pic au Midi, nei Pirenei. Anche in tali circostanze, tuttavia, Pontecorvo non si occupò solo di “ricerca pura”. Nel 1949, fu infatti chiamato a far parte del comitato direttivo denominato “Power Steering” (PSC) e in seguito ne divenne membro a tutti gli effetti (50). Dal 1947, il PSC era probabilmente il più importante fra i comitati tecnici di Harwell e si occupava delle nuove tecnologie per i reattori, dei materiali fissili e non fissili e della progettazione di nuove pile (51). Facevano parte del gruppo i più importanti scienziati di Harwell, Cockcroft incluso. La partecipazione di Pontecorvo al PSC mette in luce ancora una volta la relazione fra ricerca pura e applicata, aperta e segreta, all’interno del centro inglese. Ciò è anche evidente in uno degli organisational charts di Harwell ed è dimostrato dai contatti tra aree di ricerca segrete e aperte (Fig. 6) (52).

Peraltro, in Gran Bretagna Pontecorvo continuò a occuparsi di nuovi tipi di contatori proporzionali per la rilevazione di radiazione nella banda delle basse energie (53). La rilevazione di particelle nello studio dei raggi cosmici, nei reattori nucleari e negli acceleratori era certamente una finalità di questa ricerca. Ma altrettanto lo era la costruzione di nuova strumentazione di grande sensibilità per la rilevazione di giacimenti radioattivi (e anche di petrolio e gas naturale). Nel 1950 Pontecorvo seppe che Scherbatskoy, lasciata la Wells Surveys, lavorava per la Perforating Guns Atlas Corporation, “una nuova compagnia che ha alle spalle una notevole copertura finanziaria e che presto entrerà in competizione con la Wells Surveys” (54). Entrambe le imprese erano impegnate nella rilevazione di depositi di uranio in Canada per conto del Combined Development Trust (CDT), nato nel 1944 per ottimizzare la collaborazione in questo campo fra Canada, Stati Uniti e Gran Bretagna.

Le imprese consideravano la produzione di rilevatori più sensibili come un segreto industriale proprio perché questi strumenti avrebbero permesso l’individuazione dei depositi con maggiore concentrazione di uranio. Scherbatskoy aveva chiesto a Pontecorvo di affiancarlo nello sviluppo di nuovi rilevatori per la registrazione di neutroni e di raggi gamma, una ricerca che, sottolineava in una lettera al fisico italiano del giugno del 1949, doveva essere trattata con la massima segretezza: “Vogliamo che nessuno, in particolare alla Wells Surveys, sappia che stiamo lavorando su questo problema” (55). La richiesta dell’ingegnere americano giungeva al termine di un periodo di intensa collaborazione fra i due, che dal 1947 si scambiavano informazioni. Anche in questa attività di Pontecorvo segreti di natura commerciale, industriale e nazionale si intrecciavano.

Nel marzo del 1950, in seguito all’arresto del fisico tedesco Klaus Fuchs e all’inizio della “caccia alle streghe” negli Stati Uniti e in Europa, un “preoccupatissimo” Pontecorvo chiese di essere ascoltato da Henry Arnold, il funzionario per la sicurezza di Harwell. Il fisico confessò di avere in Italia alcuni parenti iscritti al Partito Comunista benché lui stesso non fosse interessato alla politica.

Arnold interrogò Pontecorvo e i suoi superiori più di una volta e concluse che effettivamente il fisico italiano non aveva alcuna tendenza politica. Arnold, tuttavia, sottolineò che, proprio perché Pontecorvo aveva un ruolo di primo piano ad Harwell, un rischio per la sicurezza esisteva. Herbert Skinner, che era stato il fisico di Harwell più alto in grado, suggerì a Pontecorvo di fare domanda per una cattedra di fisica sperimentale appena istituita all’Università di Liverpool, ateneo dove, peraltro, egli stesso era da poco titolare della cattedra “Lyon Jones” di fisica sperimentale. A Liverpool, il dipartimento di fisica era stato recentemente rinnovato ed era stato costruito un nuovo sincrociclotrone. In effetti, nel giugno del 1950 la nuova cattedra fu offerta a Pontecorvo (56). Ma a luglio il fisico era ancora molto indeciso circa il suo futuro. In effetti, Cockcroft e Skinner non gli avevano impedito di rimanere ad Harwell dopo la sua “confessione”, anche se gli avevano chiesto di accettare una posizione di secondo piano (e quindi con minori implicazioni nei “segreti atomici”).

L’ultima vacanza in Italia

Comunque, alla fine di luglio Pontecorvo decise di accettare la cattedra all’Università di Liverpool e subito dopo partì per le vacanze in Italia. Non sarebbe mai tornato in Gran Bretagna. L’estate del 1950 fu caratterizzata da un’intensificazione della “caccia alle streghe” con investigazioni e arresti in America e in Europa. In particolare, negli Stati Uniti, dove era visto con sospetto il simpatizzare per partiti, gruppi o organizzazioni comuniste, all’inizio di ottobre 94 cittadini stranieri furono arrestati per le loro idee politiche. In Europa, alcuni governi introdussero misure per l’investigazione del personale impiegato presso uffici pubblici e centri nazionali di ricerca. Il clima era tale che nel settembre di quell’anno Ludwig Jánossy, un fisico ungherese che si occupava di raggi cosmici presso l’Università di Dublino, preferì rimanere nel suo paese piuttosto che tornare in Irlanda e rischiare di essere coinvolto in una persecuzione.

Bruno Pontecorvo, in vacanza al Circeo, seguiva questi sviluppi con crescente preoccupazione: se il contenuto della sua confessione ad Arnold fosse finito sui giornali, egli sarebbe diventato un obiettivo della “caccia alle streghe”. Ancora in vacanza, il fisico informò i sovietici (probabilmente attraverso i suoi parenti) di voler lasciare l’Europa. Alla fine di settembre raggiunse in aereo la Finlandia e da lì la Russia.

Per un paio di mesi nessuno seppe dove si trovasse (57) e soltanto nel novembre del 1950 l’intelligence inglese ebbe la certezza quasi assoluta che Pontecorvo fosse in URSS. Come abbiamo visto, Pontecorvo aveva avuto un ruolo di primo piano nel progetto atomico britannico e, proprio per questo, era a conoscenza dei segreti atomici custoditi ad Harwell. Grazie all’esperienza fatta con i progetti nucleari canadesi e britannici, conosceva le tecnologie e i materiali della fisica delle pile tanto quanto le possibili applicazioni dei reattori stessi. Proprio in uno degli ultimi incontri del PSC cui aveva preso parte, Pontecorvo aveva discusso l’importanza di sviluppare nuovi reattori moderati con acqua pesante in relazione ai diminuiti costi di produzione di questo materiale e alle sue qualità rispetto ad altri, come, per esempio, la grafite.

La sua conoscenza della fisica delle pile comprendeva dettagli della produzione di materiali fissili e di prodotti secondari, e dei problemi di schermatura dei reattori nucleari (58). Inoltre, Pontecorvo era specializzato nella progettazione di contatori per la rilevazione geofisica. Al tempo, le norme dell’Atomic Energy Research Establishment britannico sulle ricerche condotte in questo campo erano molto restrittive, vista la loro importanza in relazione ai piani nazionali per il monopolio dei giacimenti di uranio. Inoltre, le aziende americane del settore erano in competizione per mettere a disposizione del Combined Development Trust strumentazione di grande sensibilità ed erano, quindi, interessate a mantenere segreti i dettagli di tali strumenti. Pontecorvo era coinvolto in tutte queste aree di ricerca.

Minimizzare il caso Pontecorvo!

Nel gennaio del 1950, in Gran Bretagna l’arresto di Fuchs aveva messo sotto pressione l’organizzazione nucleare e creato un certo allarmismo nella stampa, nell’opinione pubblica e nei politici. Inoltre, il modo in cui i britannici avevano gestito il caso era stato particolarmente criticato dagli americani, che avevano posto l’adozione di nuove misure di sicurezza come condizione per la collaborazione tra i due paesi in campo nucleare.


