Coronavirus: cosa dicono i primi dati sui decessi in Italia

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Il nuovo coronavirus (Sars-CoV-2) continua la sua corsa: i casi di contagio nel mondo sono saliti a oltre 98mila, mentre i decessi a circa 3.300. E mentre l’Italia sta affrontando uno dei più grandi focolaio al di fuori della Cina, con oltre 3.200 casi di contagio, 148decessi e 414 persone guarite, a fare il punto sull’epidemia del nuovo coronavirus nel nostro Paese arriva oggi la prima fotografia dell’Istituto superiore di sanità sui decessi italiani. Secondo i dati preliminari, si legge nel documento appena diffuso, i pazienti italiani deceduti per la Covid-19 avevano un’età media di 81 anni, per lo più uomini e circa due terzi presentavano tre o più patologie preesistenti. Dati che, sebbene preliminari, evidenziano come ci siano 20 anni di differenza tra l’età media delle persone decedute a causa del nuovo coronavirus e i quella dei pazienti positivi.

Le vittime italiane

Questi dati si riferiscono alle 105 persone decedute per la Covid-19 fino al 4 marzo scorso, di cui 73 in Lombardia, 21 in Emilia Romagna, 7 in Veneto e 3 nelle Marche. Dai dati è emerso che la maggior parte dei decessi (42%) aveva un’età compresa tra 80 e 89 anni, il 32% circa tra 70 e 79, l’8% tra 60 e 69, poco meno del 3% tra 50 e 59 e il 14% sopra i 90 anni. Le donne decedute per il nuovo coronavirus (il 27%) avevano un’età maggiore rispetto agli uomini, rispettivamente in media 83 e 79 anni. Dallo studio, inoltre, è emerso che i pazienti deceduti presentavano in media tre o più patologie preesistenti: il 18% dei pazienti con 2 malattie, mentre il 67% presentava 3 o più patologie (il 15% dei pazienti presentava nessuna o una patologia).

Difendere i più fragili dal coronavirus

La presenza contemporanea di più patologie era più frequentemente l’ipertensione, seguita dalla cardiopatia ischemica e dal diabete. Infine, precisa il rapporto, i giorni intercorsi in media tra l’insorgenza dei sintomi e il ricovero ospedaliero sono stati in media 5 giorni, mentre tra quest’ultimo e il decesso sono passati circa 4 giorni. “Anche se preliminari, questi dati confermano le osservazioni fatte fino a questo momento nel resto del mondo sulle caratteristiche principali dei pazienti”, spiega Silvio Brusaferro, presidente dell’Iss. “In particolare sul fatto che gli anziani e le persone con patologie preesistenti sono più a rischio. Si tratta di persone molto fragili, che spesso vivono a stretto contatto e che dobbiamo proteggere il più possibile”.

Via: Wired.it

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