La fuga di Pontecorvo? Un “errore” dell’MI5


La fuga di Pontecorvo, quindi, avvenne in un momento critico della politica nucleare britannica. L’esame di nuove carte di archivio rivela che per non compromettere i negoziati con gli Stati Uniti per lo scambio di informazioni nucleari, alcuni diplomatici britannici decisero di minimizzare il caso. Fu quindi questo proposito che determinò l’atteggiamento ufficiale nei confronti della fuga di Pontecorvo. Nel 1950, la Gran Bretagna era coinvolta in importanti negoziati con gli Stati Uniti e il Canada. Dal luglio del 1946, grazie all’Atomic Energy Act proposto dal senatore americano Brian McMahon, gli Stati Uniti avevano deciso di interrompere la collaborazione internazionale in campo nucleare. In seguito, la carenza di uranio per il completamento del programma nucleare nazionale aveva costretto gli statunitensi a riprendere i negoziati con la Gran Bretagna, che disponeva di maggiori risorse.

Nei primi giorni del ‘48 un nuovo accordo era stato raggiunto (il Modus Vivendi) e prevedeva uno scambio limitato di informazioni in cambio dell’uranio inglese. Tuttavia, l’accordo non soddisfaceva nessuno dei due partner. Gli americani avevano bisogno di maggiori quantità di uranio per il loro programma militare, in rapida espansione, mentre gli inglesi volevano informazioni per la produzione di armi nucleari. I diplomatici statunitensi vedevano il progetto di un’atomica britannica come il maggiore ostacolo per ulteriori negoziati. Per due anni le trattative erano proseguite senza grandi successi, ma nel 1950, i diplomatici britannici presso gli Stati Uniti erano convinti che presto un accordo sarebbe stato raggiunto (59). I

In seguito alla scomparsa di Pontecorvo i diplomatici britannici si preoccuparono soprattutto che la notizia di un possibile passaggio ai sovietici di informazioni nucleari riservate potesse interrompere in maniera definitiva i negoziati. Quindi, tentarono di anticipare le critiche degli americani. L’ambasciatore inglese a Washington, Oliver Franks, il sottosegretario del Ministero degli Esteri (Foreign Office) Roger Makins e Michael Perrin concordarono una strategia comune mentre l’ufficio di gabinetto a Londra e l’ambasciata a Washington in uno scambio di telegrammi “top secret” minimizzavano l’intera faccenda. Inoltre, sollecitata da Londra, l’ambasciata informò dell’accaduto le autorità americane. Nelle missive segrete si affermava che Pontecorvo era stato coinvolto esclusivamente in ricerche non segrete e solo in alcuni aspetti di secondaria importanza inerenti ai reattori nucleari (60), versione questa che sarebbe stata sostenuta dal ministro degli Approvvigionamenti Strauss anche nel corso di un’interrogazione parlamentare. Secondo Strauss, Pontecorvo aveva avuto un accesso molto “limitato” a documentazione segreta. Infine, le informazioni fornite alla stampa non differirono di molto da quello che circa tre anni prima era stato scritto sulla rivista scientifica Nature quando Pontecorvo era stato trasferito ad Harwell.

Ma questa versione dei fatti contraddiceva chiaramente il contenuto del regolamento sulla segretezza delle informazioni nucleari. Secondo il rapporto sull’applicazione alla ricerca nucleare delle regole di segretezza scritto nel 1948 “lo scopo principale di queste regole è di proteggere informazioni necessarie alla produzione di materiale fissile. Esse proteggono quindi il design di pile nucleari, impianti chimici di estrazione, impianti di separazione degli isotopi dagli elementi pesanti e anche informazioni inerenti alle materie prime” (61). Il rapporto chiariva che i rilevatori nucleari non erano necessariamente classificati ma sottolineava che “ricerche associate con questi strumenti sarebbero stati classificati nel caso in cui fossero stati utilizzati per applicazioni segrete, quali per esempio la ricerca di materie prime”. La versione dei fatti fornita da Strauss contraddiceva nello specifico anche l’esame fatto da Arnold nell’aprile del 1950 in seguito all’interrogatorio di Pontecorvo. Secondo Arnold, dato “che Bruno Pontecorvo ha accesso a informazioni Top Secret, dal punto di vista della sicurezza nucleare esiste virtualmente un rischio per la sicurezza” (62).

Nel frattempo l’ambasciata britannica a Washington constatò con una certa soddisfazione che le reazioni della stampa americana erano state piuttosto moderate. Le elezioni del Senato americano avevano tenuto la stampa statunitense impegnata su altre questioni e anche i politici avevano mostrato solo un “moderato interesse” (63). Il 2 novembre del 1950 Franks prese contatto con Makins, chiedendo espressamente di continuare a minimizzare l’intera faccenda: “Sono particolarmente interessato ad assicurare che “non si disturbi il can che dorme” e ho qualche speranza che l’intera faccenda sia presto dimenticata […] La mia preoccupazione è di assicurare il più possibile che il caso Pontecorvo non metta in discussione le prospettive del nuovo negoziato sul piano del Pentagono per la collaborazione trilaterale” (64).

A Perrin fu quindi riferito che Franks voleva “minimizzare le ripercussioni del caso Pontecorvo sui futuri negoziati” (65). Perrin preparò il rapporto sulla carriera di Pontecorvo seguendo accuratamente la direttiva. Tale rapporto costituì la base per il secondo intervento di Strauss nel parlamento britannico e per la risposta alla richiesta di informazioni da parte della Atomic Energy Commission statunitense. Secondo Perrin, Pontecorvo aveva abbandonato le ricerche sui reattori nucleari e in ogni caso la sua conoscenza in questa area era molto limitata: “È improbabile che Pontecorvo abbia una conoscenza specializzata circa aspetti tecnici delle pile nucleari […] È possibile che possegga una conoscenza generale riguardo ai differenti tipi di reattori nucleari che possono essere utili nel contesto di un programma civile, ma non sarebbe probabilmente capace di descriverne i dettagli tecnici” (66).

Nel rapporto di Perrin non era menzionata la partecipazione del fisico al PSC, né tanto meno il recente sviluppo di nuove tecnologie per reattori basati sull’uso di acqua pesante. In merito alle ricerche nel campo dei rilevatori, Perrin sottolineò che Pontecorvo era coinvolto nello studio dei raggi cosmici senza citare le ricerche nel campo della rilevazione geofisica. Ma Perrin certamente doveva essere preoccupato che proprio le conoscenze del fisico italiano in questo ambito di ricerca potessero essere di grande importanza per i sovietici e il loro piano di identificare i depositi di uranio in Unione Sovietica. Alla fine degli anni Quaranta i sovietici avevano già rilevato diverse aree con differenti tipi di strutture geologiche per trovare depositi di uranio (67). Nel 1947 e nel 1948 due rapporti di intelligence inglesi avevano indicato proprio nella carenza di riserve di uranio uno dei fattori limitanti del programma atomico sovietico (68) e ancora nel 1950 l’approvvigionamento di uranio era considerato uno dei problemi urgenti da parte dei geologi sovietici (69).

Infine, come abbiamo visto, la strumentazione per la rilevazione geofisica in possesso dei russi era considerata dall’intelligence americana non adeguata all’esplorazione geofisica. Era evidente, quindi, che le conoscenze di Pontecorvo potevano essere di grande importanza per il programma atomico sovietico.Ma questo fatto fu omesso nel rapporto ufficiale sulla carriera del fisico italiano stilato dopo la sua fuga. Perrin confermò il ruolo che Pontecorvo aveva avuto in Canada come esperto di reattori nucleari ma evitò di fornire dettagli circa il fatto che fosse stato un membro del Power Steering e che, in quanto tale, era in possesso di informazioni segrete. In particolare, proprio pochi mesi prima della fuga di Pontecorvo, il PSC aveva discusso un programma di ricerca sviluppato in collaborazione con la Marina militare. Si trattava dell’impiego di reattori nucleari per la propulsione navale. In uno delle ultime riunioni del Power Steering alcuni rapporti tecnici erano stati fatti circolare tra i suoi membri, Pontecorvo incluso (70).

In seguito all’arresto di Klaus Fuchs, Cockcroft si era preoccupato moltissimo del fatto che documentazione classificata su progetti per la difesa fossero stati fatti circolare tra i membri del comitato e aveva quindi deciso che i reattori nucleari per la propulsione navale non dovessero essere più discussi in quella sede. Dopo che il rapporto di Perrin ebbe “chiarito” che il “caso Pontecorvo” non costituiva alcun pericolo di fuga di informazioni classificate, il Ministero degli Esteri britannico si preoccupò di assicurare che non ci fossero ulteriori tentativi di tirar fuori la faccenda. E quando il 24 novembre un diplomatico inglese a Helsinki fece sapere che le autorità finlandesi erano interessate a passare sotto silenzio l’intera vicenda poiché il fisico italiano era entrato in Finlandia senza le necessarie autorizzazioni (71), il Ministero rispose di “non avere alcun desiderio di andare contro le intenzioni dei finlandesi di minimizzare la faccenda” avendo “infatti il medesimo interesse delle autorità finlandesi a evitare che sull’episodio vi sia ulteriore pubblicità. Il caso”, concludeva la missiva del Foreing Office, “sembra ora attrarre minor interesse e ravvivarlo non andrebbe sicuramente a nostro vantaggio” (72).

Nel novembre del 1950, in effetti, l’attenzione dei media era puntata sulla situazione internazionale, giacché la guerra in Corea, iniziata nel giugno di quell’anno, dopo l’entrata della Cina nel conflitto era in una situazione di stallo. La guerra in Asia, tra l’altro, rafforzò l’alleanza tra Stati Uniti e Inghilterra, già indebolita dai casi Fuchs e Pontecorvo (73).

Come si costruisce una spia atomica

Mentre i diplomatici britannici erano impegnati a minimizzare la fuga di Pontecorvo, i giornali inglesi cominciarono a interessarsi del passato del fisico italiano e ad accusarlo di essere stato una spia dal 1943 al 1950. Gli articoli dipingevano Fuchs, Nunn May e Pontecorvo come “spie atomiche”, senza peraltro poter provare che il fisico italiano avesse trafugato segreti atomici prima della sua defezione. Tuttavia, il caso continuò a figurare in speculazioni giornalistiche circa la presenza di talpe sovietiche nelle ambasciate, nei centri di ricerca e nei servizi segreti britannici. Subito dopo la fuga di Pontecorvo alcuni funzionari dell’FBI fecero notare all’ambasciata inglese a Washington che il fisico non avrebbe dovuto essere autorizzato a viaggiare in Italia (74).

Negli archivi dell’agenzia statunitense, infatti, Pontecorvo era identificato come simpatizzante comunista, e, sostenevano gli americani, della cosa erano stati informati i servizi d’intelligence britannici (75). Tuttavia, i funzionari dell’FBI assicuravano che non avrebbe reso pubbliche le simpatie politiche di Pontecorvo, sempre che l’agenzia non fosse messa sotto pressione dai parlamentari, come il senatore McCharty. Nel frattempo, in Gran Bretagna un comitato segreto istituito dall’ufficio di gabinetto del primo ministro si riunì per varare nuove procedure per l’esame del personale impiegato presso laboratori di ricerca pubblici. Sei giorni dopo l’annuncio della scomparsa di Pontecorvo, il comitato elaborava nuove misure per l’adozione del famigerato positive vetting, definito dal primo ministro laburista Clement Attlee anche “procedure d’epurazione” (purge procedures) (76).

Fu in questo periodo che Chapman Pincher, il corrispondente per le questioni scientifiche del tabloid londinese Daily Express, cominciò a utilizzare il caso Pontecorvo per dimostrare l’inefficienza dell’agenzia MI5 e la necessità di riformare le misure di sicurezza in merito a questioni atomiche. Nella settimana tra il 21 e il 27 ottobre del 1950, Pincher conquistò ben cinque titoli di prima pagina con articoli che gettavano ombre sulla lealtà dello scienziato italiano e criticavano la condotta delle agenzie di sicurezza britanniche (77). Lo stesso giorno in cui il comitato per l’elaborazione del positive vetting si riuniva per discutere i nuovi provvedimenti, Pincher concludeva le sue inchieste sul Daily Express con un articolo in cui sosteneva che nel 1943 Pontecorvo non era stato esaminato prima di essere assunto nel programma britannico a causa di una incomprensione tra i servizi d’intelligence britannici e canadesi (78).

Al momento, benché il caso Pontecorvo avesse già avuto un certo impatto sui membri del comitato per le nuove misure di sicurezza, l’adozione del positive vetting fu comunque contemplata solo in casi eccezionali (79). Ma nel giro di qualche mese le misure di sicurezza britanniche furono rese molto simili a quelle adottate negli Stati Uniti. Questa deriva illiberale del governo britannico era fiancheggiata dalla campagna giornalistica di Pincher. In una ricostruzione dell’intero caso Pontecorvo pubblicata sul Daily Express del 26 febbraio 1951, il giornalista sosteneva che il fisico era un “fervente comunista” e che dal ‘43 al ‘50 aveva avuto ripetuti contatti con agenti sovietici, ai quali aveva passato “dettagli sull’esplosivo atomico che l’altra spia Klaus Fuchs non conosceva”. A Pontecorvo, concludeva Pincher, era stato ordinato di andare in Russia dopo le sue dimissioni dall’incarico di Harwell, in quanto non più utilizzabile per ottenere informazioni segrete sulla ricerca nucleare (80). Il clamore dei casi di Fuchs, Pontecorvo e Nunn May era ancora vivo quando nell’estate del 1951 a Washington si svolse una conferenza trilaterale durante la quale gli statunitensi posero l’adozione in Gran Bretagna di ulteriori misure di sicurezza, quali, il positive vetting, come condizione essenziale per la definizione della collaborazione nel campo del nucleare (81).

Il 27 agosto dello stesso anno il governo britannico approvò in maniera definitiva il positive vetting (tuttora in vigore per quello che riguarda la sicurezza nazionale). Nel 1952 il giornalista del Times Alan Moorehead, che aveva seguito il caso dall’inizio, avanzò seri dubbi sul fatto che Pontecorvo fosse veramente una spia atomica (82). Secondo Moorehead, benché la fuga del fisico italiano potesse essere interpretata come un tradimento, non esisteva alcuna prova certa di sue attività di spionaggio mentre lavorava per il programma atomico britannico. Secondo il giornalista, gli elementi a disposizione degli inquirenti suggerivano tanto che Pontecorvo poteva aver tradito quanto che era fuggito in Russia per colpa della “caccia alle streghe” (83). Ma quella di Moorehead rimase una voce isolata. Un aiuto alla causa del maccartismo venne dal lavoro letterario scritto nel 1952 e pubblicato nel 1954 dal romanziere e funzionario del governo britannico Charles P. Snow. The New Men faceva del progetto atomico britannico un soggetto narrativo in cui figuravano, sotto pseudonimo, molti protagonisti di quell’impresa scientifica (84).

Anni dopo, a proposito del personaggio chiamato Eric Sawbridge, spia atomica, Snow dichiarò che non c’era mai stato “un “caso Sawbridge”, ma diversi casi simili correlati fra di loro” (85). E certo ai lettori più attenti non sfuggì il fatto che “bridge” altro non era che la traduzione dall’italiano “ponte”, il soprannome di Pontecorvo ad Harwell, come i giornali dell’epoca avevano ampiamente riportato (86). Snow, evidentemente, aveva riunito le personalità dei tre scienziati – Nunn May, Fuchs e Pontecorvo – in un personaggio di fantasia, rilanciando di fatto l’idea che il programma nucleare britannico fosse stato ostacolato da scienziati ideologicamente corrotti che avevano trasferito informazioni riservate dall’altra parte della cortina di ferro.Durante i momenti più “caldi” della Guerra Fredda, la raffigurazione di Pontecorvo come spia atomica fu arricchita di nuovi dettagli per mostrare che la sicurezza nucleare doveva essere considerata uno degli obiettivi principali dell’Occidente. In tal senso, la propaganda degli anni Cinquanta è assimilabile solo a quella degli anni Ottanta.

In due libri scritti nell’81 e nell’84 Pincher rivelò l’episodio delle note informative che l’agenzia FBI aveva prodotto su Pontecorvo. Secondo il giornalista, le note non avevano mai raggiunto l’MI5 a causa del diplomatico Kim Philby che le aveva fatte sparire. Nel 1949 Philby lavorava all’ambasciata inglese a Washington e in seguito si scoprì che era un agente sovietico che faceva il doppio gioco. Secondo Pincher, sarebbe stato proprio Philby a informare i sovietici che Pontecorvo era stato scoperto, e questi avrebbero quindi consigliato al fisico italiano di lasciare il Regno Unito (87). Nello stesso periodo si tentò anche di legare il caso Pontecorvo a quello di Igor Gouzenkou. Nel 1980, lo storico Harford Montgomery Hyde riportò che alcuni documenti segreti ottenuti dall’ambasciata sovietica si riferivano a due agenti denominati “Gini” e “Golia”.

Considerando che Fuchs aveva confessato di essere l’agente segreto “Golia”, Montgomery ne deduceva che “Gini era molto probabilmente Bruno Pontecorvo, che magari potrebbe anche sembrare fantastico, ma dopotutto Bruno Pontecorvo era per molti aspetti un personaggio fantastico” (88). La defezione di alcuni ex agenti sovietici del KGB contribuì ad aumentare la confusione. Nel 1990 Oleg Gordievski, un ex ufficiale del KGB, dichiarò che Pontecorvo era una spia atomica della stessa importanza di Fuchs. Tuttavia, nel sostanziare la propria affermazione non trovò di meglio che citare come fonte proprio Montgomery Hyde. Quale che sia la verità, la documentazione che abbiamo potuto consultare suggerisce che l’intera storia di un Pontecorvo spia atomica sia una vera e propria fabbricazione.

Come abbiamo visto, nel 1950 l’FBI aveva segnalato che lo scienziato era un simpatizzante comunista. Questo è quanto risultava in tre rapporti scritti dall’agenzia americana nel febbraio del 1943 e spediti al British Security Coordinaton (BSC), l’organizzazione per le questioni di sicurezza britanniche nell’emisfero occidentale diretta da William “Little Bill” Stephenson (89). L’FBI aveva perquisito la casa di Pontecorvo a Tulsa “trovando numerosi pamphlet e libri sul Comunismo” (90) e aveva rilevato che il fisico italiano era amico dello scienziato francese Frèdèric Joliot-Curie, comunista. L’FBI aveva spedito copia dei rapporti al BSC che per ragioni non del tutto chiare, non ne tenne conto. I suoi funzionari riferirono quindi ai responsabili del progetto anglo-canadese che Pontecorvo poteva essere assunto. A questo proposito, nel rapporto sul caso Pontecorvo consegnato nel novembre del 1950 da Roger Hollis, direttore della sezione C (Sicurezza) dell’MI5, a Perrin e Strauss si riteneva “molto probabile che i rapporti non fossero stati notati dal funzionario in carica per l’esame di Pontecorvo” e che non erano stati inclusi nelle sue carte amministrative.

In effetti, l’MI5 non era responsabile di alcun errore perchè non aveva mai avuto i rapporti FBI circa il caso Pontecorvo, tanto meno lo era l’MI6 che non ebbe mai modo di vederli. In ogni caso Hollis consigliò la massima cura nell’evitare la fuga di queste informazioni. L’FBI infatti avrebbe potuto impugnare la divulgazione da parte dell’MI5 di dettagli inerenti al caso Pontecorvo per denunciare gli accordi presi tra i direttori delle due organizzazioni (Percy Sillitoe e J. Edgar Hoover) secondo i quali “nessuna delle due organizzazioni avrebbe detto qualcosa a riguardo delle azioni dell’altra senza preventiva consultazione e accordo” (91).

Hollis dichiarò che Pontecorvo era stato esaminato anche dai servizi di sicurezza canadesi che, nel dicembre del 1946, avevano comunicato di non avere nulla contro il suo impiego (92). Inquadrare i rapporti dell’FBI in una prospettiva storica aiuta a chiarire la faccenda. I risultati della perquisizione nell’abitazione del fisico italiano non erano stati di certo così stupefacenti. L’amicizia con Joliot-Curie non poteva generare sospetti, specialmente se si tiene conto che i due maggiori collaboratori del fisico francese erano al tempo esponenti di spicco di Tube Alloys e che uno di loro, Hans Von Halban, a Montreal aveva diretto l’intero team internazionale di ricercatori prima che l’incarico fosse assunto da Cockcroft (93). Peraltro, l’FBI – insieme al British Security Coordinaton – era stato coinvolto nell’investigazione sul caso Gouzenkou del 1946 (94).

Se il servizio d’intelligence americana avesse dubitato veramente della lealtà di Pontecorvo avrebbe avuto modo e tempo di indagare la sua posizione e scoprire prove compromettenti già tra il 1945 e il 1946. In realtà, non solo in quella circostanza non fu scoperto nulla contro il fisico italiano ma, addirittura, Pontecorvo fu autorizzato a lasciare l’America. Persino il generale Leslie Groves, che era ossessionato dalla sicurezza e che fu una delle figure determinanti nell’avvio delle investigazioni sulla defezione di Gouzenkou, dopo l’arresto di Nunn May non fece alcuna obiezione al fatto che Pontecorvo lasciasse il Canada per un viaggio in Europa. Groves era certo che Pontecorvo non fosse una spia, e comunque era abbastanza accorto da promuovere il suo pedinamento, il quale non rilevò alcuna attività di spionaggio.

Quindi, nel 1950 l’FBI ripescò dall’archivio i rapporti su Pontecorvo non perché riteneva che il fisico fosse una spia ma solo per spingere il Regno Unito all’adozione di misure di sicurezza più rigorose (e illiberali). In conclusione, quei rapporti furono utilizzati dagli americani come uno strumento d’ingerenza nella politica di sicurezza nazionale britannica. Se questa ricostruzione dei fatti è corretta, le versioni giornalistiche proposte nel corso degli anni appaiono del tutto infondate. I rapporti dell’FBI non giunsero mai a destinazione non perché, come sostenuto da Pincher, furono eliminati da Kim Philby (il quale lavorava a Washington per l’MI6) ma perché furono spediti al BSC stanziato a New York.

Certo si può dubitare delle ragioni per cui il BSC non tenne in debito conto le comunicazioni dell’FBI, ma tutt’altro è attribuirle alla sovversione di Philby o alla inefficienza dell’MI5 o dell’MI6. Ciò significa che nel 1950 e nel 1980 Pincher e altri costruirono le loro storie mescolando fatti certi e fatti ipotetici su eventi probabili ma mai dimostrati. Infatti, se non esistono ancora prove del fatto che Pontecorvo fosse in contatto con agenti sovietici prima della sua fuga (cosa che a questo punto sembra sempre più difficile da dimostrare), è vero che prima del 1950 l’FBI aveva spedito delle informative ai servizi d’intelligence britannici.

Queste informazioni erano considerate della massima segretezza, dati gli accordi tra i direttori delle due agenzie. Ma dopo il 1950 queste informazioni – che erano veritiere – filtrarono attraverso fonti non meglio identificate e furono utilizzate nel contesto di investigazioni giornalistiche non certo cristalline. Solo la recente de-classificazione di questo materiale ha permesso di fare luce sulla natura di tali informazioni e sulla loro successiva manipolazione.

Un necessario ripensamento

Nel 1955, Pontecorvo durante una conferenza stampa all’Istituto di Fisica Nucleare di Dubna, in URSS, presso il quale lavorava, disse di aver lasciato la Gran Bretagna in conseguenza della “caccia alle streghe” e dei continui interrogatori che aveva dovuto sostenere da parte dei servizi di sicurezza inglesi.

Pontecorvo dichiarò di non aver partecipato a programmi militari e di aver contribuito in maniera molto limitata al programma nucleare civile sovietico. Pontecorvo lavorò in Unione Sovietica per tutta la vita e dal 1980 visitò a più riprese l’Italia. Impegnato nelle campagne per il disarmo all’interno di organizzazioni scientifiche internazionali, il fisico italiano si espose in prima persona contro la proliferazione delle armi nucleari. Se, come affermò nel 1955 e anche in seguito, egli contribuì in qualche modo al programma per lo sviluppo dell’uso civile dell’energia atomica in Russia non è ancora noto in quali ambiti e in quale modo ciò avvenne. È lecito supporre che la presenza di Pontecorvo in Unione Sovietica possa essere stata molto più importante di quanto egli abbia lasciato intendere, proprio perché la specializzazione del fisico nello studio della strumentazione per la rilevazione geofisica riguardava il fattore limitante del programma atomico sovietico: la carenza di depositi di uranio.

Inoltre, la defezione di Pontecorvo mise a disposizione dei sovietici la conoscenza diretta di processi di progettazione, costruzione e utilizzo di pile atomiche: un “know how” molto più utile ed efficace di informazioni scritte. Conosciamo in maniera dettagliata i contributi di Pontecorvo nello sviluppo della ricerca sovietica nel campo delle particelle. Non sappiamo, e forse lo studio di nuove carte d’archivio potrà fornire delle risposte, se e in quale modo egli contribuì al programma atomico sovietico (95).Se i rapporti FBI del 1943 fossero stati inclusi nel dossier su Pontecorvo dei servizi di sicurezza britannici è probabile che il fisico italiano sarebbe stato tenuto fuori dal programma nucleare britannico, che invece si avvantaggiò in modo notevole del suo contributo. “Viaggiando” tra ricerca segreta e aperta, Pontecorvo aveva sviluppato conoscenze di grande importanza nelle aree della fisica delle pile e della rilevazione geofisica.

Tali competenze avevano contribuito a risolvere problemi essenziali per il programma britannico, quali la identificazione di giacimenti di uranio e la sua trasformazione in materiale fissile nelle pile nucleari. Benché coinvolto soprattutto nella ricerca sui raggi cosmici, Pontecorvo aveva sfruttato le molteplici sfaccettature della scienza e tecnologia nucleare per passare alla rilevazione geofisica, e così, dallo studio degli isotopi radioattivi ai problemi fisico-chimici nella progettazione delle pile nucleari, utilizzando metodi, pratiche e tecniche simili. Questo fatto ci ricorda che non esiste un unico segreto che potrebbe ostacolare una nazione dall’essere capace di produrre armi nucleari ma molti aspetti diversi delle conoscenze e delle pratiche sperimentali che concorrono nel completamento di un programma atomico. Le purghe che colpirono i laboratori di ricerca britannici, e che condizionarono la carriera di circa 200 tra ricercatori inglesi e stranieri tra il 1950 e il 1980, erano state messe in atto nella convinzione, non del tutto fondata, che nel paese avevano operato almeno tre spie atomiche e che una di loro era Bruno Pontecorvo.

La distanza tra quello che un numero limitato di funzionari della sicurezza nazionale sapeva e ciò che fu per anni conosciuto dall’opinione pubblica facilitò questo tipo di operazione. La manipolazione dei rapporti su Pontecorvo e sulle procedure del suo vetting assicurarono che non fossero sollevate obiezioni all’adozione di misure di sicurezza illiberali (positive vetting incluso). Non è chiaro se tale manipolazione iniziò negli uffici dell’FBI piuttosto che in quelli dell’MI5 o ancora nella elaborazione giornalistica di informazioni filtrate in qualche modo, ma è chiaro in ogni caso che una distorsione ci fu. La gestione del caso Pontecorvo da parte delle autorità britanniche non può essere certo considerata un serio tentativo di stabilire come realmente fossero andati i fatti o di analizzare i rischi derivanti dalla sua fuga. Piuttosto, rispondeva agli interessi specifici dei servizi diplomatici in generale, e nello specifico all’interesse nel difendere i recenti negoziati trilaterali. Il fatto che Pontecorvo in passato si fosse mosso nella regione di confine con la ricerca segreta fu fatto passare come un argomento a favore della tesi del suo accesso limitato a segreti atomici, mentre tutti gli elementi probanti il suo coinvolgimento nella ricerca riservata furono omessi nella stesura finale del suo “caso”.

Per ironia della sorte, il tentativo degli inglesi di salvare i negoziati con gli Stati Uniti attraverso la minimizzazione del caso Pontecorvo fu comunque inutile ai loro scopi. Grazie a nuovi strumenti per la rilevazione geofisica gli americani trovarono depositi di uranio ad alta concentrazione nella regione dell’Athabaska, in Canada. Avendo la prospettiva di poter incrementare la propria disponibilità di uranio in questo modo, gli americani decisero di rallentare la conclusione di nuovi accordi. E l’esplosione della prima bomba atomica inglese nell’ottobre del 1952 lasciò di fatto tali negoziati nel loro stato primordiale: “uno stato di non esistenza” (96).

NOTE

* Questo articolo è tratto da un saggio vincitore del Premio Singer 2002 assegnato dalla British Society for the History of Science (BSHS) e pubblicato sul British Journal for the History of Science (BJHS), 36 (4), dicembre 2003, pp. 389-415. L’autore ringrazia Jeff Hughes, Jon Agar, Stephen Twigge, per aver fornito preziosi suggerimenti nella sua elaborazione. Ringraziamenti che vanno estesi anche ai membri del Centro per la Storia della Scienza, Tecnologia e Medicina (CHSTM) dell’Università di Manchester, e a quelli del Laboratorio Autonomo Scienza Epistemologia e Ricerca (LASER).

(1) Per esempio, il recente dossier Iraq’s Weapons of Mass Destruction. The assessment of the British Government, visibile sul sito www.pm.gov.uk. Va sottolineato che questo saggio fu scritto prima dell’invasione dell’Iraq da parte della willing coalition e pertanto non tiene in considerazione le polemiche sollevate dopo tale evento rispetto alla fondatezza delle accuse del governo britannico circa il programma atomico iracheno. Tuttavia, pensiamo che la gestione del caso Pontecorvo da parte delle agenzie britanniche possa fornire un esempio storico di rilievo sul modo in cui i rischi per la sicurezza nella ricerca nucleare sono stati recentemente discussi.

(2) Nel 1996 un dossier dei servizi di intelligence britannici sottolineava che le misure di sicurezza sulla diffusione all’estero di conoscenze e tecnologie britanniche erano troppo deboli. Nel 2002 una nuova legge (l’Export Control Bill) ha esteso i poteri di controllo del governo britannico sulle attività di ricerca, permettendo al governo stesso di controllare il trasferimento di conoscenze scientifiche all’estero, la pubblicazione su giornali scientifici e la presenza in Gran Bretagna di ricercatori stranieri.

(3) Per esempio, Peter Galison ha sottolineato che nell’immediato dopoguerra “strumentazione scientifica come i contatori Geiger [per la misurazione della radioattività, NDA] legavano la ricerca di base alla ricerca sulle armi nucleari”. GALISON P., Image & Logic: A Material Culture of Microphysics, Chicago 1997, p. 296.

(4) MACKENZIE D. and SPINARDI G., “Tacit knowledge and the uninvention of nuclear weapons”, American Journal of Sociology (1995), 101, pp. 44-99.

(5) Sul caso Fuchs: WILLIAMS R.C., Klaus Fuchs: Atom Spy, Cambridge, MA, 1987. Sul caso Rosenbergs: GARBER M. e WALKOWITZ R.L. (a cura di), Secret Agents: The Rosenberg Case, McCarthysm, and Fifties America, New York 1995.

(6) La nuova documentazione comprende: 1) le relazioni scientifiche scritte da Pontecorvo tra il 1943 e il 1950 come scienziato del Dipartimento per l’Energia Atomica britannico e conservate presso i National Archives (NA) britannici, serie AB; 2) corrispondenza diplomatica sul “caso Pontecorvo” nelle serie FO (Foreing Office), CAB e PREM, sempre presso i NA; 3) corrispondenza scientifica di Bruno Pontecorvo nella collezione PNVO dell’archivio del Churchill College a Cambridge.

(7) Perrin operò in relazione a fattori contingenti ma, più in generale, va sottolineato il ruolo che assunse la “cultura del segreto” nel contesto delle politiche governative in Gran Bretagna (e non solo). Lo storico David Vincent ne ha studiato il ruolo nella politica britannica del dopoguerra in The Culture of Secrecy: Britain, 1832-1998, Oxford 1998, pp. 186-247.

(8) I dettagli di questi negoziati sono nei fascicoli Defection to USSR of Dr. Pontecorvo, FO 371/84837 e Disappearance of Dr. Bruno Pontecorvo in Finland, FO 371/86437. Il Foreign and Commonwealth Office (FCO) aveva inizialmente proibito la loro pubblica visione in base alla sezione 3 (4) del Public Records Act (1958), il quale stabilisce che documenti pubblici ritenuti ancora “sensibili” possano essere tenuti segreti in contravvenzione alla norma generale secondo cui debbono essere resi pubblici a cinquanta anni dalla loro emissione. Nel marzo del 2002 l’autore del presente articolo ha chiesto una revisione del materiale d’archivio al fine di stabilire se le condizioni di segretezza erano ancora applicabili. Nel maggio 2002 i documenti sono stati resi pubblici.

(9) Introdotto in Gran Bretagna nell’estate del 1951, il positive vetting estese il diritto dei servizi di sicurezza di investigare la vita privata e politica di impiegati e funzionari del governo, inclusi gli scienziati, al fine di identificare possibili spie, sovversivi o traditori.

(10) Per esempio in PINCHER C., Too Secret Too Long, Londra 1984; MONTGOMERY HYDE H., The Atom Bomb Spies, Londra 1980; COSTELLO J., Mask of Treachery, Londra 1988.

(11) Per esempio in MAFAI M., Il lungo freddo. Storia di Bruno Pontecorvo, lo scienziato che scelse l’URSS, Mondadori, Milano 1992; BILENKY S.M., BLOKHINTSEVA T.D., POKROVSKAYA I.G. e SAPOZHNIKOV M.G. (a cura di), B. Pontecorvo Selected Scientific Works, Società Italiana di Fisica, Editrice Compositori, Bologna 1997.

(12) SCOTT L. e SMITH S., “Lessons of October: historians, political scientists, policy-makers and the Cuban Missile Crisis”, International Affairs (1994), 70, pp. 659-84.

(13) Così era chiamato, per la sua giovane età, Bruno Pontecorvo nel gruppo di ricerca di Enrico Fermi. HOLTON G., “Fermi’s group and the recapture of Italy’s place in physics”, in The Scientific Imagination (ed. G. Holton), New York 1978, pp. 155-98.

(14) Sulle leggi razziali e il loro impatto sulla comunità accademica italiana vedi ISRAEL G. e NASTASI P., Scienza e Razza nell’Italia Fascista, Bologna 1998. Va sottolineato che Pontecorvo sarebbe potuto tornare in Italia, ma avrebbe dovuto rinunciare a qualsiasi lavoro presso università italiane. Tra il 1937 e il 1940 l’attività di ricerca di Pontecorvo fu finanziata dal Consiglio Nazionale delle Ricerche francese (CNRS) e dalla americana Fondazione Carnegie (“University Documents”, PNVO 1/2).

(15) Insieme al fisico Sergio De Benedetti e al genetista Salvatore Luria, anch’essi accademici italiani rifugiati in Francia, Pontecorvo viaggiò in bicicletta da Parigi a Tolosa. A Tolosa Pontecorvo prese il treno per Lisbona e quindi si imbarcò per l’America.

(16) Nel 1946 Pontecorvo ricevette offerte di impiego dalle università del Michigan, di Rochester, della California e dalla compagnia americana General Electric; nel 1947 dall’università Cornell di New York; tra il 1948 e il 1950 dalle università di Pisa, Roma e Cagliari.

(17) Questo aspetto fu più volte sottolineato dallo stesso Pontecorvo nel corso di interviste, incontri pubblici o lezioni universitarie. Per esempio, nel 1940 la ricerca sul fenomeno della “fosforescenza nucleare” condotta a Parigi insieme al fisico francese André Lazard spinse il fisico italiano a dichiarare alla stampa che la loro ricerca avrebbe avuto applicazioni nel campo della medicina (“Ici, l’on fabrique des atomes!”, L’Oeuvre, 6 Aprile 1939, copia in Assorted Papers, PNVO 4/2). Nel 1949 la recente ricerca sui mesoni spinse Pontecorvo a dichiarare che in futuro le particelle nucleari sarebbero state utilizzate in raggi per la scissione dell’atomo, nel quadro della realizzazione di un nuovo centro per la produzione di “raggi mesonici” (“University of British Columbia lecturer probing new atom-busting ray”, ritaglio di giornale canadese non datato in Scientific Correspondence, 1945-1950, PNVO 4/1/1).

(18) SEGRÈ E., A Mind always in Motion, Berkeley 1993, pp. 159-60.

(19) L’impiego della radioattività nella rilevazione geofisica era un’innovazione di grande importanza, e Pontecorvo può essere considerato a pieno titolo uno dei suoi maggiori artefici. Tra il 1920 e il 1940 la gran parte dei metodi per la rilevazione geofisica erano basati sull’uso dell’elettricità, del magnetismo e della sismografia con tecniche di rilevazione in superficie e all’interno dei pozzi. La rilevazione attraverso l’uso di materiali radioattivi (prevalentemente sorgenti di neutroni) derivò in parte dal metodo elettrico sub-superficiale di rilevazione geofisica che consisteva nell’introduzione di cavi elettrici all’interno dei pozzi petroliferi e nella registrazione della differenza di potenziale tra la parte di cavo in superficie e quella a differenti strati geologici. Uno studio storico del metodo elettrico (e degli altri) si può trovare in BOWKER G.C., Science on the Run: Information Management and Industrial Geophysics at Schlumberger, 1920-1940, Cambridge, MA 1994.

(20) Utilizzando una sorgente di neutroni, i diversi strati geologici di un pozzo venivano irradiati. La radiazione di ritorno veniva quindi registrata prima elettronicamente e poi graficamente. Il grafico così ottenuto mostrava le caratteristiche del pozzo (per esempio, la sua profondità) PONTECORVO B. e SWIFT G., “Geophysical prospecting”, P.N. US 2353619, 11 luglio 1944; PONTECORVO B., “Method of geophysical prospecting”, brevetto (P.N.) US 2508772, 23 maggio 1950; PONTECORVO B., “Well surveying”, P.N. US 2398324, 9 aprile 1946. Sullo stesso principio vedi anche PONTECORVO B., “Neutron well logging: a new geological method based on nuclear physics”, Oil and Gas Journal (1941), 40, pp. 32-3.

(21) PONTECORVO B., “Method and apparatus for geophysical exploration”, P.N. US 2349753, 23 maggio 1950. L’uranio naturale è più prezioso e raro del torio. Inoltre l’uranio naturale sarà usato nella preparazione dell’uranio arricchito nei progetti per la produzione di bombe atomiche, mentre il torio – benché inizialmente tenuto in considerazione – non sarà utilizzato. Vedi: URSU I., Physics and Technology of Nuclear Materials, Oxford 1985, p. 123.

(22) La tecnica consisteva dell’uso di contatori Geiger-Müller separati da lastre metalliche assorbenti. Il circuito Rossi assegnava a ciascun contatore un sistema valvola-condensatore-resistenza che era utilizzato come “interruttore” per il segnale elettrico proveniente dai contatori. Vedi: ROSSI B., I Raggi Cosmici, Einaudi, Torino 1964, p. 61.

(23) Eterogenea significa che NRX avrebbe utilizzato un combustibile solido ma un moderatore liquido. Sul progetto anglo-canadese vedi GOWING M., Independence and Deterrence: Britain and Atomic Energy 1939-1945, 2 voll., Londra 1964. Sul suo contributo al progetto nucleare canadese nel dopoguerra: BOTHWELL R., Nucleus: The History of Atomic Energy of Canada Limited, Toronto 1988; HURST D.G., “Overview of nuclear research and development”, in Canada Enters The Nuclear Age (ed. D. G. Hurst), Montreal 1997, pp. 1-32.

(24) GOWING M., op. cit. (n. 23), p. 191. Il fisico cecoslovacco George Placzek e il suo collega francese Pierre Auger, entrambi già parte del progetto Tube Alloys, furono tra i maggiori promotori dell’impiego di Pontecorvo a Montreal. Vedi: MAFAI M., op. cit. (n. 11), p. 125. Inoltre, Lev Kowarski e Hans Von Halban, i principali collaboratori del fisico francese Frèdèric Joliot Curie, avevano un ruolo di spicco nel progetto. Pontecorvo conosceva direttamente tutti i membri francesi del team inglese perché aveva lavorato con loro a Parigi.

(25) PONTECORVO B., “Some information on physical data obtained on a recent trip to Chicago, (Blue Print)”, 24 giugno 1944, AB 2/643. Pontecorvo aveva già visitato Chicago nell’estate del ‘42, quando il progetto di Fermi per la prima pila atomica era appena iniziato.

(26) Per esempio, insieme al fisico D. West, Pontecorvo analizzò le proprietà fissili del radio 226 e del protoattinio 233, prodotti secondari di reazioni nucleari. PONTECORVO B. e WEST D., “The fissioni properties of radium 226 and protactinium 233”, 1° dicembre 1945, AB 2/318.

(27) PONTECORVO B., “Some data useful in shielding problems”, 8 agosto 1944, AB 2/655 e idem, “The side shield of the polymer plant”, 8 agosto 1944, AB 2/656.

(28) PONTECORVO B., “Report on trip to port radium, September 1944 (secret)”, AB 1/648.

(29) Durante l’incontro fu inoltre chiarito che la Wells Surveys, la società presso la quale Pontecorvo aveva precedentemente lavorato, aveva prodotto in questi anni la strumentazione più innovativa. Appendice 1, “Dr. Pontecorvo’s notes”, 31 ottobre 1944, in BURSTALL F.H., CARMICHAEL H., GILLIESON A.H. e HARDWICK J., Report on a technical conference on prospecting problems held in Washington the 24-26 January 1946, AB 2/67.

(30) PONTECORVO B., “Notes on prospecting for radioactive materials”, 2 aprile 1945, AB 2/671.

(31) Tra l’altro, Pontecorvo possedeva specifici salvacondotti che gli permettevano di visitare diversi siti del Progetto Manhattan negli Stati Uniti e in Canada e che recavano le seguenti indicazioni: “nello svolgere le sue attività ufficiali [Pontecorvo], è autorizzato a viaggiare a seconda delle circostanze da un paese all’altro e nel portare con se documenti riservati”. Office of the High Commissioner britannico all’attenzione di chiunque ne faccia richiesta, 12 febbraio 1943, in Official letters, PNVO 1/5.

(32) Da SUMNER A. (direttore del personale al Ministero degli Approvvigionamenti) a PONTECORVO B., 18 dicembre 1945, in Scientific Correspondence, doc. cit. (n. 17).

(33) Gouzenkou aveva anche rivelato che uno scienziato di Tube Alloys aveva passato informazioni ai sovietici. Nell’agosto del ‘45 Chadwick scrisse a Cockcroft: “non è possibile autorizzare Pontecorvo a visitare l’Italia nell’immediato futuro e quindi non può muoversi finché la situazione non sarà più chiara di quello che è adesso. Questo richiederà almeno tre o quattro mesi”. CHADWICK J. a COCKCROFT J., 20 agosto 1945, in Work in North America, Canadian Project’, CHAD IV, 28.

(34) L’investigazione si concluse con l’arresto del fisico inglese Allan Nunn May e l’ulteriore investigazione a carico di altri scienziati che lavoravano in America come, per esempio, il fisico tedesco Klaus Fuchs, emigrato nel Regno Unito (e poi in America) prima della guerra. Sul caso Gouzenkou vedi: MOOREHEAD A., The Traitors: The Double Life of Fuchs, Pontecorvo and Nunn May, Londra 1952, pp. 5-18; ALDRICH R., The Hidden Hand: Britain, America and Cold War Secret Intelligence, Londra 2001, pp. 103-9.

(35) Anche il direttore del Progetto Manhattan, Leslie Groves, fu informato da Chadwick dell’imminente partenza del fisico italiano per l’Europa: “Pontecorvo sarà assunto dal governo britannico nella nuova stazione di ricerca di Harwell. E probabilmente deciderà di prendere il passaporto britannico”. CHADWICK J. a GROVES L., 10 Aprile 1946, Work in North America, Canadian Project, CHAD IV, 28.

(36) Verbale di riunione, “Harwell Pile discussion group, 1946”, AB 12/19.

(37) Sempre secondo Gowing, l’ingegnere James Kendall responsabile per il design di BEPO visitò la stazione di Chalk River nell’estate del ‘46 e di ritorno in Gran Bretagna “affermò che l’aiuto di Bruno Pontecorvo era risultato più utile di quello di tutti gli altri scienziati messi insieme”. GOWING M., Independence and Deterrence, op. cit. (n. 23), p. 380.

(38) HANNA G.C. e KIRKWOOD D.H., “High multiplication proportional counters for energy measurements”, Physical Review (1949), 75, pp. 985-6. La tecnica dei contatori proporzionali si differenziava da quella dei contatori in coincidenza. Per dettagli vedi: KORFF S., Electron and Nuclear Counters, New York 1946, pp. 6-14 e ROSSI B. e STAUB H.H., Ionization Chambers and Counters: Experimental Techniques, New York 1949, p. 72.

(39) La classificazione di dettagli per la produzione e l’uso dei kicksorter è discussa in GALISON, Image & Logic:, op. cit. (n. 3), p. 269.

(40) Nel 1943 il geologo DAVIDSON C.F. della Geological Survey and Museum di Londra aveva organizzato per conto del Ministero degli Approvvigionamenti britannico un gruppo per lo studio dei depositi di uranio che aveva raccolto dati sufficienti circa la distribuzione di depositi di uranio nel mondo. La rilevazione dei depositi era stata fatta con strumentazione prodotta dai ricercatori canadesi. Al tempo stesso, come una nota del 1945 rileva, la produzione di nuovi rivelatori nel Regno Unito era diventata una questione della massima urgenza. “Uranium intelligence, Section 1”, AB 1/507. Vedi anche GOWING M., op. cit. (n. 23), 180-82.

(41) FRANKLIN E., “GM tubes portable equipment for uranium prospecting, 1948”, AB 15/9.

(42) DAVIDSON C.F. a HARDWICK J., 14 aprile 1948, in Security, general, AB 6/115.

(43) DAVIDSON C.F. a HARDWICK J., 14 aprile 1948, doc. cit. (n. 42), sottolineato nell’originale.

(44) “Al momento la situazione è tutta a nostro vantaggio. I nostri servizi di intelligence sanno che certi dati prodotti dai loro rilevatori non mostrano chiaramente la presenza e qualità dei loro depositi a causa della mancanza di specifici dettagli nella produzione di rivelatori”. THOMSON R.A. a DAVIDSON C.F., 1 giugno 1948, in Security, general, doc. cit. (n. 42).

(45) COCKCROFT J. a PONTECORVO B., 3 febbraio 1947, in Scientific correspondence, doc. cit. (n. 17).

(46) PONTECORVO B., “Equipment required for experimental work, 1948”, AB 1/648.

(47) FRY A.E. a DR WATSON, 31 dicembre 1946, in Scientific correspondence, doc. cit. (n. 17).

(48) SCHERBATSKOY S. a PONTECORVO B., 14 marzo 1947, in Scientific correspondence, doc. cit. (n. 17).

(49) FIDECARO B., “Bruno Pontecorvo: from Rome to Dubna”, in BILENKY S.M. et al., op. cit. (n. 11), 474.

(50) Verbale di riunione, 4 maggio 1949, Power Steering Committee, vol. 2, 1948-49, AB 12/74.

(51) Power Steering Committee, vol. 1, 1947, AB 12/57.

(52) Esame del programma di Fisica Nucleare in relazione ad altri progetti in Power Steering Committee, doc. cit. (n. 50).

(53) PONTECORVO B., “Recent developments in proportional counter technique”, Helvetica Physica Acta, 1950, 23, pp. 97-118.

(54) SCHERBATSKOY S. a PONTECORVO B., 19 gennaio 1950, in Scientific correspondence, doc. cit. (n. 17).

(55) SCHERBATSKOY S. a PONTECORVO B., 27 giugno 1949, in Scientific correspondence, doc. cit. (n. 17).

(56) Vice-Chancellor J. Mountford, Università di Liverpool a B. Pontecorvo, 6 giugno 1950, in Scientific correspondence, doc. cit. (n. 17).

(57) In ottobre Skinner scrisse al fratello di Bruno, il genetista Guido Pontecorvo, osservando: “Mi dispiace ma comincio ad essere seriamente preoccupato per tuo fratello […]. La mancanza di notizie delle ultime 5-6 settimane è sconcertante”. SKINNER H. a PONTECORVO G., 10 ottobre 1950, in Scientific correspondence, doc. cit. (n. 17).

(58) Verbale di riunione, 9 gennaio 1950, in Power Steering Committee, vol. 3, 1950, AB 12/105. Vedi anche MAFAI M., op. cit. (n. 11), p. 128.

(59) PAUL S.H., Nuclear Rivals: Anglo-American Atomic Relations, 1941-1952, Columbus 2000, pp. 103-66. Sull’impatto del Caso Fuchs sui negoziati vedi anche ALDRICH R., op. cit. (n. 34), pp. 380-84.

(60) Telegramma cifrato “Top Secret” dall’Ufficio di Gabinetto al B.J.S.M., Washington, 23 ottobre 1950, in Defection, doc. cit. (n. 8).

(61) Bozza dell’applicazione delle regole di segretezza alla ricerca sull’energia atomica, 5 maggio 1948, in Security, general, AB 6/115.

(62) Servizio di sicurezza, Harwell al Ministero degli Approvvigionamenti, 25 aprile 1950, Bozza segreta sul caso Pontecorvo in Defection, doc. cit. (n. 8).

(63) Telegramma cifrato “Top Secret” dal B.J.S.M., Washington all’Ufficio di Gabinetto, 24 ottobre 1950, in Defection, doc. cit. (n. 8).

(64) Oliver Frank a Roger Makins, 2 novembre 1950, in CAB 126/307.

(65) “Segreto”, MAKINS R. a PERRIN MR., novembre 1950, in Defection, doc. cit. (n. 8).

(66) “Secret and Guard” PERRIN MR. a MAKINS R., 9 novembre 1950, in Defection, doc. cit. (n. 8).

(67) HOLLOWAY D., Stalin and the Bomb: The Soviet Union and Atomic Energy, 1939-1956, New Haven 1994, pp. 174-77.

(68) GOODMAN M.S., “British intelligence and the Soviet atomic bomb, 1945-1950”, in Journal of Strategic Studies (forthcoming). Ringrazio Michael Goodman per avermi fornito una bozza dell’articolo.

(69) HOLLOWAY D., op. cit. (n. 67), p. 177.

(70) Dei due documenti in questione (PSC 63 e 65), solo uno è al momento consultabile presso il PRO. Il secondo è ancora classificato. Power Steering Committee, op. cit. (n. 50).

(71) Mr Kellas, Helsinki, a FO, 24 ottobre 1950, in Disappearance, doc. cit. (n. 8).

(72) “Confidential”, FO a Mr Kellas, 20 ottobre 1950, in Disappearance, doc. cit. (n. 8).

(73) E in ogni caso è bene ricordare che la politica di difesa del Regno Unito fu costruita attraverso una limitazione dell’accesso alle informazioni riservate inerenti alla politica e alla ricerca nucleare. Su questo vedi: AGAR J. and BALMER B., “British scientists and the Cold War: the Defence Research Policy Committee and information networks”, Historical Studies in the Physical and Biological Sciences, 1998, 28, pp. 210 e 248.

(74) In quel momento i servizi americani seguivano una politica di rafforzamento della sicurezza che prevedeva persino la privazione dei diritti civili di singoli scienziati, come già stava accadendo in altri settori di attività negli Stati Uniti. “Di recente il Dipartimento di Stato americano ha persino confiscato il passaporto di uno scienziato americano che stava per recarsi in India proprio perché aveva dubbi circa la sua affidabilità”, in Telegramma cifrato “Top Secret” dal B.J.S.M., Washington, all’Ufficio di Gabinetto, 21 ottobre 1950, in Defection, doc. cit. (n. 8). La storica Jessica Wang ha recentemente rilevato che negli anni Cinquanta il sistema di sicurezza americano poneva gli scienziati americani ritenuti sospetti in uno stato di “rischio permanente” poiché “le imputazioni non venivano mai definitivamente risolte” e “anche quando erano risolte, il singolo scienziato poteva essere accusato di nuovo in base a nuove indagini”. WANG J., American Science in an Age of Anxiety: Scientists, Anticom-munism and the Cold War, Chapel Hill 1999, p. 256.

(75) Telegramma cifrato “Top Secret” dal B.J.S.M., Washington, all’Ufficio di Gabinetto, 21 ottobre 1950, in Defection, doc. cit. (n. 8).

(76) VINCENT D., op. cit. (n. 7), pp. 194-203.

(77) I cinque titoli erano nell’ordine: “Scienziato nucleare fugge via” (21 ottobre), “Famiglia atomica in Russia” (22 ottobre), “Scienziato nucleare conosceva spia atomica” (24 ottobre), “Perquisizioni nella casa atomica” (25 ottobre) e “Lo scienziato nucleare non fu esaminato” (27 ottobre).

(78) Secondo Pincher, i canadesi si fidarono delle assicurazioni dei britannici, ma il servizio di intelligence britannico non esaminò mai Pontecorvo perché “costui non si trovava in Gran Bretagna prima di unirsi al Progetto Canadese”. PINCHER C., “Atom Man not Screened”, Daily Express, 27 ottobre 1950. Le carte d’archivio recentemente messe a disposizione degli storici mostrano che non c’erano prove contro Pontecorvo e che, al contrario di quanto adombrato sui giornali, l’MI5 era stato fin troppo rigoroso nell’esaminare il caso del fisico italiano.

(79) ALDRICH R., op. cit. (n. 34), p. 384.

(80) PINCHER C., “Pontecorvo – full story”, Daily Express, 26 febbraio 1951. Sempre secondo Pincher, “il rapporto su Pontecorvo era dettagliato e senza ombra di dubbio pervenne a me da fonti accreditate, delle quali tuttavia non ricordo il nome”. Comunicazione personale, 19 novembre 2002.

(81) Secondo Lord Portal del Ministero degli Approvvigionamenti, la collaborazione con gli americani era “essenziale allo sviluppo dei nostri programmi per l’energia atomica”. 17 agosto 1951, in CAB 130/20.

(82) “Credere che Pontecorvo fosse un traditore, semplicemente, non ha senso. Sarebbe come affermare che Einstein in segreto uccideva i bambini o che Stalin altro non era che un gentleman degli shires impegnato nella caccia alla volpe”. MOOREHEAD A., op. cit. (34), p. 171.

(83) MOOREHEAD A., op. cit. (n. 34), p. 198.

(84) SNOW C.P., The New Men, Londra 1954.

(85) HALPERIN J., C. P. Snow: An Oral Biography, Brighton 1983, p. 163.

(86) D’altra parte, il genetista J. B. S. Haldane aveva coniato il soprannome in scozzese “Crawbrigg” (in inglese Crow-Bridge) per Guido Pontecorvo, fratello di Bruno e genetista all’Università di Glasgow. B. L. Cohen, “Guido Pontecorvo (“Ponte”), 1907-1999”, Genetics, 2000, 154, p. 497.

(87) PINCHER C., op. cit. (n. 10), p. 151. La stessa versione dei fatti appare in COSTELLO J., op. cit. (n. 10), p. 533. Costello sottolineò che Pincher aveva ricevuto questa informazione da uno dei principali funzionari dell’MI5, Peter Wright (autore inoltre del romanzo Spycatcher) durante un’intervista dell’ottobre 1980. Ma Pincher ha recentemente dichiarato di non ricordare di aver parlato con Wright di Pontecorvo, anche se l’episodio è riportato in Their Trade is Treachery. Comunicazione personale all’autore, 19 novembre 2002.

(88) MONTGOMERY HYDE H., op. cit. (n. 10), p. 130.

(89) WEST N., A Matter of Trust: MI5, 1945-72, Londra 1982, p. 27. Fra gli assistenti di Stephenson c’era anche il comandante Ian Fleming, più tardi scrittore della famosa serie (in parte autobiografica) di James Bond. Vedi: STEPHENSON W., A Man Called Intrepid, The Secret War, 1939-1945, Londra 1976. Era stato proprio il BSC a condurre le indagini preliminari su Gouzenkou. Il BSC era stato istituito durante la guerra per le operazioni d’intelligence e per l’esame del personale impiegato all’estero. L’organizzazione, che aveva sede a New York, dipendeva dal Security Executive e quando fu smantellata, alla fine della guerra, tutta la documentazione prodotta fu distrutta. L’organizzazione era indipendente sia dall’MI5 sia dall’ MI6 (responsabile per la sicurezza all’estero) e dipendeva esclusivamente dal Security Executive, uno dei gruppi di lavoro dell’Home Defence Executive istituito nel maggio 1940 per ordine di Churchill per organizzare la difesa nazionale nel caso di un’invasione tedesca del Regno Unito. WEST N., MI5: British Security Service Operations, 1909-1945, Londra 1981, p. 151 e p. 154.

(90) “Bozza segreta sul Caso Pontecorvo” in Defection, doc. cit. (n. 8).

(91) Per questa ragione tutta la documentazione sui rapporti dell’FBI fu classificata come “Secret and Guard”. Mr. Perrin a R. Makins, 9 novembre 1950, in Defection, doc. cit. (n. 8).

(92) Bozza Segreta sul Caso Pontecorvo in Defection, doc. cit. (n. 8).

(93) Anche l’ufficiale dei servizi segreti britannici Guy Liddell, che riferì al Primo Ministro Clement Attlee, nel 1950 affermò che era “molto improbabile che nell’atmosfera del 1943 il rapporto dell’FBI potesse dare adito a sospetti”. “Top Secret”, nota sull’incontro del Capitano Liddell con il Primo Ministro, 23 ottobre 1950, PREM 8/1273.

(94) ALDRICH R., op. cit. (n. 34), p. 105.

(95) La ricerca condotta da Pontecorvo nella fisica delle particelle in Unione Sovietica è esaminata in DZHEPOROV V.P., “The genius of Bruno Pontecorvo”, in S. M. Bilenky et al., op. cit. (n. 11), pp. 487-93 e da altri nella stessa collezione.

(96) PAUL S.H., op. cit. (n. 59), p. 198.

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